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Le elezioni in Birmania "sono tutto fuorché libere e giuste" ha detto il presidente Usa Barack Obama da Mumbai. Ma agli oppositori del regime militare è rimasto solo debole strumento di protesta: i sostenitori del partito d'opposizione di Aung San Suu Kyi, tenuta strategicamente agli arresti domiciliari, la Lega Nazionale per la Democrazia, hanno potuto optare per il boicottaggio, su invito della stessa Suu Kyi, oppure votare in massa per qualunque altro partito, come la Forza Democratica Nazionale.
Secondo quanto riferisce la televisione di Stato, cinquantasette candidati sarebbero già dichiarati vincitori. Tra di loro, quarantatre appartengono al partito della giunta, tra cui il ministro degli Esteri.
Ciò che rende difficile la strada dell'opposizione è la stessa legge elettorale, che riserva venticinque per cento dei seggi al partito della giunta a priori. E pone una tassa per candidarsi di cinquecento dollari che esclude i partiti più poveri. Fa discutere la scelta di non numerare le schede, che favorisce inevitabilmente i brogli.
La comunità internazionale, eccetto la Cina, ha criticato lo svolgimento delle elezioni birmane. L'ambasciatore britannico Andrew Heyn ha così commentato: "L'unico vero risultato sorprendente sarebbe il caso in cui un partito filo-governativo battesse un partito ancora più filo-governativo", riferendosi al Partito di Unità Nazionale.