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Neanche il tempo di essere ottimisti per i colloqui informali, e pare positivi, con la Russia, tenuti a margine del vertice Nato di Lisbona, che una nuova preoccupazione nucleare entra nell'agenda degli Stati Uniti: quella dei progressi della Corea del Nord sull'ampliamento del proprio programma nucleare.
"Sbalorditivo": Così lo ha definito Siegfried Hecker, professore della Stanford University ed ex direttore del Los Alamos National Laboratory. Lo scienziato era stato invitato all'inizio di questo mese dal governo di Pyongyang a visitare il complesso nucleare di Yongbyon, la maggiore installazione nucleare nel nord del Paese. Dopo il sopralluogo le parole di Hecker sono state chiare: "È un complesso ultramoderno per l'arricchimento dell'uranio con oltre 2000 centrifughe".
Hecker ha fatto sapere che i reattori presenti nell'impianto, capaci di sprigionare dai 25 ai 30 megawatt, "sembrerebbero essere stati disegnati prevalentemente per generare energia nucleare civile, non per accrescere la potenza militare coreana" ma che, ha aggiunto lo scienziato, "potrebbero essere facilmente convertiti per produrre uranio altamente arricchito o carburante per bombe".
Le dichiarazioni che arrivano da Washington sembrerebbero essere quelle di chi è ben consapevole di giocare una partita a scacchi con un avversario piuttosto ermetico. Dalla Bolivia, dove è ospite a una conferenza regionale sulla difesa, il titolare del Pentagono, Robert Gates, ha sostenuto: "La Corea del Nord ha ignorato una serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Tentano continuamente di esportare armi. Quindi la notizia di un loro ulteriore sviluppo nucleare è ovviamente una preoccupazione". Gates ha poi aggiunto: "Se è vero che il reattore è per uso civile, allora il governo nordcoreano dovrebbe dare il benvenuto agli ispettori dell'Aiea".
Molto meno caustico di Gates è stato Stephen Bosworth, inviato speciale di Washington in Corea del Nord, per il quale le rivelazioni di oggi sui progressi nucleari di Pyongyang pongono un "difficile problema nonché l'ultimo atto di una serie di mosse provocatorie". Tuttavia, ha detto Bosworth, "questa non è una crisi e noi non siamo sorpresi. Abbiamo osservato e analizzato le aspirazioni della Corea del Nord nella produzione dell'uranio, e le sue politiche non sono utili agli obiettivi di comune accordo che abbiamo sottoscritto in termini di pace, prosperità e stabilità nella penisola coreana e nel nord-est asiatico".
Per il capo di Stato maggiore Usa, l'ammiraglio Mike Mullen, "questa notizia convalida una preoccupazione di lunga data che abbiamo avuto per quanto riguarda la Corea del Nord e il suo programma di arricchimento dell'uranio. È un Paese molto pericoloso e tutto questo è coerente con un comportamento belligerante e la creazione di un'instabilità politica in una parte del mondo già di per se pericolosa".
Dalla Casa Bianca, intanto, il presidente Barack Obama cerca di sfruttare al massimo il malcontento politico di nazioni vicine alla Corea del Nord e fortemente contrariate dall'annuncio: Russia, Giappone e Corea del Sud.
Nella tattica volta all'isolamento di Pyongyang, il presidente statunitense cerca, soprattutto, l'appoggio della Cina, principale finanziatrice della Corea del Nord. Gli emissari di Washington cercheranno in settimana un accordo in virtù del quale Pechino si renda disponibile a tagliare le risorse per dissuadere il governo della Repubblica socialista a proseguire le sue politiche di proliferazione nucleare.
Intanto, l'amministrazione Obama ha reso noto che non considererà alcuna richiesta della Corea del Nord di riavviare in negoziati a sei - fra le due Coree, gli Stati Uniti, il Giappone, la Russia e la Cina - senza che Pyongyang si impegni concretamente a onorare i precedenti impegni dell'aprile 2009, volti a smantellare il suo programma di arricchimento di materiale nucleare. Secondo gli ultimi dati, in mano agli Usa, la Corea del Nord ha abbastanza materiale fissile da poter costruire fino a dodici bombe nucleari.
Antonio Marafioti