29/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un silenzio imbarazzato cala sullo scenario internazionale aperto dalle rivelazioni di Wikileaks. Solo l'Onu fa sentire la sua voce e ricorda agli Usa l'inviolabilitā dell'Organizzazione

Difficilmente gli effetti del terremoto Wikileaks saranno visibili a occhio nudo, almeno nella parte occidentale dell'emisfero politico. Tutte le cancellerie europee, tendono a minimizzare i contenuti dei cable - i telegrammi interni della diplomazia statunitense - che li riguardano. Molti si limitano a commentare con un "niente di così grave, nulla che non si sapesse già a livello interno"; altri - più prudentemente - fanno sapere che "stanno studiando i contenuti delle rivelazioni" (è il caso della Turchia); altri ancora - Russia e Cina in testa - hanno scelto la strada del no comment. 

Al momento l'unica reazione arriva dal Palazzo di Vetro di New York: in seguito alla notizia secondo cui la diplomazia statunitense era stata istruita per raccogliere informazioni sui vertici dell'Onu, compreso il Segretario generale Ban Ki-moon, il portavoce delle Nazioni Unite, Farhan Haq ha rivendicato l'immunità ricordando agli Stati Uniti che l'Onu dovrebbe essere considerata inviolabile. In una dichiarazione divisa in tre punti pubblicata sul quotidiano britannico The Guardian, Farhan Haq afferma: 1. Le Nazioni Unite non sono nella posizione di poter commentare l'autenticità dei documenti in cui si richiede la raccolta di informazioni sulle attività delle Nazioni Unite e su quelle dei suoi diplomatici (ndr, il Dipartimento di Stato Usa richiedeva la raccolta di dati sensibili quali numeri di carte di credito e rotte aeree frequenti per tracciare i movimenti di diversi ufficiali Onu); 2. L'Onu è per sua stessa natura un'organizzazione trasparente che considera di fondamentale importanza rendere pubbliche le proprie attività al pubblico e ai paesi membri. Gli ufficiali delle Nazioni Unite si incontrano regolarmente con delegazioni degli Stati membri per aggiornarli sulle attività dell'Organizzazione; 3. La Carta dell'Onu, l'Headquarters Agreement e la Convenzione del 1946 contengono disposizioni relative ai privilegi e alle immunità dell'Organizzazione. L'Onu confida nel fatto che tutti gli Stati membri aderiscano a queste disposizioni.

Tra tutte le rivelazioni diffuse dal sito fondato dall'australiano Julian Assange, le disposizioni che riguardano le Nazioni Unite sono forse le uniche veramente imbarazzanti per gli Stati Uniti.

Ben altre conseguenze potrebbero avere i contenuti dei cable in cui si riportavano le richieste avanzate dal re saudita Abdullah bin Abd al-Aziz di bombardare l'Iran: se da un lato non si dice nulla di nuovo, nel senso che è cosa nota l'insofferenza del mondo arabo conservatore nei confronti dell'Iran, queste dichiarazioni mettono il presidente Mahmoud Ahmadinejad - definito in un altri documenti il novello Hitler (anche qui, nulla di nuovo) - in una posizione di vantaggio dal momento che adesso le carte sono scoperte.

Sul versante russo, le pesanti dichiarazioni sulla Russia etichettata come "virtualmente, uno stato della mafia" e i giudizi poco lusinghieri sul "maschio alfa" Vladimir Putin, potrebbero lacerare di colpo la meticolosa tela che Barack Obama sta cercando di ricostruire nelle relazioni bilaterali. La stessa ratifica del trattato di disarmo nucleare Start potrebbe cadere nel vuoto. Per ora - è bene dirlo - si tratta solo di supposizioni e bisogna attendere, leggendo attentamente, le prossime mosse sullo scacchiere. La Russia, nonostante la crescita vertiginosa della Cina, rimane pur sempre la potenza che gli Stati Uniti puntano a marcare stretto. D'altronde anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - mettendo da parte i giudizi personali sull'inettitudine, le lunghe notti, i festini selvaggi e le incapacità politiche - viene segnalato per la sua "stretta relazione d'amicizia" con il premier russo, per il suo ruolo di "megafono" putiniano in Europa, per gli accordi Eni-Gazprom sul fronte del gasdotto Southstream(concorrente del Nabucco sponsorizzato dagli Usa). E non è un caso, forse, che il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton chieda all'ambasciata di via Veneto di indagare su possibili "affari privati comuni" tra i due leader che possano in qualche modo influenzare la politica internazionale.

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, in queste ore viene indicato da più parti come un irresponsabile, incosciente, criminale e, ovviamente, pericoloso terrorista che usa metodi più efficaci e destabilizzanti del terrorismo tradizionale. Ora che è già stato disegnato come l'uomo dal passato oscuro, spia cinese - forse russa, il nuovo Osama Bin Laden, Assange rischia di non poter mettere più piede in molti paesi del globo, compresa la sua Australia che ha annunciato una possibile incriminazione per le rivelazioni. E secondo molti - lo stesso Assange ne è convinto - ha già un piede nella fossa. 

Nicola Sessa

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