20/05/2205versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Anthony che ha ricevuto una nuova barca: continua la ricostruzione in Sri Lanka
Scritto per noi da
Alessandra Mezzadri* 
  Anthony e la sua famiglia mettono in mare la loro nuova barca per la prima volta
Anthony Gunasekara è un pescatore che vive sulla spiaggia di  Sagarapura, uno dei villaggi del distretto di Trincomalee, sulla costa orientale dello Sri Lanka. Il padre era pescatore e adesso lo sono i suoi due figli. Una vita semplice la loro: alzarsi la mattina all’alba, uscire in barca, vendere il pescato all’ora di pranzo, prendere nuovamente la via del mare verso le cinque del pomeriggio. Per anni Anthony ha trascorso giornate uguali, quasi senza tempo, fino al 26 dicembre scorso quando Sagarapura e’ stato completamente distrutto dallo tsunami. A differenza di molte altre famiglie, la sua non ha subito perdite dolorose. Anthony, tuttavia, non ha più casa e barca e la sopravvivenza è diventata una battaglia giornaliera.
 
Adesso vive in una capanna di fortuna a pochi metri dal mare. “Qui ad est la situazione è ancora difficile”, spiega Stephanie W., un’operatrice umanitaria che lavora per un’ong locale. “Le comunità di pescatori che fanno fatica a tirare avanti sono ancora moltissime”. Assieme alla madre Brigitte e al padre Ananda, Stephanie ha organizzato una raccolta di fondi dalla Germania, per l’acquisto di alcune barche da consegnare alle comunità di pescatori di Sagarapura. Anthony è stato tra i primi a ricevere una barca nuova. Per questo ci accoglie con gli occhi lucidi, visibilmente commosso. “Quasi tutti gli altri pescatori se ne sono andati subito dopo lo tsunami”, dice. “Io sono rimasto, ma per mesi non ho potuto pescare, senza barca e senza reti“.
 
La ricostruzione in Sri Lanka procede fra mille difficoltà. Durante il viaggio per consegnare la barca, dalla capitale Colombo a Trincomalee, abbiamo visto una distruzione desolata: le case schiacciate dall’onda micidiale l’una a fianco all’altra; qualche muro ancora in piedi e mucchi di mattoni accatastati vicino alle rovine. Gli interventi in molti casi si sono limitati a raggruppare le macerie. Le organizzazioni non governative stanno lavorando sodo, ma si sono scontrate con una lenta “politica della ricostruzione”. Il governo dello Sri Lanka sta ancora lavorando alla conta dei danni e così la gente non muove i detriti. Vuole essere sicura di riuscire ad ottenere un aiuto, una sorta di risarcimento, fondamentale per sopravvivere e andare avanti.
 
Barche distrutte sono ancora uno spettacolo odierno nel distretto di Trincomalee “Un altro ostacolo alla ricostruzione è la mancanza di manodopera e materiali”, continua Stephanie. “Questo è un Paese di 20 milioni di anime, manca la forza lavoro”. La ricostruzione deve inoltre fare i conti con la divisione dello Sri Lanka in aree controllate dal governo e in altre dalle Tigri Tamil, la resistenza separatista del nord e dell’est. Nelle zone dei guerriglieri gli organismi internazionali sono molto divisi sull’eventuale assegnazione di fondi a membri di un’organizzazione riconosciuta come terrorista in diversi Paesi.
L’autorità nazionale dello Sri Lanka per lo sviluppo e la ricostruzione delle abitazioni (Nhda) ha compilato un rapporto preliminare, non ancora a fini operativi, sui danni causati dallo tsunami. Riguarda i distretti di Ampara, Batticaloa, Colombo, Galle, Gampaha, Hambantota, Jaffna, Kalutara, Matara, Puttalam, Trincomalee, Mullativu e  Kilinochchi. La relazione parla di 40.018 abitazioni completamente distrutte e di altre 30.291 parzialmente danneggiate. Il 50 per cento della distruzione complessiva si concentra nelle province orientali, dove si trova Trincomalee. Si attende la seconda parte del rapporto, in cui saranno raccolti i dati sulla situazione socio-economica delle famiglie per stabilire il loro livello di bisogno. In seguito, qualora il documento venga approvato dal governo e utilizzato a fini operativi, si potrà provvedere al risarcimento delle famiglie.
 

Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Sri Lanka