02/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



In vista delle elezioni amministrative, il punto di un Paese sull'orlo di una crisi di nervi

scritto per noi da
Margherita Dean

Invece di dirigersi verso le sponde dello stagno, i cerchi concentrici nelle acque sporche in cui nuota la Grecia di questi tempi si chiudono un verso l'altro, sempre più stretti, tanto che l'asfissia minaccia gravemente un Paese che non nuota più, limitandosi a tentare di rimanere a galla.

I cerchi esterni sono rappresentati, indubbiamente, da quel bagaglio storico per cui la Grecia ha conosciuto corruzione, collusione e rapporti clientelari, mille aspetti che ne hanno deformato, almeno in parte, l'intero modo di essere cittadino di uno Stato in cui non si crede, per cui presto si arriva a non riconoscere la collettività stessa e dove l'abuso ed il sopruso mitridatizzano le coscienze di governati e governanti.

Stando all'ultimo rapporto di Transparency International, l'indice della percezione circa la corruzione regala alla Grecia un assai poco generoso voto del tre e mezzo, gettando il Paese al settantottesimo posto della classifica. Kostas Bakouris, presidente di Transparency International Grecia, osserva: ''Questa situazione si è creata nonostante i tentativi del governo, che ha introdotto norme positive, come quella sulla protezione degli informatori, sugli interventi tesi ad alleggerire la procedura processuale, sulla visibilità, sul controllo delle spese elettorali, sulla riforma amministrativa, per esempio. Gli sforzi, però, non sono stati sufficienti, poiché non sono ancora passati nella quotidianità di cittadini e imprenditori. Durante l'anno trascorso, si è palesata l'esigenza di un intervento d'insieme, di un attacco più coraggioso ai problemi e, naturalmente, della creazione di forme di governo più efficaci se vogliamo sconfiggere la corruzione. Scelte governative, come il condono fiscale o quello edilizio conducono in senso opposto e mandano messaggi sbagliati''.

Il Fisco, affamato di entrate come non mai, si dimostra, ancora una volta, incapace di riscuotere debiti accertati da anni: Ghiorgos Papandreou, il primo ministro, ha dichiarato che ''se tutti pagassero le tasse potremmo diminuire queste ultime anche della metà'' e che è a favore della progettata pubblicazione, sul sito del ministero delle Finanze, delle dichiarazioni di reddito di tutti, cittadini ed imprese. L'asfissia aumenta quando il presidente del Consiglio ammette l'impotenza dello Stato a combattere l'evasione fiscale che, stando a calcoli non ufficiali (ovviamente inesistenti), ammonta a circa sessanta miliardi di euro, mentre il debito della Grecia è di circa trecento miliardi, in attesa, nel 2011, di superare il 130 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Qualche giorno fa, una notizia ha reso ancor più tetro quest'autunno fiscale: il Fisco sta esaminando le 17.948 denunce di evasione o arricchimento illegale sporte da cittadini contro loro parenti, vicini, medici o ex soci. In uno scenario di memoria fascista, parenti denunciano parenti, clienti ed impiegati imprese, malati i loro dottori, mentre vicini segnalano condomini; il venti per cento delle spiate già indagate è fondata, mentre un'intera società si educa alla notte eterna della delazione.

È così che la Grecia si prepara per le elezioni amministrative del 7 novembre. All'inizio, esse parevano solo una salutare passeggiata per il partito Pasok al governo, forte della vittoria schiacciante di un anno fa: una semplice messa a prova della riforma amministrativa, per la quale il numero di comuni si è ridotto (trecentoventicinque dai novecento e passa), le competenze delle regioni (tredici) sono state ampliate, mentre le provincie sono state abrogate. Poi, però, grande parte dell'opposizione (escluso il partito di estrema destra, Laos, firmatario anch'esso della politica di austerità dell'esecutivo) ha voluto cogliere l'occasione di trasformare le amministrative in un voto contro il memorandum firmato dalla Grecia col Fondo Monetario Internazionale (Fmi), la Banca Centrale Europea (Bce) e l'Unione Europea (Ue). Un'intesa divenuta legge nazionale il 6 maggio scorso, che ha messo il coltello al collo del paese, pretendendo, in cambio del prestito di centodieci miliardi, oltre a salati tassi di interesse, misure di austerity che hanno, in sostanza, congelato il mercato interno. I risultati sono evidenti ad una semplice passeggiata per Atene: negozi chiusi, taxi che girano vuoti, appartamenti in vendita o in affitto a non finire, librerie storiche in difficoltà. Si contano, settimana dopo settimana, le assenze dai quartieri, sparizioni che implacabili trasformano il paesaggio urbano e lacerano il tessuto sociale greco.

La sfiducia, allora, diviene la seconda pelle dei greci: in uno degli ultimi sondaggi prima delle elezioni, alla domanda se il governo abbia un piano o agisca sulla base dei dettami del memorandum, il 16,7 per cento degli interrogati ha risposto di credere che il governo applichi politiche proprie, mentre il 77,5 per cento crede che il consiglio dei ministri segua gli ordini impartiti dai suoi creditori. È così che il primo ministro, dopo aver elargito dai cento ai trecento euro ai pensionati, ha deciso di gettare la spugna, ponendo il corpo elettorale dinanzi al dilemma o voto favorevole ai candidati del Pasok (definito, da Ghiorgos Papandreou: ''voto di responsabilità'') o elezioni anticipate. Un ricatto teso a ricompattare la base elettorale del partito socialista, ma intanto è almeno un mese che circolano voci, più o meno attendibili, circa il desiderio segreto del Fmi che si vada a elezioni parlamentari il prima possibile, quando una rielezione del governo sarebbe più probabile che alla scadenza del suo mandato (2013). Questo agevolerebbe la ristrutturazione del debito o, addirittura, la fuoriuscita della Bce e dell'Ue dal consorzio creditizio, perché la Grecia sia affidata al solo Fmi fino al 2020, circa.

Pare strano ma proprio un anno fa, Ghiorgos Papandreou aveva un vantaggio di cui pochi politici godono: era considerato un uomo sincero da molta parte dei suoi - allora non pochi - elettori. Di questi tempi l'immagine è ribaltata. Sono state molte le rassicurazioni circa la non necessità di nuove misure ''lacrime e sangue'', puntualmente arrivate a breve. I quattro miliardi che lo Stato è riuscito a raccogliere dai tagli alle pensioni e agli stipendi statali, sono andati persi nella serie infinita, pare, di conti che non tornano. Non solo, Papandreou aveva convinto la maggioranza del Paese che il ricorso al meccanismo di salvataggio era l'unica strada percorribile, al fine di sottrarre la Grecia alla bancarotta.

Eppure il fantasma del default è riapparso, mentre i mercati internazionali tornano a considerare i bond greci poco più che carta straccia. Sono sempre più gli economisti che parlano di quelle alternative che un anno fa erano percorribili, alternative più o meno radicali ma tutte accomunate dall'essere definibili come scelte coraggiose; la domanda, ormai frequente, è se il governo abbia avuto paura o se, invece, abbia lucidamente consegnato la Grecia alle élites economiche nazionali ed internazionali, mentre nessuno sa quale sia il vero debito greco, quale l'ammontare degli interessi, degli interessi sugli interessi e quali siano i creditori del Paese.

Parole chiave: bce, fmi, ue, atene, pasok, Ghiorgos Papandreou
Categoria: Politica, Popoli, Economia
Luogo: Grecia