25/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La grande mela si prepara ad accogliere la convention dei repubblicani. A modo suo
scritto per noi da
Daniele De Luca
 
 
Manifestazione a New YorkNel salone-teatro adiacente alla chiesa di St Mark’s, East Village, Tim e due suoi amici hanno appena terminato la riunione preparatoria intitolata “Metodi di resistenza passiva” e distribuiscono evaluation forms, piccoli foglietti ciclostilati dove si chiede ai partecipanti di commentare la riunione e indicare dubbi o proposte. Contemporaneamente in un teatro sulla 42esima gli artisti di Theatre Against War sono sul palco per raccogliere fondi, mentre in case private, parchi o semplicemente al bar altre decine di gruppi e associazioni fanno il punto della situazione.

La New York anti-Bush è in piena fibrillazione in vista della convention repubblicana; si stanno preparando decine di contromanifestazioni per quello che promette di essere un appuntamento storico, con centinaia di migliaia di persone in arrivo da ogni parte degli Stati Uniti, che per una intera settimana faranno di tutto per dire ai delegati repubblicani e al loro capo in testa che non sono affatto benvenuti. La polizia, da parte sua, farà di tutto per impedirlo. In mezzo una città che attende con il fiato sospeso l’evento, e molti se ne andranno in campagna per evitare fastidi e probabili, biblici, ingorghi.

Rnc not welcome Tim e i suoi compagni hanno una certa esperienza delle pratiche della polizia a stelle e strisce e ai volontari insegnano come difendersi, come chiudersi in circolo tenendosi per le braccia per impedire gli arresti; spiegano che bisogna sedersi per terra, uno aggrappato all’altro con le gambe ben serrate e chiuse, per non offrire facili prese. Raccomandano di non andare in manifestazione con capelli troppo lunghi o trecce, perché sono facili appigli per gli agenti e per lo stesso motivo di evitare di indossare collane o ciondoli. Mostrano come ci si incatena alle pipes, tubi di ferro cavi cui ci si aggancia a coppie con catene e moschettoni da scalatore; simulano le azioni degli agenti e avvertono che in ultima istanza, se proprio i cops non riusciranno a prendere nessuno tirandolo per le braccia, le gambe o i capelli, allora si innervosiranno, tireranno fuori gli spray irritanti e possibilmente tireranno qualche manganellata.

Poi fanno le prove di “gruppo a terra” per sistemarsi compatti, in modo da non prendere zoccolate da qualche cavallo, perché di sicuro ci sarà anche la cavalleria a garantire “l’ordine pubblico”. Si danno infine consigli legali; mai rispondere alle domande, mai cadere in provocazioni. Gli aspiranti manifestanti, molti giovanissimi e alla loro prima esperienza di piazza in assoluto, seguono attentissimi, fanno domande, prendono appunti. “E’ importante che questa gente vada in manifestazione preparata a quello che potrà succedere – spiega Tim –, non vogliamo che qualcuno vada in panico e si faccia beccare; dobbiamo insegnare come si resiste, perché vogliamo resistere”.

Tutti hanno un solo obiettivo: fare in modo che le proteste non degenerino per evitare che Bush possa avvantaggiarsene, strumentalizzando i media. Ad organizzare questi “corsi” è la Rnc Not Welcome, la sigla che unisce la galassia sterminata di gruppi che arriveranno a New York. Il loro modus operandi è quello classico dei cortei americani non-violenti: azioni di massa, blocchi del traffico, sit-in e resistenza passiva. Saranno solo un segmento dell’enorme serpentone che attraverserà la città, insieme a decine di altre forme di contestazioni di tutti i tipi, anche ad opera di singoli. Per questa estate tantissime organizzazioni hanno istituito “campi di addestramento” in tutto il paese, come la Ruckus Society, con base in California, che prepara un campeggio con traning completo (anche psicologico) di una settimana.

Succede allora che su alcuni forum in internet chi non ha più l’età o la voglia di scendere in piazza propone di boicottare i delegati repubblicani affittando loro le case al triplo del prezzo di mercato; altri si limiteranno ad andare al lavoro con t-shirt politiche, altri ancora cercano di prenotarsi presso ristoranti o show di Broadway dove si sa che ci saranno i delegati e portarsi dietro manifesti, cartelli, spille.

Uno studente di Filadelfia ha lanciato l’idea di arruolarsi tra i volontari che aiuteranno l’organizzazione della convention. Ma le forme di boicottaggio potranno essere anche torte in faccia o improvvisati strip. Christian Herold, professore aggiunto di drammaturgia alla New York University, invece vuole assordarli; ha ordinato centinaia di campanellini che pensa di distribuire al suo Ring Out Project, ovvero circondare Ground Zero e scampanellare appena prima dell’inizio della convention, il 30 agosto.
 
continua
 
Categoria: Pace, Politica
Luogo: Stati Uniti