17/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Responsabile dei lavori di drenaggio del San Juan, il vecchio rivoluzionario è entrato a modo suo in una questione che divide due Paesi

Edén Pastora é sereno mentre spiega in televisione la sua decisione di portare i militari nicaraguensi in uno sperduto avamposto, paludoso e malsano. Sembra una scena di un'altra epoca, perché Pastora non é altri che il Comandante Zero che guidó l'assalto al Palazzo di governo di Managua nell'agosto 1978 dando inizio alla rivoluzione contro Somoza.

Il fattore Google. Il Comandante oggi ha 74 anni - ben portati -, e un paio di mesi fa é stato nominato dal governo di Daniel Ortega responsabile dei lavori di dragaggio del fiume San Juan. Nonostante l'apparente incarico civile, Pastora non ha perso la passione per i colpi di mano e le azioni ad effetto ed é lí, sul Canal 4, a spiegare ai telespettatori che i soldati mandati sull'isola Calero stanno occupando un territorio nicaraguense. Per dimostrarlo presenta le mappe di Google, che dimostrano in effetti la sovranitá di Managua sulla sperduta isola fluviale. Lo fa perché la vicina Costa Rica ha denunciato l'invasione e chiesto l'immediato ritiro delle truppe straniere dal suo territorio. Pastora, anche se ha fatto la rivoluzione e poi la Contra, si adegua ai tempi ed invece di dire ai suoi di sparare o anche solo mostrare i muscoli, si attacca a Google per dimostrare la veridicitá delle sue affermazioni. La situazione sembra paradossale: Google puó piú delle cartografie ufficiali e dei trattati internazionali. Lí per lí potrebbe essere una sparata, ma a rendere le cose ancora piú confuse ci si mette proprio l'azienda di Mountain View. Il giorno dopo le dichiarazioni di Pastora, Daniel Helft, il responsabile della società per l'America Latina, dice che Google ha sbagliato, che le mappe di frontiera non sono quelle ufficiali e che verranno corrette, per cui improvvisamente l'Isola Calero (un intrico di canali e paludi, di fatto un rifugio ambientale per le autoritá di San José) ridiventa costaricana. Helft ne approfitta anche per ribadire che le mappe di Google ¨per quanto di altissima qualitá... non possono essere prese in considerazione per decidere azioni militari tra due Paesi¨.
Sul San Juan corre piú di un secolo e mezzo di scontri tra Nicaragua e Costa Rica.

Il fiume conteso. Il fiume, sin dalla firma del trattato Cañas-Jerez del 1858 (poi ribadito dal laudo Cleveland, del 1888) é totalmente territorio nicaraguense. Ai costaricani resta il diritto di navigazione commerciale e l'amministrazione della riva sud. Ciononostante, a piú riprese, i due Paesi si sono scontrati sui piú disparati temi. L'ultima volta nel 2001, quando il governo nicaraguense obbligó il pagamento di una tassa di 25 dollari per ogni persona che dalla riva costaricana utilizzasse il fiume. La Costa Rica portó la causa al Tribunale internazionale dell'Aja che nel luglio 2009 diede il suo responso: dopo aver ribadito la territorialitá nicaraguense sul fiume, l'Aja riconobbe la libera navigazione per la Costa Rica, esente da gabelle. Sembrava tutto chiaro ma invece, a partire dallo scorso mese il Nicaragua ha iniziato dei lavori di bonifica e pulizia del fiume, navigabile per intero dall'Atlantico fino a quando entra nel Gran Lago di Nicaragua. Con i suoi duecento chilometri, il San Juan taglia quasi in due l'istmo centroamericano. Sulle sue acque hanno navigato e combattuto personaggi illustri (dal pirata Morgan a Nelson, da von Humboldt a Garibaldi) e, prima che si iniziassero i lavori per il Canale di Panama era stato preso in considerazione come prima opzione per la costruzione di una via di comunicazione tra i due oceani. Dopo la risoluzione dell'Aja, il governo nicaraguense ha indicato la regione del San Juan come uno dei poli prioritari per lo sviluppo del paese. I lavori di dragaggio vogliono solo essere l'inizio di un progetto a lungo termine, per portare turisti ed investimenti in una zona finora depressa, ma dall'alto interesse naturalistico. Tutto questo nonostante che la regione si stia trasformando in una sorta di terra di nessuno, presa in ostaggio dai narcos, che ne hanno fatto un punto obbligato per il passaggio dei carichi di droga che dalla Colombia raggiungono il Messico.

La frontiera fantasma. A pesare, oltre le ragioni geografiche che fanno del San Juan un intrico di canali e foreste, é la mancanza di collaborazione tra le due nazioni. Un esempio: per raggiungere i posti di polizia situati lungo la riva tica, in assenza di strade, gli agenti costaricani sono costretti ad usare il fiume, ma disarmati per le disposizioni del Trattato.
La diatriba di confine ha obbligato il presidente dell'Osa, il cileno Insulza, ad una visita lampo durante la quale ha sorvolato la zona del dissidio e come primo provvedimento ha invitato i due Paesi a proseguire con la demarcazione effettiva della frontiera. Dei 137 piloni richiesti dal Tribunale dell'Aja per delimitare il confine, ne sono stati posti finora solo ventisette. Pochi, per dirimere la controversia. L'Osa, nella riunione a Washington di martedí scorso, ha poi chiesto un segnale di distensione al Nicaragua, attraverso il ritiro della piccola truppa dislocata nella zona di Calero, mentre viene formata una commissione di inchiesta. Ortega, peró, su questo punto tergiversa.
Stando cosí le cose, la presidente Laura Chinchilla si é detta pronta a coinvolgere il Consiglio di sicurezza dell'Onu e, se questo non bastasse, a chiedere l'aiuto di forze militari straniere per difendere il territorio nazionale (la Costa Rica non ha esercito). Con questa premessa, la soluzione sembra destinata a passare per gli organismi internazionali. Questa volta sí, usando le mappe convenzionali.

Maurizio Campisi