20/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il tasso di incarcerazione negli Usa è il più alto al mondo. E in aumento
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Negli Usa, ogni 100mila abitanti più di 700 sono in prigioneDei molti dati statistici riguardanti il sistema carcerario americano, di certo colpisce il fatto che il tasso di incarcerazione è il più alto al mondo: ci sono circa due milioni di detenuti. E continua ad aumentare. Ciò ha un impatto sulla macroeconomia, ha delle profonde radici politiche e ideologiche, ha delle conseguenze notevoli sulla qualità della cittadinanza. Se si unisce l’apparato poliziesco-carcerario all’apparato militare-industriale si ottiene un senso delle peculiari dimensioni della spesa per la coercizione negli Usa.
 
L’incidenza dell’incarcerazione colpisce sproporzionatamente i poveri, le minoranze etniche e i criminali non violenti, ma quello che più colpisce è che il tasso di incarcerazione americano è in impennata dalla fine degli anni Sessanta. Ovvero dalla fine dell’apartheid legalizzato. La fine legale della segregazione (in forza sia al Nord che al Sud, anche se con riflessi diversi) si è risolta in tre dinamiche reazionarie: l’abbandono delle città da parte della classe media bianca; lo spostamento progressivo della maggioranza del voto bianco dai Democratici ai Repubblicani – specie nei vecchi Stati sudisti, uno spostamento che è ormai in fase di completamento con Bush –  e la trasformazione della repressione contro le minoranze etniche, riconcepita sotto i nuovi codici della lotta alla droga e della compressione della già minima assistenza economica.
 
Le maggioranze politiche, costruite in parte sul rancore bianco per i presunti benefici ricevuti dalle minoranze etniche, non sono disposte ad istruire i figli scuri e/o poveri dell’America, ma sono disposte a pagare fior di quattrini per metterli in carcere. A ugual spesa, perché non finanziare in maniera più equa le scuole, offrire programmi di trattamento per i tossicodipendenti, creare posti di lavoro nei ghetti? Non ne risulterebbe una società più produttiva, meno diseguale e povera, e dunque meno pericolosa?
 
I detenuti nelle carceri americane sono più di 2 milioni, e continuano ad aumentarePurtroppo bisogna imparare che la cattiveria è una categoria politica attiva; che l’essere umano, oltre a grandi capacità di empatia e creatività, ha anche grandi dosi di cattiveria, e che spesso fa fatica a comprendere l’interdipendenza tra il benessere di un gruppo e quello di un altro. La cattiveria rancorosa degli “angry white man” come vengono definiti in America, è una risorsa inestimabile per il politico di professione e le corporation. La classe lavoratrice e medio-bassa bianca è schiacciata anch’essa nella difficile competizione per le risorse nel sistema, ma il suo rancore si riversa spesso nella vecchia direzione: contro chi è al di sotto, contro le minoranze e i più poveri. E del resto, questa è una delle direttrici portanti di due secoli di storia americana. Le molteplici eredità dello schiavismo e dell’estromisione degli Indiani e dei Messicani, lo sfogo della lotta di classe verso la Frontiera, lo scontro sull’immigrazione – che comprime i salari e aumenta le tensioni interetniche – la tensione tra campagna e città, sono fratture ancora risonanti. Le lotte di classe sono furiosamente vive in America, ma ricevono oggi un solo sbocco organizzato, egemonizzato da destra, e sono condotte tra gruppi subalterni a favore delle elite.
 
Molte prigioni, come questa in Florida, si trovano fuori dalle grandi cittàIl partito Democratico, abbandonando il segregazionismo sudista e sposando i diritti civili, ha visto la sua coalizione sociale sfaldarsi nel tempo: oggi, rifiutando una strategia populista di sinistra, arranca. Del resto, è stato diretto fautore delle stesse politiche carcerarie, vivendo nel pieno la contraddizione tra espansione dei diritti civili e lo scontro su questi e sui mai stabiliti diritti sociali. Nelle città americane la polizia fa le sue ronde, cerca di riempire la quota prigionieri. E l’enorme sistema d’incarcerazione è in sé un sistema for-profit: alcune galere sono gestite da privati, molte appaltano il lavoro dei prigionieri, tutte vanno rifornite. Spesso troverete le galere in zone rurali: l’imprigionamento dei poveri delle città dà luogo a occasioni di impiego per i poveri di campagna. Incatenare gli afroamericani è dunque ancora un’industria profittevole, duecento anni dopo.
 
In molti stati, una volta rientrati in libertà, i pregiudicati non possono riaccedere al diritto di voto. Ecco che si è trovato il modo di tenere i neri lontani dalle liste lettorali, come ai vecchi tempi. I tassi di incarcerazione raggiungono nuovi record, ma molti politici americani non si stancano mai di indire nuove campagne “legge-e-ordine”. I mancati investimenti nell’istruzione, la stagnazione dei salari, la semioccupazione continuano a trsmettere povertà di generazione in generazione. E se il nero, l’immigrato, il povero sono un pericolo esistenziale, di galere non ce ne sono mai abbastanza.
Categoria: Diritti
Luogo: Stati Uniti
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