05/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



In piazza contro i tagli sociali, tra crisi di governo e di indentità

scritto per noi da
Sergio Dalla Ca' di Dio

La crisi fa sentire dappertutto i propri effetti, dolorosi provvedimenti e proteste di massa si susseguono in tutta Europa: la Romania è da tempo al centro di profondi cambiamenti che stanno lentamente mettendo in ginocchio una popolazione sempre piú confusa, stretta tra l'accelerazione culturale europea e il passato comunista.

Negli ultimi mesi si sono susseguiti le manovre anticrisi: tagli salariali in nome dell'austeritá, proposte di legge, da quella sulle pensioni a quella sull'educazione, rimpasti di governo (sette ministri cambiati nel solo mese di settembre), mozioni di sfiducia, proteste di piazza.
La settimana si è aperta lunedi con circa tremila militari della riserva che hanno protestato a Palazzo Cotroceni, residenza del presidente Traian Băsescu, contro i recenti tagli alle pensioni che hanno toccato in maniera seria anche i reduci di guerra: al grido di "Abbasso Băsescu" hanno dato fuoco a numerose fotografie del capo di stato, urlando "Brucia il topo di fogna!". E' stato bruciato anche un cappello da marinaio, simbolo del passato in marina del presidente rumeno.

Se la settimana di Băsescu è iniziata male, quella del premier Emil Boc ha avuto una due giorni di vera passione iniziata mercoledì con una mozione di sfiducia, la quinta in questi due anni, a cui il suo governo è resistito astenendosi in massa dal voto: l'opposizione non è riuscita a trovare i 236 voti necessari, fermandosi a 219; il precedente tentativo, avvenuto lo scorso giugno, aveva visto bloccarsi la mozione a 228 voti. Mercoledì sette ore di dibattito hanno mantenuto il governo in funzione pur senza aver ricevuto voti a favore ma appunto solo astensioni. Confermata anche la manovra finanziaria, causa della mozione.
Dibattiti e voto si sono svolti con una vera e propria mobilitazione di massa sullo sfondo: in migliaia si sono trovati a Bucarest per protestare, bloccando il traffico della capitale. Un numero tuttora non certo di persone (chi dice venti mila, chi dice cento mila, la cifra più verosimile si aggira sui cinquanta mila) è sceso in piazza. Sindacalisti di tutto il paese, da Craiova a Braşov, da Costanza a Timişoara, dipendenti pubblici, professori, poliziotti, dipendenti del settore sanitario; in autobus, treno, macchina, tutti in viaggio nella notte.

Si è tentato in ogni modo di limitare l'adesione alle proteste: rifiuto di trasporto da parte delle imprese di mezzi pubblici, minacciate di ritiro delle licenze, controlli serrati lungo le strade di accesso alla città, respingimenti; i professori universitari hanno ricevuto minacce di sostituzione delle loro cattedre; Elena Udrea, ministra dello Sviluppo e del Turismo, ha addirittura ventilato possibili azioni legali contro i manifestanti. Le varie federazioni sindacali hanno emesso un comunicato denunciando "il tentativo di screditamento da parte del governo delle azioni di protesta intraprese e il disprezzo nei confronti di lavoratori e disoccupati". Si parla di ritorno al passato, di metodi utilizzati all'epoca del regime, quindi non stupisce se qualcuno evoca vecchi fantasmi: "Siamo arrivati al limite: o riceviamo stipendi, o facciamo una rivoluzione".

I sindacati sono rimasti fuori dal palazzo del Parlamento per tutta la durata della discussione: alla fine alcuni di loro hanno discusso animatamente con le forze dell'ordine, provocando anche qualche incidente. Non sono stati gli unici momenti di tensione: per tutta la giornata ci sono stati tentativi di entrare in aula a seguire i lavori, anche da parte di alcuni giornalisti, tutti respinti con decisione. L'accesso è stato permesso solo ai membri di alcune associazioni contrarie alla mozione e favorevoli al governo. La presenza di gendarmeria e poliziotti è inizialmente arrivata fin dentro al Parlamento, prima che il presidente del Senato, il socialdemocratico Mircea Geoană, gli chiedesse di uscire, considerando inutile la loro presenza.

Vietando il voto la coalizione si è tutelata da possibili "tradimenti", una strategia efficace ma che ha attratto numerose critiche, tra cui le piú dure arrivano da Crin Antonescu, presidente del PNL, terzo partito per numero di elettori in Romania: "Il Governo Boc è un governo incompetente, di malaffare, che manifesta cinismo verso i propri cittadini. Quella proposta non è una riforma, ma la fase finale di una malattia lunga venti anni! Sia chiaro: sono d'accordo con chi dice che tutti i governi che si sono alternati in questi due decenni hanno delle colpe! Allo stesso tempo peró domando ai signori della maggioranza, che oggi possono scegliere se votare questa mozione oppure no: le soluzioni per risolvere questa situazione devono arrivare dal salario di un professore? Sconfiggiamo la crisi con lo stipendio di un poliziotto? Sono questi i "grandi" guadagni da cercare? C'è bisogno di una riforma, ma nell'interesse della nazione non di inutili tagli indiscriminati".

Antonescu ha proseguito in tono ironico: "Purtroppo è vero che non tutti i dipendenti pubblici di questo paese hanno davvero da fare qualcosa: il primo ministro Boc ad esempio non necessita piú di assistenza pubblica, va mandato a lavorare! Non lasciamo un'intera nazione a sostenerlo, da ora in poi aiutiamo solo chi ha davvero bisogno!". Stoccate finali osservando il rapporto tra il primo ministro e Băsescu: "Un pessimo esempio di feudalesimo rumeno postcomunista: in questi due anni al governo non lo ha criticato nemmeno una volta". Appello finale ai deputati contro l'astensione: "Se pretendiamo democrazia e non vogliamo uscire dagli standard europei assumiamoci le nostre responsabilitá: come pensiamo di proseguire con un governo che non ha nemmeno un voto di fiducia da parte del Parlamento?".

Victor Ponta, presidente del PSD, principale partito di opposizione, ha dichiarato che "Oggi è cominciata la fine del regime di Băsescu! Ci sono cento mila uomini in piazza che chiedono se hanno una possibilitá reale di vivere in questo paese! Milioni di rumeni osservano cosa accade nella loro terra e vedono un parlamento dove menzogna e furto sono all'ordine del giorno: per favore, chi si sente ancora un parlamentare onesto, faccia il proprio dovere a favore del popolo rumeno e non di Băsescu o Boc!". Momenti di tensione si sono vissuti quando il primo ministro è stato circondato da esponenti socialdemocratici che gli hanno portato quaranta dossier contenenti due milioni e mezzo di firme di cittadini di tutto il Paese richiedenti le sue dimissioni.
Boc ha replicato: "Se applicassimo le misure richieste dal PSD il deficit crescerebbe vertiginosamente: ci troviamo in un momento cruciale, o prendiamo queste misure dolorose e usciamo dalla crisi oppure cediamo al populismo dell'opposizione e rinunciamo alla crescita che avremo l'anno prossimo. Capisco il malcontento della gente, non è facile spiegare che questa situazione deriva da errori del passato, ognuno guarda giustamente alle proprie difficoltá attuali, senza pensare ai venti anni di malgoverno precedenti: abbiamo uno stato sovradimensionato, obeso, un sistema malato sia a livello finanziario che economico. Quando soffri di una malattia così grave o ti curi, anche se è doloroso, oppure muori: noi abbiamo scelto un medicinale dal gusto amaro ma che assicura la cura. Affrontiamo la peggior crisi internazionale degli ultimi sessanta anni, i governi stranieri piú responsabili stanno prendendo tutti misure difficili, operando tagli ai costi sociali: abbiamo segnali positivi, confidiamo di iniziare l'uscita dalla crisi l'anno prossimo. Il miglior segnale viene dalle esportazioni che hanno iniziato quest'anno una crescita, ma anche dal fatto che dopo ventuno anni di aumento costante della disoccupazione, quest'anno il numero è iniziato a diminuire! Il 2011 può essere un anno di crescita! Ringrazio i rumeni per la loro pazienza".

Al termine del voto il primo ministro, dopo aver escluso categoricamente di aver pagato i suoi parlamentari per l'astensione, ha affermato la "vittoria della ragione contro populismo e demagogia: il Governo porterà la Romania fuori dalla crisi", mentre Antonescu ha parlato di "uomini della maggioranza senza colonna vertebrale" e Ponta ha definito l'astensione "il gesto più vile degli ultimi venti anni di politica". Elena Udrea ha parlato di "campagna di disinformazione da parte delle televisioni dell'opposizione, dove si cerca sempre di far cadere il governo. PSD e PNL non sono i cani da guardia della democrazia, come vorrebbero far credere, ma lupi che hanno mangiato per anni al ricco tavolo dello stato: la crisi di oggi è frutto degli errori dei passati governi PSD e PNL". All'insuccesso della mozione hanno contribuito anche le divergenze tra liberali e social- democratici: il PSD ha criticato "l'eccessiva sovraesposizione mediatica degli ultimi giorni" precedenti al voto dei esponenti del PNL, che poco hanno portato in termini concreti di voti. Inoltre Ponta ha rifiutato di discutere il nome del possibile futuro premier da sostenere nel caso il governo Boc fosse caduto in una rosa di tre nomi proposti da Antonescu: "Come può credere di essere preso seriamente se fa una proposta attraverso la stampa? E' come se io acquistassi qualche azione della Microsoft e annunciassi in una conferenza che proporrò il presidente del Cda a Bill Gates: qualcuno mi darebbe retta?".

Archiviata la mozione, giovedì è stato il turno della discussione sulla proposta di Legge sull'educazione, dopo che nella notte di mercoledi il Governo Boc ha adottato in tutta fretta la forma finale della legge, assumendosene unilateralmente la responsabilità, provocando questa volta proteste accese soprattutto da parte di professori e insegnanti, critici riguardo ai tagli salariali imposti alle loro categorie. Il Presidente del Senato, Mircea Geoană, ha dichiarato: "Ho informato la Corte Costituzionale riguardo all'assunzione di responsabilità da parte del Governo. La mia opinione era di aspettare prima di procedere, dato che ieri la Corte ha deciso di rinviare ogni decisione al 3 novembre e se si dichiara contro la legge si possono creare conflitti istituzionali. Purtroppo però non si è raggiunto il numero di voti utile per rinviare la decisione".

Il primo ministro ha presentato il progetto di legge con un aula quasi vuota, dato che l'opposizione ha abbandonato per protesta. Il leader dei deputati penelisti, Călin Popescu Tăriceanu, ha affermato che "i liberali hanno preso la decisione di uscire dalla sala dopo che non si è rispettata la procedura, dando la parola a Boc e non ai parlamentari per dibattere la legge". Secondo il primo ministro "Questa legge cambia l'educazione rumena fin dalle fondamenta, avrà riscontri profondi sia nell'ambito universitario che in quello preuniversitario: da un insegnamento basato sulle informazioni si passa a uno basato sulle compretenze".
Il ministro dell'Educazione, Daniel Funeriu, giustifica la rapidità della manovra sottolineando che: "La legge deve entrare in vigore il prima possibile: prima abbiamo la legge, prima avremo un'educazione di qualità". Il PNL deporrà una mozione di censura riferita all'incostituzionalità della legge: "Speriamo che questa mozione passi, a differenza di quella di mercoledì, ne va del futuro dei nostri figli!" ha detto un parlamentare. Il PSD sosterrà la mozione.

Tra le modifiche che apporterà la legge le più importanti riguardano il divieto di occupare simultaneamente ruoli di conduzione nelle Università per parenti fino al terzo grado, quello di occupare funzioni direttive nei partiti politici per i direttori di istituzioni scolastiche e universitarie, come misura di "spoliticizzazione" del sistema educativo, e il raccorpamento di istituti scolastici: spesso in Romania, soprattutto a livello rurale, ci sono scuole di paese con pochissimi iscritti, "concentrare i bambini negli istituti assicurando un trasporto ragionevole migliora il servizio e offre maggior possibilità di integrazione", ha affermato Funeriu.
Il punto più contestato è comunque quello che prevede l'insegnamento di tutte le materie, ad eccezione della lingua rumena, nelle lingue delle minoranze nazionali: in pratica i bambini delle comunità magiare e rom potranno studiare e seguire quasi tutte le lezioni in lingua madre. Questa decisione ha scaturito accesi dibattiti: c'è chi si oppone, sostenendo che i bambini delle minoranze sarebbero sfavoriti rispetto agli altri, soprattutto per quello che riguarda le materie storiche e geografiche, dove si riscontrerebbero problemi legati alla nomenclatura e alla toponomastica (i nomi di grandi eroi o di luoghi geografici, ad esempio, sono diversi da una lingua all'altra), ma anche a visioni e versioni "storico-culturali" differenti, se non proprio in contrasto, che potrebbero essere difficili da gestire per maestri e professori; dall'altro lato c'è chi sostiene l'insegnamento in lingua materna, affermando che questa legge regolamenta una situazione già in atto, dato che maestri e professori di alcune zone del paese insegnano già in lingua materna, limitandosi a tradurre durante le lezioni i manuali scritti in rumeno.

Zoe Petre, professore di storia all'Università di Bucarest, sostiene che la proposta è buona: "Sarebbe un modo per favorire l'apprendimento dei bambini, purchè i manuali siano scritti in modo identico a quelli in lingua rumena! C'è una tendenza a preoccuparsi troppo della lingua in cui si insegna mentre sono più importanti i contenuti espressi!".
Molti però vedono dietro questa legge la pressione dell'UDMR, l'Unione Democratica Magiara di Romania, il maggiore partito rumeno attivo nella difesa dei diritti degli ungheresi presenti nel paese, alleati del PDL al governo, in continua ascesa nelle zone di confine con l'Ungheria e in quelle del Ținutului Secuiesc, regione della Transilvania abitata da consistenti comunità magiare, spesso maggioranza della popolazione: negli ultimi mesi c'è stata un escalation di richieste da parte dell'UDMR, sempre più decisa a proporre autonomie decisionali, federalismo e, in alcuni casi, secessione dal governo di Bucarest. Gli imbarazzi hanno portato qualche incrinatura anche nelle relazioni tra Romania e Ungheria, dato che Budapest tende a difendere i movimenti magiari all'estero: è recente ad esempio la concessione della cittadinanza a tutti gli ungheresi presenti anche al di fuori del territorio nazionale. Qualcuno all'interno dell'opposizione ha visto una sorta di "scambio" tra gli alleati PDL e UDMR: l'astensione dal voto mercoledì in cambio della Legge sull'Educazione con le modifiche relative alla lingua magiara.

In ogni caso tra lunedì e giovedì, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il Governo ha ricevuto segnali concreti del livello di tensione sociale raggiunto negli ultimi mesi: è necessario trovare delle soluzioni, altrimenti il rischio è quello di una pericolosa deriva violenta. I toni aspri e belligeranti utilizzati dai politici accendono ulteriormente gli animi dei manifestanti, mentre i sindacati hanno minacciato nuovi scioperi, a partire da lunedì 1 novembre: il tempo stringe per Boc e Băsescu e servono azioni concrete da parte di tutti per evitare che il paese scivoli ancora di più nella crisi.

Parole chiave: Traian Bă, sescu, bucarest, Emil Boc
Categoria: Politica, Popoli, Economia
Luogo: Romania