17/07/2004
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Domenica la Bolivia deciderà la sorte della sua maggiore risorsa naturale
scritto per noi da
Paola Erba
Il referendum è stato chiesto lo scorso ottobre, dopo
mesi di lotte costate 80 morti e le dimissioni dell’ex presidente
Sánchez de Lozada.
Oggi, il gas della Bolivia è in mano a 77 grosse multinazionali
(Repsol, Petrobrás, Enron, Shell, British Gas e altre), che godono di
guadagni eccezionali e lasciano solo le briciole agli 8 milioni di
boliviani, in maggioranza indigeni.
“Per ogni dollaro investito, un’impresa petrolifera guadagna 10
dollari” ha detto nel maggio del 2002 Roberto Maella, funzionario della
Repsol YPF in Bolivia.
A creare questa situazione, è stata in gran parte la politica
incostituzionale di privatizzazioni delle imprese statali, condotta
dall’ex presidente Sánchez de Lozada, culminata, nel 1997, con la
consegna di tutta la catena di produzione idrocarburifera del Paese
nelle mani di un gruppo di multinazionali statunitensi e europee.
Ma sono in molti a sostenere che il referendum di domenica, così come è
stato formulato, non metterà in gioco la proprietà degli idrocarburi. E
non risolverà il problema di fondo, cioè il recupero, da parte dello
Stato, delle risorse idrocarburifere.
“I cinque quesiti a cui i boliviani saranno chiamati a rispondere
domenica, puntano semplicemente a favorire gli attuali proprietari del
gas e del petrolio”, accusano molti settori della società civile.
Sarebbero poco chiare, soprattutto, le domande che riguardano il ruolo
delle multinazionali sull’utilizzo del petrolio e del gas.
Non va verso la nazionalizzazione neanche la politica
dell’attuale presidente Carlos Mesa, che vorrebbe inserire la Bolivia
all’interno del Trattato di Libero Commercio Andino, una sorta di
mini-ALCA. E neppure i pesantissimi scandali che hanno di
recente coinvolto alti funzionari regolarmente stipendiati dalle
imprese petrolifere.
L’appoggio dato al referendum dal Movimento al Socialismo (MAS), il
maggior partito dell'opposizione guidato da Evo Morales, ha diviso i
movimenti portando fino all’espulsione del leader cocaleros dalla
Centrale Operaia Boliviana (COB). Secondo Luis Choquetijlla, il
segretario generale del COB, “Morales verra' sanzionato con
l'espulsione per infamia in modo che non potra' piu' risalire la china
come leader di organizzazioni sociali”.
Intanto, il governo minaccia repressioni assurde contro chi vuole
astenersi dal voto, mentre una missione di 24 osservatori
dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) supervisionerà tutte le
fasi del voto.