28/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le istanze sociali e i temi ecologici, cavalli di battaglia di Marina Silva, sono ormai le linee guida per chiunque salirà al Plenalto domenica. Entrambi i candidati si sono compromessi a sostenerli in cambio dei voti verdi

Rousseff batterà Serra per quindici punti. O almeno questo è quanto hanno previsto quei sondaggi capricciosi che già al primo turno hanno giocato un brutto tiro alla stessa candidata lulista dandola per vittoriosa senza sé e senza ma.

Se comunque questa volta dovessero azzeccarci, il Brasile avrà la sua prima donna presidente, e questo grazie a quell'elettorato evangelico che pare averla scelta nelle ultime giornate di campagna elettorale. Sarà proprio quella marea di fedeli protestanti che hanno portato la pasionaria verde Marina Silva - che da tempo ha lasciato il cattolicesimo per una non meglio precisata fede protestante - a sfiorare i venti punti percentuali al primo turno, a fungere da ago della bilancia nel testa a testa. E questo loro posizionarsi con il Pt arriva quasi inaspettato, dopo lo scivolone della prescelta di Lula che in un primo tempo si diceva fosse favorevole all'aborto, il tema tabù per tutti i cristiani praticanti.

"Lula è il miglior governante che abbia mai avuto il Brasile. Andiamo a fargli un regalo: più voti per Dilma", ha dichiarato in questi ultimi comizi che sono caduti proprio nei giorni intorno al compleanno del presidente uscente, che ha compiuto 65 anni il 27 ottobre. Un compleanno triste, per lui, per la perdita dell'amico di sempre Nestor Kirchner, ex presidente argentino e ora a capo dell'Unasur, accanto al quale ha percorso, spalla a spalla, ogni passo del cambiamento sociale e politico del Continente nella sua parabola di emancipazione dagli Stati Uniti. A sua memoria, Lula ha indetto tre giorni di lutto nazionale.

Il socialdemocratico José Serra, comunque, non molla e, puntando tutto sull'inesattezza dei sondaggi, promette: continuazione con Lula ma più enfasi sull'industrializzazione del paese. Comunque vada, dunque, Lula vincerà, perché quel che è stato non lo rinnega neppure il suo più acerrimo rivale. Al quale certo conviene non attaccare un presidente che esce con l'83 percento dei consensi e che invece ha sempre preso le distanze da lui. "Se domenica vincerà Serra, sarà un enorme passo indietro per il Brasile", ha dichiarato a più riprese. E via puntando il dito contro le "mascalzonate" dell'opposizione tese a screditare la sua delfina, insinuandore un coinvolgimento in presunti casi di corruzione.

Ma Serra, evitando di attaccare l'intoccabile Lula, non ha avuto altra scelta se non sparare ogni cartuccia possibile contro Rousseff e il Pt, dipinto come un partito antidemocratico e bugiardo. "Dilma incarna il regredire di un paese esportatore di alimenti, di materie prime, che sta lasciando da una parte l'industria", ha dichiarato il candidato del Psdb. Che sta puntando tutto sulla carta neopentecostali. Perché mentre la maggioranza degli evangelici voterranno, appunto, per il Pt, Serra sarà supportato in toto dai tantissimi neopentacostali, fedeli anch'essi all'esclusa Silva dei Verdi. I quali arrivano divisi al ballottaggio, perché comunque attaccati a quella "terza via" rappresentata da quella donna ex Pt, erede di Chico Mendes, che sarà protagonista certa delle elezioni del 2014. E che comunque già da ora ha iniziato a tenere in qualche modo in scacco il futuro presidente del Brasile. Per ottenere i suoi voti entrambi i candidati si sono compromessi con le istanze sociali e i temi ecologici, cavalli di battaglia di Marina Silva e ora linee guida per chiunque salirà al Plenalto domenica. "Questa è la più grande soddisfazione", ha dichiarato.

 

Stella Spinelli

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