30/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo l’omicidio di Martin Cisneros la società civile si interroga
PiqueterosSecondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, organizzazioni politiche e quelle dei disoccupati (i piqueteros) l’omicidio sarebbe avvenuto con il benestare delle forze di polizia. L’omicida sarebbe un presunto trafficante di droga che avrebbe avuto una protezione “politica”. Ma quello che salta all’occhio più di ogni altra cosa è questa guerra fra poveri che sta facendo ripiombare l’Argentina in un clima di tensione sociale che non si verificava da diverso tempo.

“E’ successo che l’altro giorno hanno ammazzato un militante della fazione politica di D’Elia, un personaggio politico molto vicino a Kirchner – ci racconta Oscar, un amico italiano che vive a Buenos Aires -. Le versioni sono contrastanti e fanno capire bene quale sia il clima di disagio e confusione che esiste in questo Paese. Secondo alcuni è stato un omicidio politico, secondo altri si è trattato di un litigio fra i due. Fatto sta che il militante è morto ammazzato da diversi colpi di arma da fuoco proprio sotto il portone di casa sua. Questo potrebbe far degenerare la situazione.

Per capire meglio il problema dovremmo fare un’analisi politico sociale del Paese. Kirchner non vuole assolutamente reprimere le manifestazioni dei piqueteros. Anzi in parte le appoggia. E’ un peronista di sinistra e questo infastidisce molto l’opposizione peronista conservatrice, i giornali conservatori argentini e la classe borghese peronista di destra. Per questo sparano a zero su tutto quello che fa e dice. Per Kirchner ordinare la repressione alle forze dell’ordine sarebbe stato come dare il via ad una strage. Non può proprio permetterselo sapendo che le forze di polizia hanno il grilletto facile e che comunque è l’istituzione più corrotta del paese.

Sempre in questi giorni alcuni avvenimenti avevano spinto il presidente a denunciare una sorta di "cospirazione" in atto per turbare la stabilità del governo, con la partecipazione, oltre che di settori politici, economici e giudiziari a prima vista legati all'ex presidente Carlos Menem, anche dei vertici della polizia federale appena allontanati. Anche questo la dice lunga sulle garanzie che possono fornire i settori della sicurezza interna argentina. La destra peronista è infastidita dal fatto che Kirchner ha l’80 per cento delle preferenze elettorali. Non riesce a farsene una ragione. Essa in questo momento non sa come fare per riprendere il potere e allora cerca di scatenare una guerra fra poveri".

"L’unico punto debole della politica di Kirchner sono i piqueteros? E loro lì lo attaccano. E’ importantissimo tenere in considerazione che il 55 per cento della popolazione argentina si trova in stato di povertà. La gente non trova lavoro, vive di stenti dopo tutto quello che è successo alcuni anni fa. A questo punto, con una iniziativa che in molti paesi dell’America Latina vorrebbero copiare, il governo ha destinato ai piqueteros un sussidio di circa trenta euro al mese ai capi famiglia e ne distribuisce circa due milioni al mese. Una questione che da molto fastidio alla destra peronista. Oltretutto era logico che in questo ambito nascessero delle organizzazioni politiche e con loro dei leader.

Nonostante le decine di organizzazioni che si inglobano nel movimento piqueteros, i leader sono due: D’Elia moderato legato al governo, e Castells, un “duro” che tra le altre cose si dice sia legato ai gruppuscoli di estrema sinistra. Subito dopo l’omicidio di Cisneros pare stiano collaborando fra loro….ma questa è un’altra storia” conclude Oscar.

L’ago della bilancia sarà dunque la pazienza della classe media. Sarà solo con l’appoggio di questa parte della popolazione che Kirchner potrà terminare il suo mandato senza la preoccupazione che monti in maniera incontrollabile la protesta sociale.

Alessandro Grandi 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Argentina