
Una cooperante italiana, la milanese Clementina Cantoni, è stata rapita nella
serata di lunedì nella capitale afghana Kabul. La Cantoni lavora per
l'organizzazione non governativa
Care International, per cui si occupa
di un progetto di assistenza alle vedove afghane. Il rapimento sarebbe
avvenuto nel quartiere di Shahr-e-Naw a Kabul alle 21 ora locale, le
17:30 in Italia, a opera di quattro uomini armati che hanno costretto
la donna a salire su una Toyota Sedan bianca.
Nelle ultime settimane in Afghanistan, che si appresta a compiere i
ventisei anni di guerra, si è registrato un aumento della tensione e
degli episodi di violenza. Nei primi giorni di maggio proprio Care
International, l'organizzazione per cui lavora la Cantoni, ha diffuso
un rapporto in cui si denuncia che "l'escalation di violenza nel paese
compromette la capacità degli operatori umanitari di distribuire aiuti
e di portare avanti i progetti di sviluppo in Afghanistan".
Il 12 maggio AlertNet, il network della fondazione Reuters che
raccoglie informazioni da e per le organizzazioni non governative,
aveva avvisato che "gli operatori umanitari non prendono abbastanza
seriamente il problema della sicurezza", e che dovrebbero "tenere i loro
spostamenti segreti e non andare in giro da soli".
Violenti scontri sono scoppiati martedì della scorsa settimana a
Jalalabad, dove le Nazioni Unite hanno chiuso gli uffici ed evacuato il
personale. Morti anche a
Ghazni, dove la polizia ha sparato sulla
folla. E la tensione non sembra calare.
Il centro chirurgico di Kabul dell'organizzazione italiana
Emergency ha
allestito letti extra nell'ospedale, per fare fronte a eventuali
emergenze. Emergency attualmente impiega in Afghanistan uno staff
internazionale di ventiquattro persone, tra cui sedici italiani,
oltre a novecento afghani.