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In un rapporto pubblicato ieri, dal titolo 'Segreti smascherati: le crescenti prove della complicità dell'Europa nelle rendition e nelle detenzioni segrete', Amnesty International ha chiesto ai governi europei di garantire giustizia alle vittime dei programmi della Cia di rendition illegali e detenzioni segrete che hanno dato vita a sparizioni, torture e maltrattamenti. Nel rapporto l'organizzazione per i diritti umani elenca le più recenti prove della complicità dei Paesi europei nelle attività condotte dalla Cia nel contesto della lotta al terrorismo, all'indomani degli attacchi dell'11 settembre 2001 negli Usa. "L'Unione europea ha profondamente fallito nel far assumere agli stati membri le loro responsabilità per le violazioni dei diritti umani a loro carico",- ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio di Amnesty presso le istituzioni europee. Amnesty ricorda che le inchieste sulla complicità degli Stati o procedimenti legali nei confronti di singoli imputati hanno avuto luogo o si stanno svolgendo in vari paesi tra cui Germania, Italia, Lituania, Macedonia, Polonia, Regno Unito e Svezia.
PeaceReporter ha intervistato il portavoce della sezione italiana di Emergency, Riccardo Noury.
Riccardo, il rapporto individua numerosi Paesi del nostro continente che si sono resi responsabili di aver offerto ospitalità sul proprio territorio a strutture, organismi e soggetti stranieri che hanno letteralmente rapito presunti terroristi con la complicità dei servizi locali. E' il caso di Abu Omar. Immunità e segreto di Stato hanno di fatto bloccato ogni azione legale nei confronti dei responsabili delle violazioni di diritti umani. Cosa può fare l'Europa, oltre a denunciare tale situazione di impunità?
Dire che l'Europa ha fallito non attenua le sue responsabilità, è evidente quanto fino ad ora gli Stati membri della Ue più interessati dalle rendition e dei programmi illegali della Cia siano stati accondiscendenti, intanto nell'eseguire quei programmi nella prima parte di questo decennio soprattutto mettendo a disposizione scali, strutture aeroportuali e persino siti in cui costruire prigioni segrete. Poi hanno proseguito garantendo impunità e negando collaborazione alle inchieste fatte da organismi inter-governativi, come ad esempio il rapporto Fava dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa per dirne uno. C'è un tempo ancora a disposizione per fare chiarezza, e va fatto con le inchieste giudiziarie, perchè sono lo strumento che finora ha fatto venire alla luce questo reticolo di complicità. L'Italia è un esempio molto avanzato in questo senso, nonostante tu abbia ricordato i vari limiti imposti dal segreto di Stato nel procedimento giudiziario del caso Abu Omar. Siamo di fronte a un segreto di Pulcinella, perchè é chiaro e manifesto che l'Europa ha collaborato con gli Stati Uniti in questo sistema di programmi illegali, di sparizioni, di torture. Bisogna ammettere le proprie responsabilità anche risarcendo, come è stato fatto in Gran Bretagna e avviando nuove inchieste con l'obiettivo di punire i singoli responsabili e i funzionari dello Stato che hanno preso parte a questo sistema di pratiche illegali.
Il governo britannico risarcirà le vittime delle extraordinary renditions finite a Guantanamo, con una decisione storica. Da un lato si tratta di un giusto indennizzo per gli abusi subiti, ma dall'altro rimane il dubbio che Londra abbia patteggiato per evitare guai più seri che avrebbero messo in discussione la credibilità di organismi creati per tutelare e proteggere i propri cittadini, e che invece hanno fatto l'esatto opposto. Credi che, in mancanza della possibilità di arrivare fino in fondo, e in tempi certi, un risarcimento in denaro basti per fare giustizia?
E' un fatto necessario ma non sufficiente. E' giusto dare un risarcimento economico a una persona per le sofferenze a cui è stata sottoposta in modo del tutto illegale. Dopodiché però c'è la seconda parte che non viene affrontata, e cioè la necessità di individuare e punire i responsabili, coloro che hanno agito in collaborazione con la Cia. Aggiungo a tutto questo che c'è anche un'indagine penale avviata da Amnesty per perseguire l'ex presidente George W. Bush, il quale nelle sue memorie e nelle interviste parla di pratiche di interrogatorio che costituiscono tortura. Ora, se tutto questo è stato fatto nel contesto di interrogatori di detenuti finiti in carcere in qualche parte del mondo perché oggetto di una rendition che interessava i Paesi europei, la necessità di inchieste è ancor più stringente.
Nel suo libro autobiografico presentato in questi giorni Bush parla addirittura della legittimità della tortura, strumento adeguato per combattere il terrorismo e, parole sue, per 'salvare delle vite'. Come commenti un'affermazione del genere?
E' un'affermazione antistorica. Non c'è un solo argomento valido che giustifichi l'uso e la necessità della tortura. E' più attuale Manzoni di Bush. La Colonna infame è molto più attuale delle memorie di Bush, va detto con estrema chiarezza. Manzoni ci ha detto che sotto tortura si dice tutto tranne che la verità. Non funziona, e l'unico risultato del ricorso alla tortura è stato in questi anni di creare un rancore diffuso. Aver praticato la tortura significa vanificare di fronte a un giudice ordinario le testimonianze dei presunti terroristi, perchè appunto ottenute sotto coercizione. La tortura non ha portato a niente, così come non hanno portato a niente anni e anni di lotta al terrorismo.