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Il fenomeno del microcredito in India è alle prese con un imminente collasso perché, secondo il New York Times, i beneficiari dei prestiti, poveri, hanno smesso di ripianare i loro debiti, spinti dai politici che accusano l'industria del microcredito di guadagnare somme gigantesche sulle spalle dei poveri.
La crisi è iniziata alcune settimane fa, ma ora sta raggiungendo un livello drammatico. Le banche che finanziano l'ottanta per cento dei prestiti che le compagnie elargiscono ai consumatori poveri, sono preoccupate perché, dopo essere sopravvissute alla crisi globale, si trovano ad affrontare delle pesanti perdite.
Le banche indiane hanno vincolato 4 miliardi di euro nell'industria del microcredito: "Siamo molto preoccupati – dice Sunand Mitra, un senior executive di Axis Bank – per la nostra esposizione finanziaria nel settore del microcredito".
Inizialmente il microcredito era stato salutato come un possibile salvagente per milioni di poveri e negli ultimi anni fondazioni, società di venture capital e la stessa Banca Mondiale aveva usato l'India come banco di prova dell'efficienza del sistema del micorcredito.
Nato in Bangladesh a metà degli anni Settanta dalla mente del premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, il microcedito si è presto diffuso in tutto il mondo all'inizio del nuovo secolo e ha vissuto un momento di massima espansione in seguito alla crisi economica.
Ora alcuni economisti iniziano a temere che quella del microcredito possa diventare la versione indiana della crisi americana dei mutui subprime.