18/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I rapimenti sono diventati una consuetudine a Port au Prince. E non risparmiano nessuno.
 
I bambini della scuola di Suor Anna (foto A.Grandi/Peacereproter)Si vive un brutto momento a Port au Prince. In quella che viene considerata una delle perle dei Caraibi, nelle ultime settimane si sono verificati numerosi atti di violenza, che rigettano nel panico una nazione già ben oltre il collasso generale. Numerosi scontri a fuoco hanno riempito l’aria dell’odore forte del piombo. Da una parte i ribelli fedeli all’ex presidente Aristide, spalleggiati da un manipolo di delinquenti comuni, dall’altra i caschi blu della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite, la Minustah, stabilitisi ad Haiti per cercare di riportare l’ordine, senza tuttavia riuscirvi se non in parte.
Dalle informazioni che giungono dalle radio haitiane, pare che nella giornata di ieri, durante l’ennesima sparatoria, abbia perso la vita un uomo della missione Onu. L’ennesimo sacrificio per riportare una pace che troppo tempo è assente in questa terra meravigliosa.
 
Cosa succede. “La situazione sta via via migliorando” racconta Suor Anna, missionaria a Port au Prince, che vive assieme alle sue consorelle nel terrore quotidiano. “Nei giorni scorsi però è stato tremendo. Abbiamo sentito per diverse volte colpi di mitra vicino alla scuola. Ormai è Suor Anna in un momento della giornata (foto A.Grandi/Peacereporter)da lungo tempo che si spara da queste parti.”
La violenza, a Haiti, è riesplosa il 30 settembre scorso. Da quel momento si calcola che siano circa seicento le persone che hanno perso la vita in quella che è, a tutti gli effetti, una guerra civile dimenticata. Ma adesso il timore è dato da un nuovo tipo di violenza: i sequestri.
 
La stagione dei sequestri. In pieno stile “guerra in Iraq” anche ad Haiti è iniziata, dopo “Operazione Baghdad”, la stagione dei rapimenti. “Sequestrano tutti. Poveri e benestanti (che sono pochissimi)” dice Suor Anna. “Bisogna avere molta paura a girare per la capitale e nella maggioranza dei casi si è costretti a cambiare strada più volte. Si corre il rischio soprattutto nella zona della cattedrale e nel nord della capitale. Ma anche a Cité Militaire e Cité Soleil  (due quartieri notoriamente caldi) la situazione non è delle migliori. A noi hanno rubato due volte la radio, unico mezzo di comunicazione, e l’altro giorno proprio vicino a noi hanno rapito una donna”. I sequestri di persona sono diventati un metodo tremendamente veloce per recuperare denaro e adesso riguardano anche il personale internazionale. Non nasconde una certa preoccupazione Anna durante il colloquio, inquietudine che avevamo sentito solo nei primi momenti della ormai famosa cacciata di Aristide nel febbraio del 2004. “Hanno anche rapito un sacerdote. Si è salvato senza Per le strade di Port au Prince, Haiti (foto A.Grandi/Peacereporter) il pagamento di alcun riscatto ma solo perché è stato riconosciuto, da uno dai capi dei ribelli, come il suo maestro d’infanzia ”.
 
La Minustah pronta a reagire. Nei giorni scorsi ha fatto visita a Suor Anna una pattuglia della Minustah, formata da canadesi, per portare dei generi di conforto ai bambini, circa mille, della scuola gestita dalle suore. “Ad un certo punto” dice la suora “è cominciata una tremenda sparatoria in prossimità del nostro istituto. I bambini erano sotto i banchi al sicuro, mentre gli uomini della forza di stabilizzazione hanno subito fatto il gesto di estrarre le armi. Noi suore li abbiamo calmati. Miracolosamente il tutto è durato poco e non ci sono stati pericoli, solo tanta paura. Ma è da molto tempo che viviamo in questa condizione”.
 
Per le starde della capitale haitiana (foto A.Grandi/Peacereporter)Trema anche la terra. Sembra proprio che gli haitiani debbano tenere un occhio al cielo e uno alla terra. L’anno scorso l’isola fu spazzata dall’uragano Jeanne, che causò morti e feriti, distruggendo al suo passaggio tutto ciò che incontrava, lasciando l’isola in uno stato pietoso. Quell’uragano fu tanto potente e devastante che interessò tutta l’area dei Caraibi, portando con sé morte e distruzione.
Adesso però gli haitiani devono stare attenti al nemico che arriva da terra, il terremoto. “Nel fine settimana ci sono state due scosse del quarto grado, le abbiamo sentite bene. Fortunatamente hanno fatto cadere solo qualche calcinaccio, senza causare particolari danni. Secondo gli esperti, però, ne dovrebbe arrivare una più forte e lì potremmo preoccuparci seriamente”.
 
 
 

Alessandro Grandi

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