08/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Iniziative dalla stampa e dalle ong per tentare di testimoniare eventuali brogli e violenze ai seggi il 28 novembre prossimo

scritto per noi da
Silvia Mollicchi

Dopo dieci anni di lavoro nei polverosi uffici di Al-Ahram (giornale filo-governativo), Khaled Salah ha aperto il suo quotidiano indipendente, al-Youwm Al-Sabaper il momento online con una sola uscita settimanale stampata. In poco tempo è diventato il giornale online più cliccato in Egitto. Il progetto a cui sta lavorando ora consiste nel distribuire telecamere in giro per il Paese e riprendere le elezioni parlamentari del prossimo 28 novembre, seggio per seggio, nei vari governatorati. Ma non sarà un semplice esperimento di citizen journalism.

Ahmad Samih, invece, è direttore dell'Andalus Institute (centro di ricerca su diritti umani e democrazia). La sua principale attività in questo periodo è curare il training per un centinaio di giovani volontari, che si sparpaglieranno per il paese e monitoreranno i seggi delle province, segnalando live le eventuali scorrettezze. Giornali e società civile egiziani si preparano e cercano strade alternative per monitorare le elezioni, dato che quelle ufficiali sono quasi impraticabili.

Al momento, le garanzie di elezioni free and fair sono quasi nulle. Dal 2007, non è più il potere giudiziario a controllare le procedure elettorali, la responsabilità è passata al ministero degli Interni. Il presidente egiziano Hosni Mubarak e i ministri del suo governo hanno rifiutato pressoché qualunque offerta di monitoraggio da parte di associazioni e organizzazioni internazionali. Le timide preoccupazioni di Europa e Stati Uniti sono state stigmatizzate, in molteplici occasioni, come ingerenze straniere nella politica interna egiziana. Nonostante le dichiarazioni dell'Alta Commissione Elettorale, istituti per la difesa dei diritti umani e organizzazioni non governative varie, hanno poche speranze di ottenere il permesso per monitorare i seggi. In più, recentemente, un attacco massiccio è stato lanciato contro media indipendenti e d'opposizione. Se guardiamo alla tradizione elettorale egiziana, è facile prevedere brogli di varia natura, quello che mancherà, come spesso è accaduto in passato, sarà un vero sistema di denuncia.

L'Andalus Institute si è organizzato in un network di 125 organizzazioni. Chiederanno all'Alta Commissione Elettorale l'autorizzazione per monitorare i seggi. "Ma le possibilità di ottenerla sono quasi nulle", precisa Ahmad Samih. "Facciamo richiesta per ogni tornata elettorale, ma, a giudicare da come sono andate le cose per le elezioni del Majlis al-Shura (Camera Alta del Parlamento), non credo riusciremo ad avere permessi ufficiali". Della stessa opinione anche Nahla del Cairo Institute for Human Rights: "E' proprio il sistema che non funziona. Molte organizzazioni e istituti fanno richieste per autorizzazioni che spesso vengono rilasciate addirittura dopo le elezioni".

A tutto questo si aggiunge un sistema di censura che sembra in via di potenziamento, proprio nel momento in cui voci critiche ed indipendenti dovrebbero alzarsi più forti. I casi sono stati tantissimi negli ultimi due mesi.
Cinque canali televisivi sono stati chiusi. La trasmissione del programma al-Qahira al-Yowm (Cairo Oggi) è stata interrotta. Ibrahim Eissa, presentatore del programma e penna critica nei confronti del regime ha perso la direzione del suo giornale, l'indipendente al-Dustur, licenziato. Quando el-Sayyid el-Badawy, leader del partito Wafd, ha acquistato il quotidiano, Eissa è stato cacciato su due piedi. Un episodio che ha causato non poche polemiche e una catena di scioperi promossa dai redattori del giornale.

Anche le norme che regolano le licenze per i canali satellitari privati sono cambiate. Ora il permesso di trasmissione non andrà più richiesto all'Autorità Nazionale per le Telecomunicazioni, ma all'Unione delle Reti e Radio Egiziane, che ha non pochi interessi a frenare le attività degli emittenti privati.
Per non parlare delle nuove regole sulla diffusione di sms di massa. D'ora in avanti l'authority del governo controllerà il contenuto e il flusso dei messaggi. Peccato che sms di massa non siano usati solo per pubblicità, ma anche per diffondere notizie o per mobilitare i simpatizzanti dei vari movimenti d'opposizione.

"Il problema è che il governo si guarda bene dall'usare qualunque ragione apertamente politica. Tutti i provvedimenti adottati finora sono giustificati con questioni legali o amministrative" spiega Salah. In fin dei conti può essere anche ragionevole deliberare una legge che regoli il flusso di sms in genere, visto che in Egitto non esiste una norma competente in materia. Il problema è che in un sistema autoritario come quello egiziano il fine non è la semplice e civile regolazione.

"E' una questione di controllo sociale su media e società civile -spiega Khaled Salah- Il governo non vuole veramente chiudere tutti i giornali d'opposizione. Troppo scandalo e troppo dispendio d'energie. Vogliono semplicemente metterci in guardia, tenerci sull'attenti. In realtà, il Partito Nazionale Democratico (Pnd) di Mubarak teme l'opinione pubblica, soprattutto in vista delle presidenziali, e le possibili tensioni, gli atti di dissenso in generale".

In questo clima, l'iniziativa del direttore de al-Youwm Al-Saba assume un sapore particolare. La redazione del giornale distribuirà tra le cinque e le dieci telecamere in ogni governatorato. Saranno assegnate ad altrettante troupe che si avvarranno del contributo di volontari locali per monitorare i seggi. "Non abbiamo un'agenda politica, le nostre troupe riporteranno quello che vedono senza intervenire e senza commento audio. Cercheranno di entrare nei seggi, ma senza forzare la mano. Poi uploaderemo tutto sul sito del giornale, anche lì, senza commento. Probabilmente, le immagini non avranno bisogno di alcun commento".

Il compito sembra abbastanza rischioso, considerato che nel 2005, in vari seggi, è esplosa la violenza e almeno dieci persone sono morte. "Cercheremo di sfruttare i legami tribali e familiari che, soprattutto nelle province, regolano le elezioni". C'è qualcosa, infatti, che il Pnd non riesce ancora bene a controllare e con cui deve mediare continuamente. Esiste tutta una rete di relazioni tribali, che sostiene certi candidati piuttosto che altri e porta intere famiglie a votare. Un sistema antiquato, quanto mai lontano dalle procedure democratiche, ma che persiste ancora in Alto Egitto e nel Delta del Nilo. Le dinamiche che legano vari clan per il controllo territoriale sono il fattore da tenere d'occhio per il Pnd. "Per assurdo che sia, cercheremo di avvalerci proprio di queste relazioni per difendere i nostri inviati. In molte aree remote dell'Egitto, la polizia e i suoi uomini in borghese non possono nulla contro le dinamiche tribali - spiega Khaled - Anzitutto, noi sceglieremo volontari locali, noti e riconoscibili nella regione. Cercheranno di lavorare approfittando degli spazi di sicurezza garantiti dalle famiglie in competizione tra loro. Durante le elezioni, nessuno si azzarda a toccare il protetto di un'altra famiglia".

Le iniziative di monitoraggio informale e report in presa diretta durante il voto non sono una novità. Il fatto che istituti di ricerca e giornali comincino ad adottarli sempre più frequentemente, però, indica che la società civile egiziana, nonostante 29 anni di impero Mubarak e un sistema politico stagnante, continua a muoversi. Anche questo sarà un fattore da tenere in considerazione durante il prossimo anno.

Parole chiave: hosni mubarak, Ibrahim Eissa
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Egitto