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Tensione alle stelle.
“La decisione dei giudici è stata presa dopo fortissime pressioni da parte
di Fatah, ma accettiamo la decisione dei giudici e contiamo di vincere ancora
quando il voto verrà ripetuto”, hanno dichiarato fonti di Hamas, gettando acqua
sul fuoco e forti dei 12 seggi a 3 (rispetto a Fatah) vinti il 5 maggio. Nessuno
ha fatto notare che gli osservatori internazionali, presenti in gran numero il
giorno delle elezioni a Rafah, non avevano ravvisato alcuna irregolarità. Mentre tra le classi dirigenti palestinesi
sembra prevalere la volontà di mantenere le divisioni politiche su un piano
dialettico, tra i militanti ,già nei giorni scorsi, l’esito del voto aveva
infiammato gli animi, con sostenitori dell’una e dell’altra parte che si
fronteggiavano minacciosi per le strade di Rafah. Nessun incidente di rilievo,
ma la transizione di Hamas da gruppo armato combattente a partito politico
accusa qualche battuta a vuoto. Non per la difficoltà del movimento a decidere
di deporre le armi, come in molti si aspettavano, ma per il timore che sembra
prendere la leadership di al-Fatah davanti al successo elettorale di Hamas. In
generale, nelle scorse elezioni, al-Fatah ha vinto conquistando 50 consigli
municipali su 84, ma il partito guidato per decenni da Arafat ha constatato
come Hamas sia riuscita a vincere in città palestinesi molto importanti. E se
nella Striscia di Gaza, dove storicamente Hamas è più forte, si poteva
prevedere, molto meno erano attesi i successi del partito islamico in centri
della Cisgiordania come Qlaqilya. A questo punto, in vista delle elzioni
politiche del 17 luglio prossimo, che eleggeranno il Parlamento con il quale
Abu Mazen dovrà lavorare, l’ansia ha colpito molti leader di Fatah.
La riforma
elettorale. Un esempio in questo
senso è stato il laborioso passaggio che ha portato oggi al varo della riforma
elettorale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Dopo settimane di ritardi e
polemiche, a Ramallah, il Parlamento è riuscito a votare in terza lettura la
riforma del sistema elettorale che stabilisce in 132 seggi il numero dei
deputati palestinesi. Ha vinto quindi la linea che prevede un moderato
inserimento del criterio proporzionale nel sistema elettorale, ma non era la
riforma che voleva Abu Mazen. Il successore di Arafat puntava a ottenere un
sistema proporzionale al cento per cento e non solo per un terzo
dell’Assemblea. Adesso Mazen deve controfirmare la legge, ma molti osservatori
internazionali temono che possa rinviarla al Parlamento rifiutandosi di
controfirmarla. Il comitato politico di al-Fatah puntava molto sul
proporzionale per contenere l’avanzata elettorale di Hamas che, contando invece
sull’elezione diretta del vincitore del seggio, potrebbe vedere crescere
notevolmente il numero dei suoi rappresentanti. Il basso profilo tenuto oggi da
Hamas dopo la decisione del tribunale di Khan Yunis può essere quindi spiegato
con la vittoria della battaglia più importante: quella della riforma elettorale.
Scenari
pericolosi. Mentre sul versante politico Hamas sembra aspettare con pazienza di
raccogliere i frutti di anni e anni di lavoro nel sociale tra i campi profughi
della Striscia di Gaza, cosa che invece Arafat non era riuscito a fare, sul
fronte della tregua con Israele qualcosa comincia a scricchiolare. “Se Sharon
proseguirà l’aggressione contro il nostro popolo, la sicurezza di cui Israele
ha goduto nei giorni passati non durerà ancora a lungo”. Questo il testo di un
comunicato diffuso da Hamas dopo l’uccisione di un suo militante proprio a Rafah
da parte dei soldati israeliani. Si chiamava Ahmad Baroum, 23 anni, militante
delle Brigate Izz ed-Din al-Qassam. L’esercito israeliano si è difeso
sostenendo che il giovane faceva parte di un gruppo di fuoco che ha tenuto
unità israeliane sotto tiro per tutta la notte scorsa. La tregua con Israele
per ora regge, ma è appesa a un filo. Solo che agli scontri tra israeliani e
palestinesi, purtroppo, si è fatta l’abitudine. L’elemento che desta maggiori
preoccupazioni è quello di una eventuale lotta intestina tra palestinesi. Abu
Mazen deve fare una scelta: se vuole inserire Hamas nella vita politica
palestinese, sottraendola alla lotta armata, deve saper accettare di vedere
ridimensionato il potere del suo Fatah. Non è facile, ma in questa terra
martoriata nulla lo è.Christian Elia