25/08/2004
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La grande mela si prepara ad accogliere la convention dei repubblicani. A modo suo
scritto per noi da
Nel salone-teatro adiacente alla chiesa
di St Mark’s, East Village, Tim e due suoi amici hanno appena terminato
la riunione preparatoria intitolata “Metodi di resistenza passiva” e
distribuiscono evaluation forms, piccoli foglietti ciclostilati dove si
chiede ai partecipanti di commentare la riunione e indicare dubbi o
proposte. Contemporaneamente in un teatro sulla 42esima gli artisti di
Theatre Against War sono sul palco per raccogliere fondi, mentre in
case private, parchi o semplicemente al bar altre decine di gruppi e
associazioni fanno il punto della situazione.
La New York anti-Bush è in piena fibrillazione in vista della
convention repubblicana; si stanno preparando decine di
contromanifestazioni per quello che promette di essere un appuntamento
storico, con centinaia di migliaia di persone in arrivo da ogni parte
degli Stati Uniti, che per una intera settimana faranno di tutto per
dire ai delegati repubblicani e al loro capo in testa che non sono
affatto benvenuti. La polizia, da parte sua, farà di tutto per
impedirlo. In mezzo una città che attende con il fiato sospeso
l’evento, e molti se ne andranno in campagna per evitare fastidi e
probabili, biblici, ingorghi.
Tim e i suoi compagni hanno una certa esperienza delle pratiche della
polizia a stelle e strisce e ai volontari insegnano come difendersi,
come chiudersi in circolo tenendosi per le braccia per impedire gli
arresti; spiegano che bisogna sedersi per terra, uno aggrappato
all’altro con le gambe ben serrate e chiuse, per non offrire facili
prese. Raccomandano di non andare in manifestazione con capelli troppo
lunghi o trecce, perché sono facili appigli per gli agenti e per lo
stesso motivo di evitare di indossare collane o ciondoli. Mostrano come
ci si incatena alle pipes, tubi di ferro cavi cui ci si aggancia a
coppie con catene e moschettoni da scalatore; simulano le azioni degli
agenti e avvertono che in ultima istanza, se proprio i cops non
riusciranno a prendere nessuno tirandolo per le braccia, le gambe o i
capelli, allora si innervosiranno, tireranno fuori gli spray irritanti
e possibilmente tireranno qualche manganellata.
Poi fanno le prove di “gruppo a terra” per sistemarsi compatti, in modo
da non prendere zoccolate da qualche cavallo, perché di sicuro ci sarà
anche la cavalleria a garantire “l’ordine pubblico”. Si danno infine
consigli legali; mai rispondere alle domande, mai cadere in
provocazioni. Gli aspiranti manifestanti, molti giovanissimi e alla
loro prima esperienza di piazza in assoluto, seguono attentissimi,
fanno domande, prendono appunti. “E’ importante che questa gente vada
in manifestazione preparata a quello che potrà succedere – spiega Tim
–, non vogliamo che qualcuno vada in panico e si faccia beccare;
dobbiamo insegnare come si resiste, perché vogliamo resistere”.
Tutti hanno un solo obiettivo: fare in modo che le proteste non
degenerino per evitare che Bush possa avvantaggiarsene,
strumentalizzando i media. Ad organizzare questi “corsi” è la Rnc Not
Welcome, la sigla che unisce la galassia sterminata di gruppi che
arriveranno a New York. Il loro modus operandi è quello classico dei
cortei americani non-violenti: azioni di massa, blocchi del traffico,
sit-in e resistenza passiva. Saranno solo un segmento dell’enorme
serpentone che attraverserà la città, insieme a decine di altre forme
di contestazioni di tutti i tipi, anche ad opera di singoli. Per questa
estate tantissime organizzazioni hanno istituito “campi di
addestramento” in tutto il paese, come la Ruckus Society, con base in
California, che prepara un campeggio con traning completo (anche
psicologico) di una settimana.
Succede allora che su alcuni forum in internet chi non ha più l’età o
la voglia di scendere in piazza propone di boicottare i delegati
repubblicani affittando loro le case al triplo del prezzo di mercato;
altri si limiteranno ad andare al lavoro con t-shirt politiche, altri
ancora cercano di prenotarsi presso ristoranti o show di Broadway dove
si sa che ci saranno i delegati e portarsi dietro manifesti, cartelli,
spille.
Uno studente di Filadelfia ha lanciato l’idea di arruolarsi tra i
volontari che aiuteranno l’organizzazione della convention. Ma le forme
di boicottaggio potranno essere anche torte in faccia o improvvisati
strip. Christian Herold, professore aggiunto di drammaturgia alla New
York University, invece vuole assordarli; ha ordinato centinaia di
campanellini che pensa di distribuire al suo Ring Out Project, ovvero
circondare Ground Zero e scampanellare appena prima dell’inizio della
convention, il 30 agosto.