21/06/2004
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Negli ultimi anni sono nate in Venezuela molte radio alternative
scritto per noi da
Paola Erba
Nate quasi tutte negli anni
90, queste radio hanno acquisito visibilità e possibilità di crescere
solo nel '99, da quando, cioè, furono legalizzate dalla nuova
Costituzione introdotta da Chavez. Fino ad allora lavoravano
nell'ombra, ostacolate e spesso eliminate dalle forze dell'ordine.
Leaffar Guevara ha solo 22 anni, ma di 'onde medie' se ne intende
moltissimo: iniziò a parlare ai microfoni di un'emittente di quartiere
quando aveva appena 8 anni. Per scherzo, a fianco di un amico più
grande. Trasmetteva dalle periferie di Caracas, dove ancora oggi vive.
E da un quartiere, El Manicomio, che è uno dei più poveri della
capitale, fatto di case in muratura e lamiera, che si inerpicano sulla
collina.
Leaffar ha lunghi capelli neri e uno sguardo vivacissimo. Parla con
l'entusiasmo della sua età, ma con una consapevolezza e una dialettica
che soprendono. Dopo anni di lavoro in varie radio locali, oggi è
coordinatore di uno dei progetti di 'comunicazione popolare
alternativa' finanziato dal municipio Libertador, a Caracas.
"Da due anni -spiega- l'amministrazione locale finanzia progetti di
'comunicazione comunitaria'. Incoraggia i cittadini a organizzarsi, a
creare la propria radio o la propria emittente televisiva. Attraverso
questi aiuti, da un lato si tenta di dare più unità e vivacità ai
quartieri, dall'altro si vuole arginare lo strapotere dei mezzi di
comunicazione nazionali. Sono almeno 180 i media alternativi che
circolano in Venezuela: non solo radio, ma anche siti internet,
giornali, cineforum. Dobbiamo demistificare il luogo comune secondo cui
'produrre informazione' è appannaggio dei soli professionisti".
"Quando iniziai, la radio non c'era nessun aiuto da parte el governo.
Cominciai a lavorare nel '90 a Radio Catia Libre. Lo facevo con un
amico in forma illegale. Un giorno la polizia fece anche irruzione a
casa nostra. Al contrario oggi, è il governo stesso a incoraggiare, a
dare a ciascuna comunità gli strumenti metodologici e pratici, perchè
ogni quartiere elabori il proprio progetto".
"La comunicazione - continua Leaffer- è uno strumento straordinario per
dare fiducia alla gente nelle zone depresse. Non basta ascoltare radio
e tv, occorre farle, partecipare, diventare protagonisti. Sono i
lavoratori, le donne di casa, i ragazzi, gli studenti, a portare avanti
i media comunitari nelle nostre periferie. Nei quartieri c’è gente
estremamente valida, anche se non ha avuto l’opportunità di studiare.
C'è un potenziale nascosto da scoprire. Un potenziale che deve prendere
voce".