25/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Andrea di Stefano, direttore del mensile economico 'Valori': "Inevitabile un accentramento della sovranitÓ economica. Non escludo dinamiche speculative per affossare l'euro"

Secondo Dominique Strauss-Kahn, direttore del Fondo monetario internazionale, per uscire dalla crisi che dilaga nel Vecchio Continente, i paesi europei ''devono cedere una parte maggiore della loro sovranità al centro'', lasciando le scelte di politica economica completamente in mano agli organismi centrali dell'Ue.
Questo la vedo come inevitabile. Penso che una parte dei problemi che esplodono oggi siano il frutto della mala gestione economica avvenuta in passato a livello nazionale. Non si può avere una situazione in cui ci sono schegge impazzite che destabilizzano tutta l'area euro compiendo scelte di politiche economica completamente dissennate. Il problema è che tra questi paesi rientra anche l'Italia, dove certe scelte politiche non sono proprio state fatte e quindi ora si trova un eredità estremamente negativa. I paesi attualmente in crisi stanno pagando pesantemente una crescita economica che era insostenibile, in quanto basata su scelte di politica economica completamente sbagliate, come il dumping fiscale usato dall'Irlanda per incentivare gli investimenti stranieri, o le bolle immobiliari cresciute in Spagna. In passato l'Unione europea, in ottemperanza al principio liberista del non interventismo, non è intervenuta nelle scelte nazionali lasciando che si prefigurassero condizioni di insostenibilità complessiva. Ora l'Ue si trova costretta a imporre politiche economiche che possono avere conseguenze molto pesanti all'interno dei singoli paesi, sopratutto se vengono imposte ricette ideologiche come quelle del liberismo spinto. I tagli sono purtroppo inevitabili, date le disastrose condizioni dei conti pubblici di molti paesi, ma bisogna tenere presente che oggi l'Ue chiede con forza anche politiche fiscali più sostenibili, con una maggiore tassazione nei confronti delle imprese e un duro contrasto all'evasione e del lavoro nero.
Non è pensabile un'unione monetaria senza regole armonizzate su fiscalità, lavoro e investimenti.

Quali son le probabilità che, dopo Grecia e Irlanda, tocchi anche all'Italia? A Bruxelles già si parla della necessità per l'Italia di una manovra correttiva 'lacrime e sangue' in primavera da 29 miliardi di euro: un'eventualità che, tra l'altro, richiederà un governo tecnico e il rinvio del voto anticipato...
Le probabilità non sono alte, perché l'Italia, come la Spagna, non è nelle condizioni critiche di Irlanda e Grecia. Forse qualche rischio in più c'è per la Spagna. Ciò non toglie, comqunque, che il nostro paese dovrà per forza di cose affrontare la grave questione del debito, e purtroppo le ricette per risolvere questo problema non sono molte: ci vogliono misure drastiche e pesantissime, quindi un forte taglio alla spesa, la privatizzazione di patrimoni pubblici, anche artistici, e un'imposta patrimoniale secca: solo così si riduce il debito che grava sulle nostre spalle.

In una fase storica di crisi del dollaro, un forte indebolimento della moneta unica europea potrebbe essere ben vista da certi ambienti americani. Quanto pesano, sulla crisi europea, le dinamiche speculative che giocano sull'indebolimento dell'euro?
Pesano molto. Una parte della lobby finanziaria americana ambisce da anni alla crisi dell'euro, quindi gradirebbe una crisi profonda del sistema comunitario che porti alla sospensione della moneta unica europea, riportando in auge l'egemonia globale del dollaro. Quindi non escludo dinamiche di questo tipo, ma non mi concentrerei solo su questo: c'è da domandarsi, per esempio, cosa fanno le banche tedesche, che durante la crisi greca speculavano pesantemente sui titoli di Stato greci. Esistono masse di movimentazione finanziaria che sono completamente fuori controllo: l'Unione europea discute da almeno due anni sulla necessità di creare un organismo di controllo europeo sui mercati finanziari e sulle transazioni finanziarie, ma finora non è stato fatto nulla.

Enrico Piovesana

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