La storia di Anthony che ha ricevuto una nuova barca: continua la ricostruzione in Sri Lanka
Scritto per noi da
Alessandra Mezzadri*
Anthony
Gunasekara è un pescatore che vive sulla spiaggia di Sagarapura, uno dei villaggi del distretto di Trincomalee,
sulla costa orientale dello Sri Lanka. Il padre era pescatore e adesso lo sono
i suoi due figli. Una vita semplice la loro: alzarsi la mattina all’alba,
uscire in barca, vendere il pescato all’ora di pranzo, prendere nuovamente la
via del mare verso le cinque del pomeriggio. Per anni Anthony ha trascorso giornate
uguali, quasi senza tempo, fino al 26 dicembre scorso quando Sagarapura e’
stato completamente distrutto dallo tsunami. A differenza di molte altre
famiglie, la sua non ha subito perdite dolorose. Anthony, tuttavia, non ha più
casa
e barca e la sopravvivenza è diventata una battaglia giornaliera.
Adesso vive in una capanna di fortuna a pochi
metri dal mare. “Qui ad est la situazione è ancora difficile”, spiega Stephanie
W., un’operatrice umanitaria che lavora per un’ong locale. “Le comunità di
pescatori che fanno fatica a tirare avanti sono ancora moltissime”. Assieme
alla madre Brigitte e al padre Ananda, Stephanie ha organizzato una raccolta di
fondi dalla Germania, per l’acquisto di alcune barche da consegnare alle comunità
di pescatori di Sagarapura. Anthony è stato tra i primi a ricevere una barca
nuova. Per questo ci accoglie con gli occhi lucidi, visibilmente commosso. “Quasi
tutti gli altri pescatori se ne sono andati subito dopo lo tsunami”, dice. “Io
sono rimasto, ma per mesi non ho potuto pescare, senza barca e senza reti“.
La
ricostruzione in Sri Lanka procede fra mille difficoltà. Durante il viaggio per
consegnare la barca, dalla capitale Colombo a Trincomalee, abbiamo visto una
distruzione desolata: le case schiacciate
dall’onda micidiale l’una a fianco all’altra; qualche muro ancora in piedi e mucchi
di mattoni accatastati vicino alle rovine. Gli interventi in molti casi si sono
limitati a raggruppare le macerie. Le organizzazioni non governative stanno
lavorando sodo, ma si sono scontrate con una lenta “politica della ricostruzione”.
Il governo dello Sri Lanka sta ancora lavorando alla conta dei danni e così la
gente non muove i detriti. Vuole essere sicura di riuscire ad ottenere un
aiuto, una sorta di risarcimento, fondamentale per sopravvivere e andare
avanti.

“Un
altro ostacolo alla ricostruzione è la mancanza di manodopera e materiali”,
continua Stephanie. “Questo è un Paese di 20 milioni di anime, manca la forza
lavoro”. La ricostruzione deve inoltre fare i conti con la divisione dello Sri
Lanka in aree controllate dal governo e in altre dalle Tigri Tamil, la
resistenza separatista del nord e dell’est. Nelle zone dei guerriglieri gli
organismi internazionali sono molto divisi sull’eventuale assegnazione di fondi
a membri di un’organizzazione riconosciuta come terrorista in diversi Paesi.
L’autorità
nazionale dello Sri Lanka per lo sviluppo e la ricostruzione delle abitazioni
(Nhda) ha compilato un rapporto preliminare, non
ancora a fini operativi, sui danni causati dallo tsunami. Riguarda i distretti
di Ampara, Batticaloa, Colombo, Galle, Gampaha,
Hambantota, Jaffna, Kalutara, Matara, Puttalam, Trincomalee, Mullativu e
Kilinochchi. La relazione parla di 40.018
abitazioni completamente distrutte e di altre 30.291 parzialmente danneggiate.
Il
50 per cento della distruzione complessiva si concentra nelle province orientali,
dove si trova Trincomalee. Si attende la seconda parte del rapporto, in cui
saranno raccolti i dati sulla situazione socio-economica delle famiglie per
stabilire il loro livello di bisogno. In seguito, qualora il documento venga
approvato dal governo e utilizzato a fini operativi, si potrà provvedere al
risarcimento delle famiglie.