19/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



35 membri della Guardia Nazionale Usa licenziati mentre sono ancora in Iraq
Un membro della Guardia Nazionale saluta la moglie prima di partire per l'IraqNon è un buon periodo per far parte della Guardia Nazionale statunitense. Insieme ai riservisti, i membri di questo corpo che è un misto tra Esercito e Protezione Civile costituiscono il 40 per cento delle truppe Usa in Iraq e in Afghanistan. E’ gente che a casa ha un lavoro e una famiglia. Molti di loro si sono arruolati convinti di non poter mai essere mandati all’estero, spinti dallo storico slogan della Guardia “un weekend al mese, due settimane all’anno”, che sarebbe l’impegno richiesto sulla carta. Invece ora migliaia di questi “soldati part-time” sono al fronte. Non vedono l’ora di tornare a casa, riabbracciare mogli e figli e tornare al proprio lavoro di ogni giorno. Ma a volte quello che trovano al loro ritorno non è quello che avevano lasciato. Ne sanno qualcosa 35 membri della Guardia Nazionale della Florida, che lo Stato ha licenziato mentre erano ancora in Iraq. Lo stesso Stato che li aveva mandati a combattere.
 
La lettera. Sono tutti uomini tra i 30 e i 50 anni, i beffati. A gennaio hanno ricevuto una lettera: i loro impieghi come membri della Guardia assegnati a un programma anti-droga non esistevano più. La gestione del progetto Operation Guardian, al quale lavoravano da oltre dieci anni, non competeva più alla Guardia. La lettera dava poi alcune dritte su dei siti web che offrono posti di lavoro, e concludeva cercando di addolcire la pillola: “Siete sempre nei nostri pensieri: state pur sicuri che ogni nostra decisione viene presa con in mente i nostri soldati dell’anti-droga”. Firmato Guardia Nazionale della Florida. “Ci hanno fregati – ha detto al South Florida Sun-Sentinel uno dei licenziati, il sergente Roberto Orozco –. Ritorniamo a casa dal fronte, ed ecco quello che ci danno”. Tra l’altro, un’ulteriore ironia  è che se avessero lavorato per un’impresa privata, i soldati avrebbero potuto essere coperti da una legge fatta apposta per proteggere i riservisti dalla perdita del posto di lavoro quando sono chiamati in servizio.
 
I tagli del Pentagono. Il progetto Operation Guardian era stato lanciato nel 1989, con un ricco budget fornito da Washington. La Guardia Nazionale della Florida vi partecipava con 100 suoi soldati destinati a lavorare insieme alla polizia doganale nell’ispezione di navi, aerei, pacchi postali in varie contee dello Stato. Ma dovendo far fronte alle crescenti spese del conflitto in Iraq e in Afghanistan, il Pentagono ha ridotto il budget per le operazioni in territorio americano. Già nel 2002 un taglio di 2,5 milioni di dollari aveva portato al licenziamento di 70 membri della Guardia. Lo scorso settembre il Pentagono ha infine annunciato che le operazioni di controllo anti-droga venivano trasferite ad altre agenzie federali e statali. Per Operation Guardian e chi vi prendeva parte non c’era più futuro.
 
Di nuovo in guerra. I 35 soldati della Florida hanno dovuto rimanere in Iraq per altri due mesi, sapendo che una volta tornati a casa dovevano ricominciare da capo. “Avrebbero dovuto tenersi la notizia per loro ancora per un po’ – ha detto il sergente Cirilo Perez al Sun-Sentinel –. La lettera mi ha buttato giù, ero sempre più stressato. Non sapevo più cosa fare”. Al loro ritorno, ai membri dell’Operation Guardian è stato consigliato di fare richiesta di impiego in un’unità di intelligence della Guardia Nazionale, per lavorare con l’analisi dei dati. Ma i posti liberi erano pochi, e chi non era andato al fronte aveva avuto più tempo per prepararsi alle selezioni. Andò male. Ora, per tornare ad avere qualcosa di cui vivere, molti dei 35 licenziati stanno considerando misure drastiche, come arruolarsi da volontari in servizio attivo. Sono disposti a tornare dove fino a qualche mese prima non avrebbero mai voluto andare: a combattere. Alcuni sono già partiti per l’Afghanistan.

Alessandro Ursic

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