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La fossa di Emir non si può vedere. E' più grande di quelle dove i serbi buttarono i cadaveri dei circa otto mila uomini e ragazzi musulmani massacrati in poche ore, nel 1995. La sua fossa è nell'anima, profonda e nera. Un buco dove ha nascosto, come tutti i sopravvissuti, ore lunghe come vite, nei concitati momenti che precedettero la mattanza.
Un libro necessario. Cartoline dalla fossa - Diario di Srebrenica, dopo cinque anni, è finalmente disponibile in italiano. Grazie alla coraggiosa casa editrice Beit di Trieste che, nell'anniversario dei quindici anni dall'eccidio, hanno pubblicato le memorie di colui che all'epoca era un ragazzo cresciuto troppo in fretta. La traduzione di Alice Parmeggiani regala a tutti l'opportunità di non dimenticare, in tempi dove si ha fretta di pensare a un eterno oggi, senza domani e senza memoria.
Il libro racconta tutto l'assedio di Srebrenica, città a maggioranza musulmana, che il conflitto esploso con la dissoluzione della ex-Jugoslavia aveva sorpreso in un territorio a maggioranza serba. Sull'asse strategico fondamentale che sarebbe servito, secondo i piani dei criminali che avevano proclamato la Repubblica serba di Bosnia, a collegare il loro territorio a Belgrado. Per tre anni Srebrenica fu circondata: più di quaranta mila persone persero la vita, la casa, il passato e il futuro. Emir ha avuto salva la vita grazie al suo lavoro per le Nazioni Unite, che avevano dichiarato l'area ‘protetta' nel 1993, ma che davanti all'avanzare del generale Ratko Mladic e dei suoi sgherri si sciolsero come neve al sole.
Emir racconta tutto questo, senza pietà, senza sconti per nessuno. Ecco che il gelido Mladic in persona lo fa chiamare a sé, controlla i suoi documenti, gli pone domande. Una roulette russa, dalla quale Emir salva la pelle. Ma l'autore è vero nel raccontare la quotidianità di un assedio, dove i difensori musulmani della città non appaiono meno compromessi dei serbi attaccanti, o dove la freddezza del generale Mladic nello giocare con la vita e con la morte di migliaia di persone non risulta meno grave dei profittatori di guerra, capaci di nascondere cibo e masserizie ai loro stessi concittadini divorati da fame e stenti.
I giorni di Emir ci restituiscono, fuori dagli stereotipi balcanici, il dramma di un ragazzo neanche di venti anni, che vede la sua quotidianità andare in frantumi. Questo libro è, allo stesso tempo, documento e diario. Memoria dei fatti e Spoon River delle vite delle persone comuni. Tutti quei Nezir, Vahid, Hanifa, Senad che nessun libro di storia citerà mai. Anche Emir, scrivendo questo libro, li ha sepolti in una fossa. Ma ha scritto per invitare tutti gli altri ad avere il coraggio di guardarci dentro.
Christian Elia
Parole chiave: cartoline dalla fossa, srebrenica, ratoko mladic, emir suljagic