27/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Joseph McNamara, ex capo della polizia di San Jose, è il nuovo testimonial del fronte dei "sì" alla Proposition 19, il disegno di legge che potrebbe far diventare legale la marijuana in California

Il fronte del "sì" per la Proposition 19, il disegno di legge per la legalizzazione della marijuana in California, ha un nuovo, impensabile, sostenitore: Joseph D. McNamara, ex capo della polizia di San Jose, la terza città più grande dello Stato della West Coast, dopo Los Angeles e San Diego.

Joseph McNamara è quello che si suol definire un "poliziotto di razza". Nel suo curriculum vanta trentacinque anni di servizio iniziato per le strade di Harlem come agente di pattuglia in forza al New York Police Departement (Nypd), e conclusosi nel 1991 a San Jose, dove ha diretto la polizia per quindici anni. In mezzo c'è una carriera universitaria alla Harvard Law School, che gli è valsa la nomina di vice ispettore di analisi criminale al Nypd, e la nomina di capo della polizia di Kansas City, Missouri. E poi, ancora, professore aggiunto nelle migliori università del Paese, fra le quali Harvard, Stanford, Berkeley.

Dopo gli anni di servizio attivo in strada, quelli di direzione delle pattuglie e, infine, quelli di insegnamento nei più prestigiosi College Usa, McNamara oggi si dice convinto che "la guerra contro la marijuana ha fallito". Per questo motivo - ha sostenuto l'ex funzionario dalle colonne del Huffington Post - "ho deciso di appoggiare la campagna promozionale di YesTo19". Per sostenere la causa del gruppo di advocacy a favore della cannabis libera, McNamara ha prestato il suo volto, girando uno spot che sta spopolando nelle Tv californiane e in Rete. "Oggi, dal momento che è illegale, per gli adolescenti è più facile comprare erba che birra. - ha rivelato l'ex capo della polizia - Ogni studente delle superiori che prova ad acquistare una confezione da sei lattine di birra senza una carta d'identità viene allontanato dal proprietario del negozio che si preoccupa di perdere la sua licenza. Lo stesso non si può dire per i trafficanti di droga che sfruttano il divieto per trarre profitto dai nostri figli".

Un profitto che, secondo quanto sostenuto da McNamara, andrebbe ad appannaggio esclusivo dei cartelli del narcotraffico visto che, ha ribadito l'ex agente, "spendiamo centinaia di milioni di dollari ogni anno per gli arresti legati al possesso di marijuana e per processare e incarcerare per breve tempo i delinquenti. Nonostante la nostra battaglia, la marijuana è così facilmente disponibile che chiunque vuole può trovarla ovunque in California".

Dopo gli effetti politici, McNamara tratta i vantaggi economici legati alla possibile approvazione della Proposition 19 che garantirebbe entrate sostanziose nelle casse dello Stato: "Il controllo e la tassazione della marijuana genererà oltre un miliardo di dollari di fatturato ogni anno, in contrasto con gli attuali 14 miliardi di dollari che il mercato criminale percepisce dal controllo della cannabis. Questo denaro andrà alle comunità locali, permetterà alla polizia di concentrarsi sui crimini violenti e farà fallire i cartelli della droga" ha scritto nel suo articolo McNamara che, ora, invita i cittadini californiani a optare per l'unica soluzione possibile: "unirvi a me e a molti altri per l'applicazione della legge votando sì alla Proposition 19".

Ora bisognerà aspettare il 2 novembre, il giorno delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, per capire se la California è pronta a dare avvio a un iter legislativo che potrebbe portare all'apertura di negozi per la vendita di marijuana, alla possibilità di coltivazione casalinga e detenzione della stessa (fino a 28 grammi) e alla tolleranza del consumo all'interno di locali con regolare licenza.

Il referendum sulla Proposition 19 rende ancora più accesa la sfida politica nello Stato costiero degli Usa che rappresenta sempre di più l'ago della bilancia per la maggioranza del presidente Barack Obama in Senato. La democratica Barbara Boxer, attualmente rappresentante californiana alla Camera Alta, starebbe infatti perdendo l'esiguo vantaggio sulla sua diretta avversaria, la repubblicana Carly Fiorina, ex braccio destro di John McCain durante la campagna presidenziale del 2008 ed ex amministratore delegato del colosso informatico Hewlett Packard.

Nonostante le tre visite di Obama a sostegno dei candidati dell'asinello (oltre Boxer c'è l'ex governatore Jerry Brown che corre contro l'esponente del Gop, Meg Whitman) la partita è tutto fuorché chiusa. Il Tea Party, vero fenomeno di queste elezioni, ha voltato le spalle a Fiorina, che, così, ha deciso di autofinanziarsi la campagna elettorale assicurandosi, almeno per ora, buoni risultati. Sul fronte governatorato, invece, la vittoria di Brown, per quanto probabile, non è ancora scontata, visti gli enormi finanziamenti elettorali che il partito repubblicano ha messo a disposizione di Whitman.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Usa California
Categoria: Risorse, Politica, Ambiente, Economia
Luogo: Stati Uniti