stampa
invia
Migliaia di manifestanti antigovernativi in Thailandia non dimenticano e tornano a protestare oggi per le strade di Bangkok per ricordare la repressione militare di sei mesi fa che ha provocato novantuno morti e il ferimento di 1.800 persone.
Il peggior caso di violenza politica nella storia moderna della Thailandia. Questa volta il corteo delle camicie rosse non dovrebbe sfociare in una protesta violenta perché la mancanza di una chiara leadership nel movimento fa sembrare improbabile una protesta prolungata e soprattutto perché sono ancora vivi i ricordi della repressione del 19 maggio scorso, conclusasi con una notte di disordini in cui oltre 30 edifici furono dati alle fiamme.
I manifestanti in camicia rossa si raduneranno nello stesso distretto commerciale occupato durante la rivolta fra aprile e maggio scorso finita nel sangue.
"Lo scopo è rivitalizzare la gente e ricordare al governo che il risentimento è ancora vivo", sostiene Karn Yuenyong, direttore del centro indipendente di ricerca Siam Intelligence Unit.
Il raduno di stasera, al quale si prevede la partecipazione di circa 10mila manifestanti nel distretto di Ratchaprasong, è un modo per ricordare che malgrado le promesse di riconciliazione del governo, nella società thailandese restano delle fratture pericolosamente irrisolte.
Parole chiave: camicie rosse, Thailandia, Bangkok, manifestazione