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"Stavo andando al lavoro e mi sono imbattuta in un serpentone di manifestanti che si dirigevano verso la casa del Primo Ministro irlandese, erano arrabbiatissimi. Guardando bene ho riconosciuto le stesse persone che due settimane fa se ne stavano al tavolino del pub a ridere e sorseggiare birra. La crisi è palpabile, presente", Tiziana Battista ha poco più di trent'anni e da sei vive a Dublino. Qui ha trovato un lavoro "a tempo inderminato, in una multinazionale, Paypal", una casa "in affitto, ma gli stipendi sono abbastanza alti da non preoccuparmi" e una nuova vita insomma.
"Ero a pranzo con due colleghe italiane oggi - continua Tiziana - una di loro è fidanzata con un irlandese che per colpa della crisi è andato in depressione. Se ne sta sul divano a sciropparsi tutte le pessime notizie dei tg. Noi italiani stiamo a guardare e se le tasse aumenteranno al punto da non poter più sostenere il costo della vita (già elevatissimo in Irlanda) emigreremo altrove".
Gli irlandesi si dividono in due categorie. Ci sono quelli che alla povertà sono abituati, perché l'Irlanda fino a dieci anni fa era un Paese poverissimo. Altri sono terrorizzati all'idea di ripiombare nell'indigenza dopo aver assaporato il dolce boccone dell'abbienza.
Per quanto riguarda gli italiani - che sono 8.500 secondo l'Ambasciata, il doppio in base a dati ufficiosi - la situazione non è rosea. Francesco Dominoni, presidente di Irlandiani, l'associazione degli italiani in Irlanda, affresca un quadro a tinte fosce: "Lasciare l'Italia per l'Irlanda è un'impresa folle. L'irlanda da Tigre celtica si è trasformata in un gattino. In passato abbiamo aiutato centinaia di italiani a trovare casa e lavoro attraverso il nostro sito. Ma i tempi erano altri. Le agenzie di lavoro ti chiamavano tre o quattro volte al giorno pregandoti in ginocchio di accettare il lavoro, adesso il telefono non squilla più. Anzi, la sera al pub sono solo adii e arrivederci di italiani che scappano a gambe levate. Qualcuno si sposta in Inghilterra per seguire le multinazionali, altri sperando di trovare una nuova occasione. I più giovani se ne vanno in Spagna, per imparare una nuova lingua e asciugarsi le ossa dall'umidità irlandese". Nel mirino del Governo, pronto a varare una manovra finanziaria durissima, non ci sono le multinazionali americane "La Camera di Commercio americana ha già annunciato che se il Governo alzerà le tasse alle imprese anche solo dell'1 per cento Google, Paypal, Microsoft, Intel e tutte le altre compagnie che hanno il loro headquarter europeo in Irlanda e che danno lavoro a cento mila persone, faranno le valigie e andranno altrove".
La crisi irlandese ricalca quella dei mutui subprime americana del 2009. Parimente il centro di Dublino è costellato di cartelli "For Sale". La city, un tempo terra di commercialisti, studi legali e Paperoni del posto si è svuotata: "Non ci sono più soldi. Le famiglie non riescono a ripagare il mutuo e quelli che ancora ci provano si sono visti schizzare i tassi alle stelle. Un esempio. Il giovedì qui è soprannominato lo shopping day, ma adesso il centro c'è il deserto. E chi c'è non si ferma neppure a guardare le vetrine: fila via dritto".
Gloria Riva