05/06/2004
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Si farà il referendum revocatorio del mandato di Chavez
scritto per noi da
Paola Erba
Il referendum revocatorio del mandato di Chavez si farà. Sono state
infatti superate le firme necessarie a convocarlo (2 milioni e
436.083). Lo ha reso noto giovedì, il presidente de la Junta Nacional
Electoral, Jorge Rodriguez.
Negli ultimi giorni, in tutto il Paese si sono
svolte le procedure di verifica delle firme
contestate lo scorso marzo, quando ci fu la prima raccolta, il
cosiddetto firmazo. In quell'occasione, piu' di un milione e mezzo di
firme furono messe in discussione dal Consiglio nazionale elettorale
(Cne) e considerate non valide: erano doppie o addirittura quadruple,
di minorenni, di stranieri.
"Siamo pronti ad iniziare la vera battaglia", ha commentato Chavez per
televisione. E ha poi ammonito l'opposizione a "non cantare vittoria
prima del tempo. Perchè - ha detto - e' ora che comincia il gioco".
"La convocazione del referendum - ha aggiunto - non rappresenta affatto
una sconfitta, ma un giorno di vittoria per la Costituzione
Bolivariana". E' proprio quest'ultima, infatti, a prevedere la
possibilità di un referendum revocatorio a meta' del mandato
presidenziale.
"Il responso del Consiglio nazionale elettorale ha calmato gli animi di
tutti", spega Antonio Gonzales, di PROVEA, un movimento per i diritti
umani di Caracas. "Prima dei risultati, l'atmosfera era tesa e ieri si
sono verificati alcuni scontri. Finalmente, il conflitto politico si
sta incanalando in un binario istituzionale. L'opposizione ha capito
che se vuole destituire il presidente, deve farlo all'interno di regole
democratiche".
Se la consultazione popolare - prevista per il prossimo 8 di agosto-
dovesse dare ragione all'opposizione, Chavez, eletto nel 1998 e
rieletto nel 2000 per sei anni, potrebbe tornare a casa prima della
scadenza naturale del suo mandato (sempre che nel referendum, i 'no' a
Chavez riescano a superare i 3.7 milioni di voti con cui il presidente
vinse nel 2000). "Il referendum lo riconfermerà": di questo è sicuro
Ernesto Villegas, giornalista di Venezolana de Television uno dei pochi
mezzi di comunicazione in mano allo Stato (circa l’80 per cento
appartiene all’opposizione).
"Nel nostro Paese - spiega - è in atto un cambio culturale senza
precedenti nè possibilità di ritorno. Chavez gode di un enorme consenso
tra i ceti più umili e ha dato voce a quella parte di popolazione
meticcia da sempre esclusa da tutto: in pratica, l’80 per cento del
Paese. C'è una grande presa di coscienza da parte di questa gente.
Nessuno vuole tornare indietro, con o senza Chavez. Per contro, la
cosiddetta opposizione, costituita in gran parte dalla classe media e
dalle elites, sta facendo di tutto per fare cadere il presidente".
All'opposizione, infatti, spetta la responsabilità di numerosi
tentativi illegali di affossare l'attuale governo. Il primo è il colpo
di stato dell’11 aprile 2002, clamorosamente fallito dopo 48 ore perchè
la popolazione, appoggiata dall’esercito, scese in piazza a chiedere il
ritorno di Chavez. Poi, tra dicembre 2002 e gennaio 2003, ci fu il
sabotaggio e lo sciopero di due mesi diPDVSA, l’impresa statale di
idrocarburi, che mise in ginocchio il Paese e causò perdite per 12.000
milioni di dollari. Durante questo sciopero, si scoprì che i servizi
informatici di PDVSA erano in mano ad INTESA, un'azienda il cui
azionista di maggioranza era la statunitense SAIC, a sua volta
fornitrice della CIA. In pratica, tutti i dati dell'industria statale
di idrocarburi erano controllati da società legate al governo di
Washington.
Infine, è del mese scorso la scoperta e l'arresto di un centinaio di
paramilitari colombiani, nascosti in una finca nei dintorni di Caracas,
di proprietà di Roberto Alonso, cubano anticastrista, rifugiato a
Miami, sospettato di avere già appoggiato il golpe dell’11 aprile 2002.