16/06/2004
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La lettera della moglie di un soldato che all'ultimo momento ha dovuto rimandare il ritorno a casa
Nel mese di aprile, in Iraq, gli Stati
Uniti hanno perso 140 uomini: furono i 30 giorni con più perdite per
l'esercito Usa dall'inizio della guerra. Il comandante del Centcom,
generale John Abizaid, chiese a Washington di inviare nuovi uomini in
Iraq, portandoli da 130mila a 150mila. Il segretario alla Difesa Donald
Rumsfeld, pur non mandando altri soldati, accolse la richiesta,
prolungando la ferma di migliaia di militari in Iraq di quattro mesi.
Nel gioco delle rotazioni, la decisione portava comunque a un
consolidamento delle truppe dispiegate nel Paese mediorientale.
La scelta del Pentagono non poteva che scontentare i soldati e le loro
famiglie, molte delle quali di stanza nelle basi Nato in
Europa. Nel giro di qualche settimana il quotidiano Stars and Stripes,
letto dai militari Usa di base all'estero, ha ricevuto decine di
lettere da parte delle mogli dei soldati, che protestavano contro il
prolungamento del servizio dei loro maritil. Abbiamo deciso di
pubblicare la più significativa.
LA LETTERA Grazie, segretario Rumsfeld
Vorrei esprimere un grazie di cuore al segretario alla Difesa Donald
Rumsfeld per l’estensione di 120 giorni della permanenza dei nostri
soldati in Iraq. Dopotutto, cosa sono 120 giorni, davvero? Per la
nostra famiglia, sono quattro compleanni (di nuovo), la festa della
Mamma e quella del Papà (di nuovo), il nostro anniversario di
matrimonio (di nuovo), e il Quattro luglio, che rappresenta il meglio
del servizio militare per tante famiglie di soldati.
Ringrazio il segretario Rumsfeld per tutte le sue chiacchiere sul fatto
di non sovraccaricare i soldati e le loro famiglie. Un anno delle loro
vite vissute sul filo, con la nostra costante preoccupazione per la
loro sicurezza, non è forse sufficiente per “sovraccaricarci”?
Grazie da parte dei nostri bambini, che sembra non abbiano bisogno di
un regalo del papà, che piangono quando la mamma non ha abbastanza
tempo per loro quattro, che stavano contando i giorni che mancavano al
momento in cui il loro babbo li avrebbe tenuti in braccio.
Grazie per aver tradito la nostra fiducia dicendoci di tenere “gli
stivali sul terreno” per un anno e per aver poi cambiato questa linea a
Sua discrezione. Grazie per aver fatto sembrare maggioranza la piccola
percentuale di persone d’accordo con questa politica.
Grazie per non aver spedito degli aiuti sotto forma di nuove truppe la
scorsa primavera, quando i soldati morivano, e per aver bloccato i
nostri soldati sul campo per un periodo extra questa primavera.
Grazie per le bugie che ha sparato sul come le cose non andavano così
male e sul fatto che non avevamo bisogno di altri soldati, il tutto
mentre faceva restare laggiù i militari della Prima Divisione
Corazzata. E’ chiaro che Lei dice una cosa e ne fa un’altra. Grazie per
aver usato la scusa dell’esperienza delle nostre truppe per fare così.
Quando hanno preso il controllo della zona l’anno scorso, avevano la
stessa esperienza che le nuove unità hanno ora. Grazie per non essersi
preoccupato di venire in Germania, incontrare le famiglie, rispondere
alle nostre domande e avere a che fare con delle persone, invece che
con le Sue solite cifre.
Un altro ringraziamento dovrebbe arrivarLe dal presidente Bush il
prossimo novembre, quando John Kerry sarà eletto presidente a causa
delle bugie dette da Lei. Il ringraziamento finale verrà da chiunque
dovrà ricostruire la forza del nostro esercito quando mio marito e
molti altri si rifiuteranno di arruolarsi di nuovo.
Io sostengo i nostri soldati, e amo mio marito. Non dovremmo essere
messi di fronte all’alternativa di scegliere tra l’esercito e la
famiglia. Dovremmo poter avere entrambi, l’esercito e una famiglia.
Jessica Moretz
Giessen, Germania