24/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Esce domani nelle sale statunitensi Fahrenheit 9/11, il film di Michael Moore
Fahrenheit 9/11Se ne è parlato ogni giorno degli ultimi due mesi, e ora è giunto il momento del responso del pubblico. Fahrenheit 9/11, il film di Michael Moore premiato con la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, arriva domani in 868 cinema statunitensi: la distribuzione più capillare mai raggiunta da un documentario. Coscienti del peso che potrà avere alle prossime elezioni l’ultima fatica del regista di Bowling a Columbine, negli ultimi giorni diversi gruppi sostenitori del presidente George W. Bush si sono dati da fare per invocare la censura della pellicola o in generale per gettarvi sopra del fango. Con il probabile effetto di aumentare ancora di più la curiosità del pubblico Usa: solo per il primo weekend si prevedono un milione di spettatori.

Uno dei leader della crociata anti-Moore è David Bossie dell’associazione Citizens United, di aperte simpatie repubblicane. Dopo essersi distinto negli anni Novanta per i suoi articoli contro Bill Clinton – occupazione che ha appena ripreso, in concomitanza con l’uscita dell’autobiografia dell’ex presidente –, Bossie ha chiesto ieri alla Commissione elettorale federale di prendere dei provvedimenti che regolino l’uscita di Fahrenheit 9/11, per il suo potere di influenzare il risultato delle elezioni presidenziali.

Contro Moore si è schierata anche l’associazione Move America Forward (Maf, che l’anno scorso fu protagonista della campagna per la destituzione del governatore democratico della California, Gray Davis), lanciando una campagna per prendere di mira un certo numero di cinema che proietteranno il film. Oltre 200mila e-mail sono state spedite per chiedere ai cittadini di scrivere una lettera alle sale “incriminate”, minacciando di boicottarle d’ora in avanti per aver contribuito a diffondere le idee del regista. “Michael Moore ha dimostrato che questo film non è nient’altro che un tentativo di minare il sostegno della guerra al terrorismo”, ha detto Howard Kaloogian, presidente dell’associazione.

L’attivismo della Maf è stato subito contrastato con un’iniziativa speculare dalla rete di MoveOn, che nell’ultimo anno ha giocato un ruolo fondamentale nel risvegliare l’interesse politico dei sostenitori democratici. I cinema che hanno ricevuto le lettere anti-Moore si sono visti così recapitare anche migliaia di missive di sostegno. E, secondo un calcolo della rivista online Salon, le lettere “positive” sono state almeno il triplo di quelle “negative”.

Ma con l’avvicinarsi della data di uscita e con il moltiplicarsi delle recensioni, Fahrenheit 9/11 ha ricevuto critiche anche da media non proprio etichettabili come fanatici pro-Bush. Nell’ultimo numero della rivista Newsweek, il giornalista Michael Isikoff ha puntato il dito contro uno dei momenti salienti del film, che meglio spiega la tesi di Moore: quello dell’evacuazione via charter dagli Usa del clan Bin Laden nei giorni successivi all’11 settembre, organizzata dalla Casa Bianca quando lo spazio aereo statunitense era ancora chiuso, e senza che i parenti di Osama fossero interrogati dall’Fbi. Due fatti appena smentiti dalla Commissione che indaga su quelle stragi: i voli con i passeggeri sauditi partirono dopo il 14, a spazio aereo riaperto, e 22 membri su 26 della famiglia Bin Laden dovettero rispondere alle domande del Bureau investigativo.

Moore ha dovuto anche incassare le proteste di Ray Bradbury, l’autore del classico di fantascienza Fahrenheit 451, al cui titolo si è dichiaratamente ispirato (nel best-seller, a 451 gradi Fahrenheit andavano in fiamme i libri; nel film 9/11, cioè l'11 settembre detto all'americana, è invece “la temperatura alla quale brucia la libertà”). Lo scrittore, dopo aver definito il regista “un fottuto stronzo che mi ha rubato il titolo senza neanche chiedermi il permesso”, chiede ora le sue scuse ufficiali.

Quel che è certo è che Fahrenheit 9/11 continuerà a far discutere una volta uscito nelle sale, rispecchiando la divisione sempre più ampia tra i sostenitori e gli oppositori di Bush in vista delle imminenti elezioni. Intanto, i vari siti anti-Moore già esistenti sul web (www.bowlingfortruth.com e www.moorelies.com sono due tra questi) promettono nuove pagine dedicate al film nelle prossime settimane, per smontarlo pezzo dopo pezzo.

Alessandro Ursic 
Categoria: Media
Luogo: Stati Uniti