22/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il carburante inizia a scarseggiare e nel settore petrolchimico la temperatura si fa incandescente

Sarkozy mantiene le promesse: questa mattina la polizia ha riaperto con l’uso della forza la raffineria di Grandpuits, nel dipartimento di Seine et Marne, a 80 Km da Parigi. Lo stabilimento è strategico per l’approvvigionamento di carburante della capitale ed era diventato un baluardo della protesta. I lavoratori sono stati forzati ad abbandonare il blocco dai poliziotti in tenuta anti-sommosa, dopo essere stati precettati. Il presidente francese ha accusato gli scioperanti di “tenere i cittadini e l’economia del Paese in ostaggio”.
Per il ministro dell’Interno, Brice Hortefeux, nello sgombero della raffineria, gestita dal gigante degli idrocarburi Total SA, non ci sono stati incidenti, ma per il sindacato Cgt il bilancio è di tre lavoratori feriti. Uno dei leader sindacali dell’impianto, Charles Foulard ha dichiarato che i lavoratori si sentono “oltraggiati e scandalizzati”.

L’uso della forza da parte dell’esecutivo sortisce l’effetto opposto: nella notte, infatti, i tentativi di bloccare le raffinerie si sono moltiplicati, a conferma della determinazione dei manifestanti. Ci vorranno diversi giorni, secondo il primo ministro Francois Fillon, perché la situazione di carenza di carburante torni alla normalità.
Secondo Marc Touati, a capo della sezione economica di Global Equity, “la mancanza di gas e gli altri disagi produttivi causati dalle agitazioni potrebbero portare all’annullamento di 0,2 punti percentuali della crescita economica per l’anno in corso.
Il capo dell’Agenzia nazionale per il petrolio francese, Jean-Louis Schilansky, ha affermato che anche l’importazione di carburante dall’estero non è semplice, dal momento che gli scioperanti stanno bloccando due importanti porti, Marsiglia e Le Havre. Dozzine di petroliere sono ferme al largo di Marsiglia, in attesa di scaricare. Il governo ha ordinato alle diverse compagnie di mettere in comune le riserve di idrocarburi per assicurare un adeguato rifornimento a tutti i distributori.

Il voto è previsto in serata al Senato. Gli oppositori, per la maggior parte socialisti, hanno presentato all’incirca 1237 emendamenti, che l’Ump e i suoi alleati hanno puntualmente stralciato.
Il dibattito al Senato, 130 ore di discussione, è il secondo più lungo in 30 anni. Dopo il voto di questa sera il testo finale tornerà indietro a entrambe le Camere per l’approvazione finale, la prossima settimana.

I sindacati non rinunciano a dare battaglia e hanno annunciato altri due giorni di protesta nazionale per la prossima settimana. La Cgt ha denunciato “un tentativo di ostacolare il diritto di sciopero, che rischia di avere l’effetto di un elettroshock”, specialmente nell’industria. La situazione è esplosiva nel settore della raffinazione: la magistratura ha autorizzato, stamattina, la chiusura definitiva della raffineria delle Fiandre, a Dunkerque, che Total aveva deciso di chiudere nel gennaio scorso. Nell’impianto a regime lavoravano 780 persone e, sebbene ora fosse fuori produzione, gli operai rimasti erano comunque in sciopero. Il provvedimento rischia di gettare altra benzina sul fuoco delle proteste.

Nella banlieue a nord di Tolosa, in Haute-Garonne, circa duecento manifestanti hanno cercato di bloccare la raffineria Total di Lespinasse, e sono stati respinti durante la notte con l’uso di gas lacrimogeno.

Altre barricate, con fuochi di pneumatici, sono state alzate a Brest, dove sono stati bloccati gli accessi al porto; a Nantes, sulla tangenziale ovest e sulla bretella autostradale per la zona industriale di Le Havre.

Alessandro Micci

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