26/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il testo ha raggiunto la formulazione definitiva, voto blindato sull'intero pacchetto, poche agevolazioni e un massiccio recupero di fondi

Diminuiscono in Francia le agitazioni per la riforma delle pensioni. Oggi, dopo il voto al Senato, il presidente dei parlamentari socialisti, Jean-Marc Ayrault, ha presentato ricorso al Consiglio costituzionale e domani il testo, corredato dagli emendamenti della commissione paritetica mista (Cmp), passerà al voto dell'Assemblea nazionale.
Ma in cosa consiste esattamente la riforma?

La riforma Sarkozy-Soubie-Woerth, dal nome dei tre ideatori, il presidente francese, il suo consigliere sociale Raymond Soubie e il ministro del lavoro Eric Woerth,  porta l’età pensionabile dai 60 anni attuali, come era stato stabilito nel 1983, ai 62 anni, in maniera progressiva: dall’entrata in vigore della riforma si avrà un incremento dell’età minima per andare in pensione di quattro mesi per anno, fino a colmare la distanza. In concreto le persone nate il trenta giugno 1961 saranno le ultime ad andare in pensione a 60 anni.

Per quanto riguarda il settore pubblico ci sarà un aumento notevole della contribuzione, dall’attuale 7,85 al 10,55 percento, che è il livello contributivo vigente nel settore privato. L’allineamento avverrà nel 2020, mentre sarà abolita la possibilità di pensionamento anticipato per le madri di tre figli a partire dal 2012. Con queste misure il governo francese prevede di recuperare 4.9 miliardi di euro l’anno a partire dal 2020.

Al momento esistono alcune categorie speciali di funzionari pubblici per le quali è previsto il pensionamento anticipato. Questi sono ad esempio i poliziotti, i controllori del traffico aereo e le guardie carcerarie: per loro, la cui età pensionabile era fissata a 50 anni, è previsto un incremento di due anni. Stessa cosa per i pompieri, la polizia municipale e i doganieri, per i quali il precedente limite era a 55 anni.
Alcuni, come i dipendenti delle ferrovie, la Sncf, e delle metropolitane di Parigi, la Ratp, hanno ottenuto di rinviare la riforma fino alla piena entrata in vigore del loro nuovo statuto.
Verrà, in ogni caso, prolungato il dispositivo ‘carriere lunghe’ che permette a chi ha cominciato a lavorare a 14, 15, 16 o 17 anni, di andare in pensione tra i 58 e i 60. Mentre chi svolge i lavori più usuranti mantiene il diritto di andare in pensione a 60 anni, per il meccanismo di ‘riconoscimento della fatica’.
Tuttavia grazie a una serie di misure decise a fine 2008, con cui l’esecutivo tendeva a favorire il mantenimento dell’impiego per i più anziani, tutti questi limiti sono da considerare solo come limiti inferiori. Chi vuole continuare a lavorare, per aumentare la propria pensione, può farlo. Le aziende non possono pensionare i propri dipendenti senza il loro accordo prima dei 70 anni, 65 nel settore pubblico.

Tra gli emendamenti entrati nel testo c’è la norma che consente alle infermiere ospedaliere in attività di conservare il diritto ad andare in pensione a 55 anni, ma con la griglia pensionistica invariata, oppure a rimanere fino a 60 e usufruire di un regime pensionistico migliore. Per le nuove infermiere invece il limite verrà alzato a 62 anni, come per tutti gli altri.

C’è poi la questione che riguarda le madri e i padri con almeno tre figli: se nei tre anni successivi alla nascita di almeno uno dei tre figli hanno smesso di lavorare per almeno un anno, è previsto che all’età di 65 anni possano accedere alla pensione piena, senza decurtazioni. Si stima che le madri in questa condizione siano almeno 130mila e il provvedimento include i nati fino al 1955 incluso. A partire da quell’anno la prerogativa verrà mantenuta, ma per accedere alla pensione si dovranno aspettare i 67 anni.

Per finanziare il nuovo regime pensionistico sono previsti diversi rialzi d’imposta, fino a un totale di 3,7 miliardi di euro. La fascia più alta dell’imposta sul reddito sale dal 40 al 41 percento e sempre di un punto percentuale sale il prelevamento sui guadagni e sui plusvalori mobiliari e immobiliari. Tutti i rialzi in esame sono esenti dallo scudo fiscale, mentre la tassazione delle stock options verrà aumentata notevolmente. Inoltre viene soppresso del 50 percento il credito d’imposta sui guadagni.

Nel settore delle pensioni integrative il passaggio dai 60 ai 62 anni porterà un beneficio economico ai soggetti privati che operano nel comparto: un surplus in entrata dovuto ai due anni di lavoro in più. A questo punto i fondi che gestiscono la previdenza integrativa dovranno decidere se aumentare la quota delle pensioni o abbassare la contribuzione.

Un'ulteriore conseguenza dell’elevazione dell’età pensionabile a carico delle imprese è nella gestione delle risorse umane: carriere più lunghe e pianificazione per i dipendenti senior.
Rischiano così di essere penalizzate le aziende in cui al momento sono più consistenti gli esuberi, e quelle con un’età media dei dipendenti più elevata. Il comparto dell’automobile, ad esempio, soddisfa entrambe queste condizioni.

Con il deficit dello Stato francese che si attesta in decine di miliardi di euro, il governo spera, con questa riforma e non senza sforzo, di riportare i conti in equilibrio, ammesso che ripresa economica e occupazione non vadano peggio del previsto. In ogni caso, pur nella migliore delle ipotesi, il raggiungimento dell’equilibrio non è garantito prima del 2021, stando ai conti del ministro del Lavoro.

Alessandro Micci