16/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Delusione per la mancata condanna dopo anni di indagini, tre processi, 900mila fogli in mano alla Procura

Strage di Piazza della Loggia, tutti assolti. Non bastano le prove e il tribunale cita nella sentenza l'articolo 530, comma 2, Codice procedura penale: "Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile".

A botta calda, la prima reazione di Saverio Ferrari, che da anni studia e analizza i documenti dello stragismo nero e i movimenti delle nuove destre, è quella di profonda delusione.

"Per due motivi: il primo riguarda una mole documentale e di indagini, uno sforzo di ricerca della verità che corre lungo diversi anni di indagini, proroghe, fino agli ultimi due anni di nuove ricerche sulla strage. Il secondo motivo riguarda il fatto che molti elementi davano l'impressione che questa volta si potesse davvero arrivare a delle condanne".

 

Una consolazione, minima, sta nella documentazione che è stata raccolta, le testimonianze, le ricostruzioni, perché - osserva Ferrari - "questo processo lascerà agli storici una montagna di fogli, di notizie e di fatti". "Non c'è una vicenda politica in Italia - aggiunge - in cui la magistratura non abbia dimostrato tutta la sua inadeguatezza". Ricorda il processo di Piazza Fontana e ricorda anche come nei 900mila fogli ci sia anche chi ammette e dice cose precise. Ma che cosa serve di più ai magistrati per arrivare a una condanna?".

 

Il riferimento è alle dichiarazioni di Maurizio Tramonte, l'uomo che fece riaprire le indagini sulla strage. Tramonte, appartenente al gruppo neofascista Ordine nuovo e collaboratore dei siervizi segreti della Difesa (Sid) parlò ai giudici delle riunioni organizzative per la strage, di cui dava notizia al carabiniere Felli, maresciallo del Sid.

Nelle carte processuali, oltre all'ammissione, c'è anche la ritrattazione di quelle parole. Ma - ricorda Ferrari - "c'è anche un altro testimone, un amico dell'informatore dei servizi, che ricorda precisamente quanto fosse sconvolto Tramonte quandon usciva da quelle riunioni".

Angelo Miotto