08/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il sospetto è che un leader dell'Esercito dell'Islam si stato ucciso da una una nave nel Mediterraneo

scritto per noi da
Vittorio Arrigoni
 

L'alone di mistero attorno al tipo di attacco che ha fatto saltare in aria l'automobile guidata da Muhamad Jamal Nimnim, mercoledì 4 novembre a mezzogiorno nel centro di Gaza city, pare svelarsi e lasciare il campo a inquietanti scenari.
 
Nimnim, 27 anni dal campo profughi di Shati, era uno dei leader dell'Esercito dell'Islam, e nel 2007 aveva fatto da mediatore con Hamas per il rilascio del giornalista britannico della Bbc Alan Johnston, rapito dalle sue milizie.
 Poco dopo l'esplosione che l'ha ucciso sul colpo, ferendo gravemente un altro passeggero con lui a bordo mentre transitavano vicino all'università islamica, i numerosi  testimoni in strada avevano raccontato di non aver visto in cielo né droni né caccia F16 israeliani, cosa scontata prima e dopo ogni bombardamento aereo.
Quindi dapprima si era parlato con certezza di un ordigno sull'automobile fatto detonare a distanza, evento raro a Gaza, ma con precedenti: in passato collaborazionisti d'Israele avevano infatti già compiuto attentati simili.

Dopodiché analizzando i resti della bomba e studiando il cratere creatosi dall'esplosione si era giunti a definire senza ombra di dubbio l'attacco come missilistico, sebbene sferrato da un mezzo militare invisibile e sconosciuto.
Infine durante una conferenza stampa la portavoce dell'esercito israeliano, oltre a definire Nimim una cellula di un gruppo terrorista infiltrato dalla Striscia di Gaza nella penisola del Sinai per progettare attentati a obbiettivi israeliani e statunitensi, aveva fatto sorgere sospetti inquietanti poi confermati dichiarando: "Senza entrare specificatamente nei dettagli, posso dirvi che così come con altre forze alleate c'e' una grossa cooperazione militare e di intelligence fra noi e gli statunitensi".

Alla domanda su come materialmente i militari d'Israele abbiano operato con l'esercito Usa per uccidere Muhamad Jamal Nimnim il portavoce aveva preferito non rispondere.
Una risposta attendibile ce la fornisce oggi un sito web israeliano: Debkafile. Secondo i giornalisti investigativi di questo sito vicino agli ambienti militari e di spionistici di Tel Aviv, il missile che ha colpito l'automobile di Nimnim non è stato sparato da un mezzo militare israeliano bensì da una nave da guerra Usa in navigazione nel Mediterraneo.
Sul come i servizi segreti israeliani abbiano potuto minuziosamente monitorare i movimenti del miliziano palestinese e passare informazioni così precise alle nave da guerra Usa per colpirlo, a Gaza abbiamo le idee molto chiare.

Non è una coincidenza infatti che l'automobile su cui viaggiava Nimnim apparteneva al limitato parco macchine che Israele nell'ultimo mese ha ricominciato a far entrare dal valico commerciale di Kerem Shalom, dopo che dal 2007 le auto hanno sempre fatto parte della lista dei beni banditi dalla Striscia.

Israele sa benissimo che gli unici a potersi permettere automobili nuove a Gaza sono i leader dei gruppi armati e lo so bene anche Hamas, che infatti tramite il suo ministero degli Interni aveva già allertato gli acquirenti della possibile presenza sulle automobili di dispositivi di localizzazione.

Questo sarebbe il primo assassinio mirato statunitense nella Striscia di Gaza dopo che assassinii simili made in Usa contro sospetti terroristi sono già avvenuti in Iraq, Yemen e Somalia. Un caro e vecchio amico, Khalil, allargando le braccia sconsolato, ha cosi' commentato l'esito della vicenda: "Non bastavano le bombe di Netanyahu, ora pure quelle di Obama. Gaza è come una trappola per topi, contro cui la prossima volta spareranno dalla Luna".
Restiamo Umani.