17/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ulivi di pace. Vivi nonostante tutto

scritto per noi da
Augusta De Piero
 

l'olivo di fronte al Peace Center3 puntata. Nella piazza accanto alla Basilica della Natività (Manger Square) anche i più frettolosi pellegrini e turisti non possono ignorare il Peace Center, un edificio recente, voluto dalla municipalità di Bethlehem.
Sorge sul luogo simbolo del controllo militare delle potenze che hanno dominato queste terre. Gli ottomani per secoli e, dopo la prima guerra mondiale, la polizia della potenza mandataria britannica, poi quella giordana, quella israeliana. Infine all'edificio è stata negata la secolare, opprimente funzione per farne luogo di incontro e cultura.

Davanti al Peace Center c’è un olivo. Che così si presenta: “Sono grato a coloro che scelgono di tener viva la speranza. Ho 500 anni: Sono stato sradicato senza il mio permesso dal mio luogo originario (la terra di Khamis) a Bir-One di Beit Jala come migliaia di alberi in tutta la Palestina per far posto al muro dell’apartheid. Sono ancora vivo”.
Quando poco più di un mese fa ho letto la scritta mi si è stretto il cuore. L’olivo era totalmente privo di ogni germoglio, la sua scorza ruvida sembrava contenere un simbolo di vita negata.
Poi a poco a poco è comparso qualche germoglio ed ora i rami, corti ma evidenti, ne testimoniano la volontà di vita…. “Sono ancora vivo”.
 
 
monumento “ai martiri del Deheisha Camp”Un altro olivo. Così ho voluto rivedere un altro olivo che avevo conosciuto alla fine del 2003, quando era stato inaugurato il monumento “ai martiri del Deheisha Camp”. Era il 25 novembre e ne avevo parlato in un mio diario.
Accanto al monumento, carico di simboli (la pietra tipica del luogo, la forma della Palestina “storica”…), era stato piantato un olivo: anch’esso allora era solo un tronco, una scorza scura non certo ingentilita da fiocchetti di plastica azzurra che proteggevano ogni germoglio.

Anche quell’albero oggi è vivo, non ci sono fiocchetti di plastica perché i rami, pur se giovani, sono ben visibili; non mi sono potuta avvicinare per fotografarlo, ma si può scorgere alla sinistra del monumento.
 
Espressioni di vita. Gli olivi sono un’espressione forte della vita in Palestina perché la produzione dell’olio sarebbe (se non ci fosse il non simbolico muro) una delle risorse importanti dell’economia di questa terra.
Nel “Bad” Museo di Bethlehem un antico torchio di pietra (bad) ricorda la continuità secolare di questa produzione. Nel piccolo museo mi aggiro da sola, il passaggio sotto un arco che immette in una vecchia stanza è impedito da una ragnatela. Non oso romperla. Con il ragno che l’ha costruita là dentro siamo vivi in due.
All’ingresso un giovane, che in una piccola stanza sta ripulendo antiche ceramiche, me ne indica le età: dall’età del bronzo si arriva a reperti dei XVI secolo. Mi saluta sorridendo: “Sono un archeologo, laureato a Bir Zeit”. Forse avrebbe voglia di continuare a parlare, ma io non saprei che dirgli; nel mio inutile percorso per quelle vecchie stanze mi è sembrato di vivere un’immagine dell’abbandono cui le potenze internazionali hanno condannato questa terra.
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Israele - Palestina