19/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Gianni Biondillo, scrittore e autore per il cinema e la televisione, membro del blog collettivo Nazione Indiana, commenta per noi il taglio al cinque per mille deciso in Finanziaria

Come si spiega questa decisione?

Con il fatto che non solo il governo sta grattando il fondo del barile e rivelando la sua totale incapacità di amministrare, ma che sta anche compiendo un furto, come quelli che entrano nelle chiese e rubano le elemosine. Non c'è niente di più squallido, perché dimostra un totale disprezzo della comunità.

C'è un nesso tra taglio dei fondi alla cultura e al terzo settore?

Assolutamente sì. Non siamo di fronte a dei cialtroni, ma a una strategia ben precisa, come per esempio succede per la distruzione della scuola. Si punta al taglio delle connessioni sociali per creare una società in cui solo il più forte vince. E' la cultura di questa neo-destra, che comincia con la Thatcher. Lei diceva: "La società non esite, esistono solo le famiglie". Allo stesso modo oggi si dice che la cultura "non si mangia".
E invece, in un Paese come il nostro, senza materie prime, gli unici giacimenti sono i "giacimenti culturali".
Prendiamo ad esempio quanto è successo a Pompei. Mi ha fatto venire in mente quello che diceva Pasolini: "I nostri monumenti si stanno suicidando perché non sono più amati".
Il punto è che la politica non vuole la qualità della gente, perché non vuole che si sviluppi senso critico.

Parole chiave: gianni biondillo, cinque per mille
Categoria: Diritti, Politica, Economia
Luogo: Italia