I rapimenti sono diventati una consuetudine a Port au Prince. E non risparmiano nessuno.
Si vive un brutto momento a Port au Prince. In quella che viene considerata una delle perle dei Caraibi, nelle ultime settimane
si sono verificati numerosi atti di violenza, che rigettano nel panico una nazione
già ben oltre il collasso generale. Numerosi scontri a fuoco hanno riempito l’aria
dell’odore forte del piombo. Da una parte i ribelli fedeli all’ex presidente Aristide,
spalleggiati da un manipolo di delinquenti comuni, dall’altra i caschi blu della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite, la Minustah, stabilitisi ad Haiti per cercare di riportare l’ordine, senza tuttavia riuscirvi
se non in parte.
Dalle informazioni che giungono dalle radio haitiane, pare che nella giornata
di ieri, durante l’ennesima sparatoria, abbia perso la vita un uomo della missione
Onu. L’ennesimo sacrificio per riportare una pace che troppo tempo è assente in
questa terra meravigliosa.
Cosa succede. “La situazione sta via via migliorando” racconta Suor Anna, missionaria a Port au Prince, che vive assieme alle sue consorelle nel terrore
quotidiano. “Nei giorni scorsi però è stato tremendo. Abbiamo sentito per diverse
volte colpi di mitra vicino alla scuola. Ormai è
da lungo tempo che si spara da queste parti.”
La violenza, a Haiti, è riesplosa il 30 settembre scorso. Da quel momento si calcola che siano circa
seicento le persone che hanno perso la vita in quella che è, a tutti gli effetti,
una guerra civile dimenticata. Ma adesso il timore è dato da un nuovo tipo di
violenza: i sequestri.
La stagione dei sequestri. In pieno stile “guerra in Iraq” anche ad Haiti è iniziata, dopo “Operazione Baghdad”, la stagione dei rapimenti. “Sequestrano tutti. Poveri e benestanti (che sono
pochissimi)” dice Suor Anna. “Bisogna avere molta paura a girare per la capitale
e nella maggioranza dei casi si è costretti a cambiare strada più volte. Si corre
il rischio soprattutto nella zona della cattedrale e nel nord della capitale.
Ma anche a Cité Militaire e Cité Soleil (due quartieri notoriamente caldi) la situazione non è delle migliori. A noi
hanno rubato due volte la radio, unico mezzo di comunicazione, e l’altro giorno
proprio vicino a noi hanno rapito una donna”. I sequestri di persona sono diventati
un metodo tremendamente veloce per recuperare denaro e adesso riguardano anche
il personale internazionale. Non nasconde una certa preoccupazione Anna durante
il colloquio, inquietudine che avevamo sentito solo nei primi momenti della ormai
famosa cacciata di Aristide nel febbraio del 2004. “Hanno anche rapito un sacerdote. Si è salvato senza
il pagamento di alcun riscatto ma solo perché è stato riconosciuto, da uno dai
capi dei ribelli, come il suo maestro d’infanzia ”.
La Minustah pronta a reagire. Nei giorni scorsi ha fatto visita a Suor Anna una pattuglia della Minustah, formata da canadesi, per portare dei generi di conforto ai bambini, circa mille,
della scuola gestita dalle suore. “Ad un certo punto” dice la suora “è cominciata
una tremenda sparatoria in prossimità del nostro istituto. I bambini erano sotto
i banchi al sicuro, mentre gli uomini della forza di stabilizzazione hanno subito
fatto il gesto di estrarre le armi. Noi suore li abbiamo calmati. Miracolosamente
il tutto è durato poco e non ci sono stati pericoli, solo tanta paura. Ma è da
molto tempo che viviamo in questa condizione”.
Trema anche la terra. Sembra proprio che gli haitiani debbano tenere un occhio al cielo e uno alla
terra. L’anno scorso l’isola fu spazzata dall’uragano Jeanne, che causò morti e feriti, distruggendo al suo passaggio tutto ciò che incontrava,
lasciando l’isola in uno stato pietoso. Quell’uragano fu tanto potente e devastante
che interessò tutta l’area dei Caraibi, portando con sé morte e distruzione.
Adesso però gli haitiani devono stare attenti al nemico che arriva da terra,
il terremoto. “Nel fine settimana ci sono state due scosse del quarto grado, le
abbiamo sentite bene. Fortunatamente hanno fatto cadere solo qualche calcinaccio,
senza causare particolari danni. Secondo gli esperti, però, ne dovrebbe arrivare
una più forte e lì potremmo preoccuparci seriamente”.