01/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tutto tace sul decreto di omologazione delle terre indigene
IndiosAncora niente terra. Purtroppo è ancora così. La situazione degli indios di Raposa/Serra do Sol, nello stato di Roraima, in Brasile, non è proprio cambiata. A distanza di quattro mesi dalla scadenza del termine stabilito dal governo Lula per la firma del decreto di omologazione delle terre e quindi del passaggio di proprietà dallo stato federale alle popolazioni indigene, tutto tace.

“Il governo centrale continua a rimandare. E’ tutto così complicato. Là si continua a sperare, ma è sempre più dura”. Ad aggiornarci sull’eterna lotta degli indios per ottenere il riconoscimento della terra atavica, in questa amena area brasiliana, è un missionario della Consolata che ha passato molti anni in Brasile, tra le popolazioni indigene di Roraima. “Il decreto tanto sventolato e promesso dal presidente non è ancora stato firmato perché è in atto uno scontro frontale tra lo stato di Roraima e quello federale – racconta -. Le terre che dovrebbero essere oggetto dell’omologazione e che appartengono per diritto naturale alle tante popolazioni indios sono dello stato federale, ma sono occupate dai grandi fazendeiros collusi con il governo statale. Da qui la diatriba e i grandi interessi in gioco. Omologare le terre significherebbe imporre lo sgombero a tutti gli occupanti quindi principalmente ai ricchi risicoltori che la fanno da padrona da decenni. Questo mette alquanto in difficoltà lo stato che ha continui e scambievoli rapporti con questi personaggi”.

Non solo. E’ qui, infatti, che entra in gioco anche il razzismo nei confronti delle popolazioni indios, considerate inferiori, un vero e proprio peso per lo sviluppo della società. “Togliere le terre, anche se prese illegalmente, a coloro che si considerano i fautori dell’evoluzione economica e sociale del Paese, per lo Stato è uno sbaglio. Per questo non fanno niente per rispettare i diritti degli indigeni. Anzi, al contrario fanno di tutto pur di scongiurare questa eventualità”.

E in questo “di tutto” rientra anche il finanziare gruppi armati nel tentativo di far rinunciare questa gente nella propria lotta per la vita. “Sì perché per gli indigeni questa terra è parte integrante del proprio corpo, della propria anima, della propria esistenza – spiega -. Non potrebbero mai rinunciarci”. E quindi aspettano, scrivono lettere al presidente Lula, si organizzano, si riuniscono, il tutto per ideare una linea comune, un modo di agire unico, che li mantenga uniti e forti nella lotta.

“E da quello che è accaduto negli ultimi mesi, la battaglia che sono costretti ad affrontare non è purtroppo solo burocratica – riprende il missionario -. I fazendeiros hanno assoldato uomini pronti a tutto pur di soddisfare i propri desideri. Anche a usare la violenza. Molti di loro sono addirittura uomini indigeni. Si tratta perlopiù di persone appartenenti a sette evangeliche e che hanno rinnegato la propria gente, le proprie origini, la propria natura per il denaro. Comunque sono sicuro che non ce la faranno mai a sconfiggere la grande anima indio”.

Attendere ancora, dunque. Ma fino a quando? “Non vorrei pronunciarmi troppo arditamente ma qualcosa si sta smuovendo – conclude il padre – Ultimamente sono state mobilitate decine di poliziotti. Questo potrebbe significare che Lula è pronto a firmare il decreto di omologazione delle terre indigene Raposa-Serra do Sol e che prima sia necessario rinforzare il controllo del territorio in vista di probabili reazioni violente da parte dei grandi proprietari occupanti. Speriamo non si tratti solo di un’illusione. Sarebbe l’ennesima delusione per questa gente”.

Stella Spinelli 
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Brasile