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I governi di Montevideo e Buenos Aires sono riusciti a raggiungere uno storico accordo per la supervisione congiunta delle acque del fiume Uruguay e della Cartiera di Upm (ex Botnia), da anni al centro di una diatriba fra i due vicini di casa che ha avvelenato le loro relazioni diplomatiche. Ci sono volute otto ore di trattative fra i ministri degli Esteri, rispettivamente Luis Almagro e Héctor Timerman. Il conflitto della cartiera Botnia (ora Upm) iniziò quando l'Uruguay violò il Trattato dell'omonimo fiume, che traccia il confine con l'Argentina, installando una potente fabbrica di carta a capitale finlandese a Fray Bentos, di fronte alla provincia argentina di Entre Ríos. Questo provocò la reazione degli abitanti di Gualeguaychú, la cittadina argentina più vicina alla cartiera. Assieme a gruppi ecologisti sostenevano che la cartiera inquinasse irrimediabilmente le acque mettendo a repentaglio anche la loro salute. La costruzione e il funzionamento della ex Botnia, dunque, sfociò in uno dei peggiori scontri mai avvenuti negli ultimi decenni fra i due paesi e la questione finì davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja. Non solo, i manifestanti chiusero l'unico ponte di collegamento della zona fra i due paesi, rimasto serrato per tre anni. Inutile anche la sentenza dell'Aja che stabiliva che Montevideo avesse rispettato la legge. Gli ecologista ribatterono che il tribunale non aveva preso in considerazione la questione inquinamento. Adesso, entrambi i governi si sono impegnati a supervisionare le acque e a garantire un corretto smaltimento dei rifiuti tossici e la diatriba pare sedata.
La costruzione della fabbrica è il più grande investimento individuale nella storia dell'Uruguay, con circa 1800 milioni di dollari.