Lettera di Ralph Nader ai media Usa: agli americani arrivano poche notizie dall'Iraq

Un messaggio sorprendente è arrivato lo scorso 12 maggio da The Note, la sezione
politica di Abc News. Riporto la citazione testuale di Mark Halperin e dei suoi
editori associati: “Affermiamo, con grande preoccupazione umana apolitica e sopra
le parti, che le morti e le carneficine in Iraq sono davvero sconcertanti. Ma
siamo in qualche modo rassegnati al fatto che non riusciranno a penetrare nelle
agenzie di informazioni americane o, per la maggior parte, tra gli americani.”
“I Democratici sono così annientati dalla perdita di John Kerry – e i Repubblicani
così ispirati dalla conferma del loro comandante in carica – che quella che è
di gran lunga la storia più grande ogni giorno nel mondo non viene quasi neanche
menzionata. Nessun conflitto in patria = nessuna copertura.”
Come rispondere? Ci sono diversi modi. Prima di tutto, la Abc ha ragione nel
dire che non esiste un partito di opposizione sul tema della guerra in Iraq –
un partito in quanto tale. Dal Democratic National Committee ai leader democratici al senato, la linea del partito è “auguriamo successo
a Bush, sosteniamo le truppe che muoiono e distruggono in Iraq, e continuiamo
a votare perché 80 miliardi di dollari o più vengano investiti ogni anno per un
pasticcio illegale che alimenta il terrorismo e rivolta il mondo contro Washington.”
Questo non è esattamente il modo con cui i Democratici verbalizzano la loro posizione,
ma di fatto è ciò che stanno facendo e ciò che pensano nelle conversazioni private,
a prescindere dall’apparenza semantica con la quale lo imbellettano.

I Democratici continuano su questa strada nonostante una crescente maggioranza
di americani ora si sia convinta che invadere l’Iraq sia stato un errore (visto
che non ci sono armi di distruzione di massa o legami con Al Qaida), e una maggioranza
ancora superiore ritenga che il prezzo da pagare in vittime e denaro, che sarebbe
necessario qui, sia troppo alto. Inoltre, gran parte dei generali, ammiragli e
ufficiali diplomatici e dell’intelligence in pensione erano contro questa guerra
dall’inizio perché la consideravano pericolosa per la sicurezza nazionale.
Di cos’altro hanno bisogno i Democratici per prendere posizione e pretendere
una strategia di ritiro responsabile e con dei tempi precisi, che restituisca
l’Iraq agli iracheni e tolga sostegno alla resistenza? Beh, si possono aggiungere
anche lo spreco e la corruzione di massa da parte della Halliburton e altre società
che stanno truffando zio Sam e i cittadini che pagano le tasse. Forse i leader
democratici dovrebbero prendersi una pausa dal loro incessante lavoro di raccolta
fondi dagli interessi corporativi e leggere la documentazione giornaliera di tale
spreco e corruzione dal loro stesso rappresentante al Congresso
Henry Waxman.
Per non parlare di Bush che non sostiene le truppe – prima mettendole in pericolo
con una guerra illegale, e poi non fornendo loro un equipaggiamento adeguato (facendo
infuriare le famiglie dei militari nel loro dolore), e infine, tagliando i benefit
medici e altri servizi quando rientrano in patria. E ancora, questo è il primo
presidente nella storia degli Stati Uniti che mente deliberatamente sul numero
di vittime americane per non aumentare ulteriormente l’opposizione pubblica ai
suoi crimini di guerra. Donne e uomini americani feriti, resi infermi o gravemente
traumatizzati a livello psicologico in Iraq, ma non durante vere e proprie azioni
di guerra, non vengono contati nelle cifre riguardanti le vittime. Decine di migliaia
che non vengono contati, senza rispetto per loro e le loro famiglie. Di cos’altro
hanno bisogno i Democratici per liberarsi della loro cronica codardia? Per esempio
potrebbero firmare la risoluzione 35 del Congresso, che chiede a Bush di “sviluppare
e implementare un piano di immediato ritiro delle forze americane dall’Iraq. Guidato
dalla repubblicana Lynn Woolsey e da altri 30 Democratici, il partito potrebbe
almeno fare questo piccolo passo.

O potrebbe supportare i senatori repubblicani John W. Warner, John McCain e Lindsey
O. Graham nella loro lotta, cominciata l’anno scorso, perché tutti i responsabili
delle torture ad Abu Ghraib o in altre prigioni vengano dichiarati colpevoli,
e prescindere dall’anzianità. Come molti documenti dimostrano, tali politiche
di tortura, mancanti di adeguata supervisione da parte dei piani alti del regime
di Bush, che ignorano le informazioni portate alla loro attenzione dai gruppi
per la difesa dei diritti umani, sono state ampiamente utilizzate da Guantanamo,
all’Iraq, all’Afghanistan. E il partito democratico dorme.
E dunque, la scusa di Abc è pienamente comprensibile? Non potrebbe questa rete,
insieme ad altre, fare molto di più per capire cosa sta succedendo e poi chiedere
conto di ciò che scoprono ai Democratici quando li intervistano? Le reti di informazione
non possono fornire più copertura al conflitto, rappresentati dalle famiglie dei
militari dissidenti e dalle coalizioni di gruppi di lavoratori, religiosi, sociali,
dei veterani? Queste stesse reti sicuramente non mostravano tanta inibizione quando,
giorno dopo giorno, hanno seguito l’invasione dell’Iraq senza mettere in discussione
le argomentazioni illegittime per entrare in guerra di Bush, Cheney, Rice, Rumsfeld
e Powell. A diversi gradi, queste reti erano cheerleaders o supporter.
Scaricare il barile può costare molto caro al diritto degli americani di sapere
– in tempo.