25/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



I membri del Comitato immigrati cercano di ricomporre la frattura interna fra chi vuole richiamare i tre manifestanti, e chi vuole proseguire la protesta.

I tre immigrati che dal 5 novembre scorso protestano contro la sanatoria 2009, potrebbero scendere domani, dalla torre dell'ex industria Carlo Erba in via Imbonati a Milano. A sostenerlo sono i membri del Comitato immigrati che pochi giorni fa hanno ricevuto dal prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, importanti concessioni per alcuni lavoratori extracomunitari che dall'inizio del mese stanno manifestando per ottenere un permesso di soggiorno.

Le trattative per fare abbandonare le loro postazioni sull'altoforno alto 20 metri, sarebbero ora messe a dura prova da una divisione interna al Comitato stesso che si sarebbe spaccato in due fra coloro che, soddisfatti delle concessioni di Lombardi, vorrebbero far scendere i loro compagni e proseguire la vertenza al tavolo permanente istituito dal prefetto, e una minoranza che, invece, è decisa a non mollare la lotta finché le istituzioni non elargiranno a tutti, l'autorizzazione a rimanere in Italia.

Quest'ultimo fronte sarebbe composto, secondo quanto rivelato dal Comitato immigrati, da alcuni membri che, nelle ultime ore, avrebbero appoggiato le posizioni di alcuni gruppi appartenenti ai centri sociali meneghini e al comitato antirazzista cittadino. La rottura si è consumata ieri nel corso di una delle riunioni quotidiane nei pressi del presidio quando ad alcuni esponenti del comitato immigrati sarebbe stato impedito di parlare al microfono per dichiarare cessato lo stato d'emergenza della protesta.

"I ragazzi devono scendere dalla torre" sarebbe stata la decisione che avrebbe voluto comunicare la maggioranza dell'organizzazione che fa capo a Edda Pando e Jorge Carazas. Per loro "questi giorni di protesta sono stati una vittoria - ha detto Pando -. Abbiamo ottenuto importanti risultati e abbiamo fatto conoscere il nostro problema a livello nazionale. Non è rimanendo ancora in cima alla torre che si otterranno altri risultati".

Completamente opposta è la visione dell'ala oltranzista del comitato immigrati. A capeggiarla, appoggiata dagli antirazzisti di Fabio Zerbini, c'è una delle più accese protagoniste del presidio: Najat Tantaoui, marocchina di 30 anni, nel comitato da solo un mese e mezzo. Sarebbe lei, insieme a Younes Rhouma, della Confederazione unitaria di base, ad aver convinto un nutrito gruppo di cittadini marocchini ed egiziani a non abbandonare il fronte della protesta finché non verrà concesso a tutti un permesso di soggiorno.
Secondo questi ultimi, la proposta di Prefettura e Questura sarebbe poco proporzionata al dramma di chi ha perso, oltre il denaro, anche la possibilità di ottenere l'agognato documento del Ministero degli Interni. In queste ore sotto il presidio di via Imbonati si tenta di ricomporre la scissione del fronte di lotta e cercare di convincere i più estremisti a permettere che i tre rimasti sulla torre scendano e si inizi a intavolare un dialogo più moderato.

L'ipotesi di proseguire con la linea dura potrebbe, inoltre, far crescere l'ostilità della Lega Nord e dell'amministrazione cittadina. Oggi pomeriggio proprio uno degli esponenti più importanti del Carroccio, il presidente del Consiglio regionale lombardo, Davide Boni, ha definito il presidio di via Imbonati "una vergognosa protesta che costringe i residenti dell'intero quartiere a vivere quotidianamente sotto assedio". Da Palazzo Marino, il vicesindaco Riccardo De Corato, ha richiamato al principio di legalità evidenziando come "questa pesante convivenza forzata ha esasperato i cittadini". Prima dell'incontro in Prefettura, di due giorni fa il vice di Letizia Moratti, ha dichiarato: "Da giorni ormai gli anziani sono blindati nelle loro case, i residenti perdono il sonno per gli schiamazzi e la musica sparata a tutto volume durante la notte. E il quartiere si è degradato per la sporcizia diffusa e i rifiuti lasciati in giro. Con rischi per la sicurezza visto che vengono utilizzate anche le bombole a gas".

Antonio Marafioti

Parole chiave: Italia Immigrati
Categoria: Diritti, Migranti, Politica
Luogo: Italia