25/06/2004
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Intervista a Evo Morales, indigeno difensore dei diritti degli indigeni
scritto per noi da
Choco
Evo mi riceve nella sede della
Federazione dei Sindacati del Tropico, a Cochabamba. E' il leader del
Movimiento al Socialismo (MAS), il partito nato dai sindacati
cocaleros. Nel 2001 ha sfiorato la presidenza della repubblica. Oggi è
la forza di opposizione principale del paese e la vera alternativa per
dare alla Bolivia un futuro plurietnico e con una più equa ripartizione
delle risorse. Il suo ufficio è di una essenzialità disarmante, così
come il suo carattere. Aymara di Oruro, è figlio di minatori. Non ha
una preparazione accademica di tipo economica, sociopolitica,
giuridica. Non gli interessa discutere di grandi temi ideologici e non
sa collocare il MAS nel panorama del riformismo mondiale. Ma la
sofferenza del suo popolo l’ha ben presente. Le violazioni dei diritti
umani che quotidianamente si consumano nel suo paese le conosce. E per
la prima volta nella storia della Bolivia i senza voce hanno trovato in
lui una voce. Per la prima volta il rappresentante politico degli
indigeni è lui stesso un’indigeno. Che non gioca a fare l’occidentale
mettendosi giacca e cravatta e flirtando con l’ambasciata Usa, ma che
instancabilmente viaggia in ogni angolo della Bolivia, raccogliendo
l’urlo di un popolo che è stufo di essere stufo.
Ottobre nero. La caduta di Gonzalo Sanchez de Losada è stata una
vittoria storica per le classi sociali normalmente al margine della
vita politica del paese. Come vedi i fatti di ottobre, che conseguenze
avranno nella vita socio-politica boliviana? Lo scorso ottobre abbiamo
assistito alla sconfitta di Gonzalo Sanchez de Losada detto Goni, ma
soprattutto della politica neo liberale che lui propugnava. E’ stato
chiaro che il neo liberalismo non è dannoso solo per le classi più
povere, ma per tutto il popolo boliviano, borghesia e classe
industriale inclusi. Questo sistema economico ha fatto a pezzi il
paese, privatizzando le risorse naturali e i servizi basici ha violato
i diritti umani più importanti. I fatti di ottobre hanno inaugurato una
nuova tappa per il popolo boliviano, adesso l’importante è portare
avanti l’agenda di ottobre. A cominciare dal referendum del 18 di
luglio sul destino del gas boliviano. Per la prima volta in 500 anni di
colonizzazione il popolo ha diritto di decidere del proprio destino.
Fino ad oggi a farlo erano famiglie, neanche i partiti del governo, ma
il ristretto gruppo di famiglie relazionate con i petrolieri e i poteri
stranieri.
Questione coltivazione delle foglie di coca. Che prospettive ci sono
per una soluzione definitiva del problema? Se gli Usa insisteranno con
la loro politica di sradicamento, inevitabilmente continuerà lo
scontro. L’unica forma di risoluzione del problema coca è riconoscerne
la legalità della coltivazione. Il programma “Coca zero” è una fantasia
irrealizzabile. Ma la realtà è che gli Usa non vogliono risolvere la
questione. Non hanno davvero interesse a trovare una soluzione perché
il complesso coca/cocaina dà loro un pretesto per occupare e
controllare il paese con le sue enormi risorse naturali. In Iraq è
successo lo stesso: le armi di distruzione di massa non erano che la
scusa per invadere il paese e controllare i pozzi petroliferi. In
America Latina il pretesto è, oggi, il così detto “narco-terrorismo”.
Il MAS è il braccio politico dei sindacati cocaleros. Molti accusano il
MAS di non aver abbandonato l’atteggiamento tipicamente sindacalista.
Che relazione c’è tra sindacalismo e politica? Il MAS è diverso da
tutti i partiti politici tradizionali, sia di destra che di sinistra.
Da sempre la vita partitica sud americana è dominata da un forte
settarismo. Fino a pochi anni fa non c’era spazio nella sinistra
boliviana per chi non appartenesse al partito comunista. Non c’era
spazio per i movimenti sociali e popolari. La base del MAS, invece, è
il movimento campesino, e ora stiamo ricevendo l’adesione delle classi
urbane. Quindi il MAS più che partito politico è un movimento politico
con una fortissima base nei settori sociali. I dirigenti sindacali sono
gli stessi membri della direzione nazionale del MAS. Quindi non ci
interessa tanto la distinzione tra partito o sindacato, queste
distinzioni ideologiche e teoriche le lascio a voi europei… Quel che ci
interessa è dar voce alle esigenze dei movimenti popolari sociali di
base.
Nel paese con la percentuale più alta di indigeni del continente il
presidente regolarmente eletto era Gonzalo Sanchez de Losada, un
“gringo” che nemmeno parlava correttamente spagnolo, in Perù, il paese
erede dell’Impero Incaico, il presidente era un asiatico (Fujimori).
Perchè fino ad oggi non ha funzionato il sistema rappresentativo?
Semplice: colonialismo. Fino al 1952 non avevamo nemmeno il suffragio
universale, e ora nel 2004 celebriamo il primo referendum della nostra
storia. Tutte conquiste costate rivoluzioni e sangue dei campesinos e
dei minatori. Il problema è che fino ad oggi abbiamo avuto il diritto
di eleggere, ma non di essere eletti. Politici provenienti dalla città
raccoglievano i voti campesinos, ma non rappresentavano le loro
esigenze, non erano loro voce. Poi la corruzione enorme… Dirigenti
popolari venduti e corrotti. Se davvero ci fosse unità tra il movimento
campesino, quello sindacale e la classe politica nessun governo
potrebbe mai resistere.
Questo ci introduce alla questione indigena. A che punto sono le
rivendicazioni di un maggior spazio socio-politico per i popoli
indigeni? E’ la struttura stessa dello Stato che discrimina da sempre
gli indigeni. Quanti ufficiali dell’esercito si chiamano Mamani? Quanti
giudici della Corte Suprema si chiamano Condori? Quanti professori
universitari si chiamano Quispe? (cognomi tipicamente quechua e aymara
n.d.r.). Molti di noi arrivano a cambiarsi il nome per aver accesso
alle cariche pubbliche, addirittura per poter studiare all’università.
Per la prima volta nelle elezioni presidenziali del 2001 i campesinos
hanno votato politici della loro stessa estrazione sociale; gli aymara
hanno votato politici aymara, anche i guaranies hanno ottenuto un
rappresentante in parlamento. Vogliamo che l’assemblea costituente sia
un’occasione per redistribuire le cariche pubbliche in modo che almeno
la metà siano rivestite da indigeni. Guarda i telegiornali, continuano
a descriverci come selvaggi. I movimenti sociali in Bolivia sono
intimamente legati alle rivendicazioni indigene, perchè sono proprio
gli indigeni coloro che subiscono quotidianamente le violazioni dei
diritti umani e vivono in miseria. Ma da sempre si cerca di screditare
i movimenti popolari indigeni. Quando ero bambino i minatori
cominciarono a reclamare diritti e garanzie del lavoro, e subito li
accusarono di sovversione di stampo comunista. Ma dopo la caduta
dell’Unione Sovietica accusare di comunismo è “passato di moda”.
Dall’11 settembre in poi siamo diventati terroristi, narcoterroristi.
Hanno persino detto che il MAS riceve finanziamenti dalla Libia di
Gheddaffi. Ridicolo.
Chavez in Venezuela, Gutierrez in Ecuador, Lula in Brasile e
l’emergente MAS in Bolivia. Siamo di fronte a una svolta politica in
sud America? Bisogna distinguere. Chavez è un grande alleato. Gutierrez
ha preso i voti indigeni ma poi ha tradito le aspettative. Lula sta
attuando una politica che mi sembra interessante: una sorta di economia
mista che concili le esigenze della grande industria brasiliana con una
politica economica orientata ai movimenti popolari. Molto dipenderá dal
risultato del programma “Fame zero”. La grande occasione è
rappresentata dal fatto che in questi paesi i movimenti che lottano
contro il neoliberismo sono appoggiati dal potere politico. Ma in molti
paesi, soprattutto in Centro Amercia i partiti della sinistra che
raccolgono i movimenti popolari sono vittime di minacce tremende che
non permettono loro di prendere il potere. Il primo passo per liberarci
dall’Impero è riappropriarci delle risorse naturali del continente.
Facciamo l’esempio del gas boliviano: Goni ha venduto la proprietà
degli idrocarburi chiedendo per il paese una regalia solo del 18 per
cento, quando normalmente i paesi hanno diritto alla metà. Vediamo con
interesse, in questo senso, la proposta di Chavez in un consorzio
idrocarburifero latino americano. Persino Fox, di fronte al ricatto
statunitense di legalizzare i messicani in cambio della privatizzazione
del petrolio ha risposto: “Sono neoliberale ma non stupido”. Molto bene.
Qual’è il ruolo del Brasile nel contesto sudamericano? Può davvero
costiture una potenza alternativa al predominio statunitense? Puó
essere un’ottima base per creare un nuovo sud America, ma con Lula
però. Lula non ha una facile avvenire davanti. E’ una delle potenze
economiche più importanti del pianeta e la classe imprenditoriale e gli
interessi connessi sono molto forti.
E la Unione Europea cosa potrebbe o dovrebbe fare in Sud America? Credo
abbiate un debito morale e storico che prima o poi dovrete saldare con
il nostro continente. Comunque sarebbe importante una partecipazione
dell’UE piú incisiva. Ma occorre un cambio politico radicale, un cambio
di mentalità. Il sistema politico economico occidentale, incluso quello
europeo, é un sistema di morte. Opporre una cultura della vita, questa
é la grande sfida del futuro. Però gli Usa stanno dividendo l’unitá
europea.
Le ultime elezioni hanno punito i governi che hanno appoggiato Bush e la guerra
in Iraq. Mi rallegra e mi congratulo.
Qualcuno ha detto che abbandonare un sistema neoliberale è come
scendere dalla groppa di una tigre: c’è il rischio che la tigre poi ti
divori. Sí, ma se gli stati sudamericani saranno uniti lo possiamo
ottenere. Non abbiamo bisogno di Usa, Banco Mondiale, Fondo monetario
internazionale. Abbiamo tutto quello che serve per vivere bene e
meglio. Nonostante le ruberie di secoli in Sud America rimane quanto ci
basta per essere autosufficienti. Spero davvero che le assemblee
costituenti sotraggano alla privatizzazione le risorse naturali,
forestali e minerali. Ma anche i servizi basici non possono essere
svenduti agli stranieri. La società telefonica Entel, ad esempio, è
italiana (Tim, n.d.r.) e ricava cento milioni di dollari all’anno.
Quanto ne ricava la Bolivia?
Evo, ¿Otro mundo es posible? ¡En todo caso! I movimenti sociali ci
sono, lo sognano un altro mondo. A piccoli passi, compañeri, ma
sappiate che abbiamo bisogno della vostra partecipazione.