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Dopo le elezioni presidenziali in Guinea, le prime elezioni democratiche dall'indipendenza del 1958, sono scoppiate violenze nella capitale. A lanciare l'allarme è stato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Philip Crowley:"Certi incidenti non hanno posto nella società democratica che la Guinea si propone di diventare". Crowley si è appellato ai leader politici guineani per invitare i propri sostenitori alla calma.
Le elezioni hanno decretato la vincita di Alpha Condé, rappresentante del gruppo etnico Malinke, che ha battuto il rivale Cellou Dalein Diallo con un lieve vantaggio che ha alimentato il sospetto di brogli tra le fila dell'opposizione. Il presidente ad interim, generale Sekouba Konate, alla guida del Paese da gennaio, ha decretato lo stato d'emergenza fino a che i risultati non saranno resi ufficiali dalla Corte Suprema.
Il clima si era già surriscaldato nei giorni scorsi, quando era cominciato a divenire chiaro che il vincitore sarebbe stato Condé e i sostenitori del rivale Diallo, paladino del gruppo etnico Peul, erano scesi nelle strade della capitale Conakry. Le abitazioni dei Malinke sono nel mirino dei rivoltosi. Gli scontri hanno già portato alla morte di sette persone. Altri tre corpi senza vita sono stati rinvenuti a Ratoma, l'unica frazione di Conakry in cui Diallo ha sorpassato il vincitore Condé.