18/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Invalidate le elezioni a Rafah: sale la tensione per il futuro politico della Palestina
La corte distrettuale di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, ha deciso: le elezioni del 5 maggio scorso a Rafah sono state viziate da omissioni nella fase di registrazione degli aventi diritto al voto. La decisione riguarda tre seggi assegnati nella città al confine con l’Egitto e i cittadini di Rafah dovranno recarsi nuovamente alle urne. Nessuna data è stata ancora fissata. I sostenitori di al-Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, si sono riversati nelle strade per festeggiare. Infatti i tre seggi della discordia, dopo il voto del 5 maggio scorso, erano stati assegnati ad Hamas. Ma come prenderanno la notizia i militanti del partito islamico?
 
manifestanti a favore di hamasTensione alle stelle. “La decisione dei giudici è stata presa dopo fortissime pressioni da parte di Fatah, ma accettiamo la decisione dei giudici e contiamo di vincere ancora quando il voto verrà ripetuto”, hanno dichiarato fonti di Hamas, gettando acqua sul fuoco e forti dei 12 seggi a 3 (rispetto a Fatah) vinti il 5 maggio. Nessuno ha fatto notare che gli osservatori internazionali, presenti in gran numero il giorno delle elezioni a Rafah, non avevano ravvisato alcuna irregolarità.  Mentre tra le classi dirigenti palestinesi sembra prevalere la volontà di mantenere le divisioni politiche su un piano dialettico, tra i militanti ,già nei giorni scorsi, l’esito del voto aveva infiammato gli animi, con sostenitori dell’una e dell’altra parte che si fronteggiavano minacciosi per le strade di Rafah. Nessun incidente di rilievo, ma la transizione di Hamas da gruppo armato combattente a partito politico accusa qualche battuta a vuoto. Non per la difficoltà del movimento a decidere di deporre le armi, come in molti si aspettavano, ma per il timore che sembra prendere la leadership di al-Fatah davanti al successo elettorale di Hamas. In generale, nelle scorse elezioni, al-Fatah ha vinto conquistando 50 consigli municipali su 84, ma il partito guidato per decenni da Arafat ha constatato come Hamas sia riuscita a vincere in città palestinesi molto importanti. E se nella Striscia di Gaza, dove storicamente Hamas è più forte, si poteva prevedere, molto meno erano attesi i successi del partito islamico in centri della Cisgiordania come Qlaqilya. A questo punto, in vista delle elzioni politiche del 17 luglio prossimo, che eleggeranno il Parlamento con il quale Abu Mazen dovrà lavorare, l’ansia ha colpito molti leader di Fatah.
 
ragazzi per le strade durante la campagna elettoraleLa riforma elettorale. Un esempio in questo senso è stato il laborioso passaggio che ha portato oggi al varo della riforma elettorale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Dopo settimane di ritardi e polemiche, a Ramallah, il Parlamento è riuscito a votare in terza lettura la riforma del sistema elettorale che stabilisce in 132 seggi il numero dei deputati palestinesi. Ha vinto quindi la linea che prevede un moderato inserimento del criterio proporzionale nel sistema elettorale, ma non era la riforma che voleva Abu Mazen. Il successore di Arafat puntava a ottenere un sistema proporzionale al cento per cento e non solo per un terzo dell’Assemblea. Adesso Mazen deve controfirmare la legge, ma molti osservatori internazionali temono che possa rinviarla al Parlamento rifiutandosi di controfirmarla. Il comitato politico di al-Fatah puntava molto sul proporzionale per contenere l’avanzata elettorale di Hamas che, contando invece sull’elezione diretta del vincitore del seggio, potrebbe vedere crescere notevolmente il numero dei suoi rappresentanti. Il basso profilo tenuto oggi da Hamas dopo la decisione del tribunale di Khan Yunis può essere quindi spiegato con la vittoria della battaglia più importante: quella della riforma elettorale.
 
tante giovani donne hanno preso parte alla competizione elettorale appoggiando uno schieramentoScenari pericolosi.  Mentre sul versante politico Hamas sembra aspettare con pazienza di raccogliere i frutti di anni e anni di lavoro nel sociale tra i campi profughi della Striscia di Gaza, cosa che invece Arafat non era riuscito a fare, sul fronte della tregua con Israele qualcosa comincia a scricchiolare. “Se Sharon proseguirà l’aggressione contro il nostro popolo, la sicurezza di cui Israele ha goduto nei giorni passati non durerà ancora a lungo”. Questo il testo di un comunicato diffuso da Hamas dopo l’uccisione di un suo militante proprio a Rafah da parte dei soldati israeliani. Si chiamava Ahmad Baroum, 23 anni, militante delle Brigate Izz ed-Din al-Qassam. L’esercito israeliano si è difeso sostenendo che il giovane faceva parte di un gruppo di fuoco che ha tenuto unità israeliane sotto tiro per tutta la notte scorsa. La tregua con Israele per ora regge, ma è appesa a un filo. Solo che agli scontri tra israeliani e palestinesi, purtroppo, si è fatta l’abitudine. L’elemento che desta maggiori preoccupazioni è quello di una eventuale lotta intestina tra palestinesi. Abu Mazen deve fare una scelta: se vuole inserire Hamas nella vita politica palestinese, sottraendola alla lotta armata, deve saper accettare di vedere ridimensionato il potere del suo Fatah. Non è facile, ma in questa terra martoriata nulla lo è.

Christian Elia

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