22/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le ragioni di una protesta collettiva spiegate da Hervè Kempf, scrittore ecologista e anticapitalista

Hervè Kempf è un giornalista e scrittore francese. Ha pubblicato il libro "Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta" (Garzanti, 2008).

Fino a quando potranno durare le proteste contro la riforma pensionistica? Avranno un effetto sulla stabilità del governo?

Sicuramente dureranno almeno fino alla prossima settimana, quando ci sarà il nuovo dibattito parlamentare, il 28 ottobre. Poi ci sarà un altro grande sciopero ai primi di novembre. Sono sicuro che ci saranno altre agitazioni. Cosa succederà dopo è difficile da prevedere. Credo che il movimento di protesta sia ormai entrato in modo forte e profondo nella società francese. Anche se non tutti aderiscono fattivamente, la maggioranza della popolazione è a favore degli scioperi. Circa la stabilità del governo, è difficile che il governo ceda sotto la pressione della piazza. Ma il governo di Sarkozy è stato sicuramente indebolito. Ciò che sta accadendo e accadrà nei prossimi giorni avrà un grande effetto sulla campagna politica per le presidenziali del 2012.

La campagna si gioca nelle piazze, quindi? Cinque anni fa, quando Sarkozy era ministro dell'Interno, adottò la linea dura contro le sommosse nelle banlieue, e fu questo approccio securitario a contribuire alla sua elezione a presidente. Come si comporterà oggi? Pugno di ferro - come sta già facendo - o prima o poi sarà costretto a fare concessioni?

La situazione è molto diversa rispetto al 2005. Allora gli scontri nelle banlieue non avevano una motivazione politica, non c'era un preciso messaggio politico alla base. Quest'anno il movimento è profondamente radicato in tutta la società francese. Ovviamente ci sono anche le banlieues, ma non sono il centro di gravità di tale movimento. Oggi il fulcro della protesta sono i lavoratori, i sindacati, e ampie fasce della popolazione. Il messaggio è: accettiamo la riforma delle pensioni se questa contiene elementi di equità e giustizia e se si può aprire un dibattito intorno a tale questione. Non so dire quale sarà la strategia di Sarkozy, ma credo che dopo le agitazioni di questi giorni sia sicuramente più debole rispetto al passato.

Perché la protesta contro la riforma coinvolge tutti, anche gli studenti liceali?

Perché questa riforma non è stata discussa con i lavoratori, con i sindacati, e in merito al dibattito parlamentare, questo non si è potuto tenere nelle forme desiderate dall'opposizione, perché il governo ha blindato il voto, senza discussioni. 'La riforma ve la prendete così com'è', è stato detto. La seconda ragione è che la riforma è solo uno dei primi passi per l'attacco al welfare: dopo ci sarà la riforma della previdenza sociale, la riforma del lavoro e via dicendo. La terza ragione è che la gente oggi comincia ad avvertire sulle proprie spalle il peso dell'ingiustizia. Sarkozy e il governo rappresentano l'oligarchia, e la loro distanza dalla gente aumenta. Il peso della crisi economica è passato sulle spalle della popolazione, che comprende come bisogna necessariamente adattarsi, ma sa che ciò va fatto in un modo equo, e che anche i ricchi devono pagare. Le ragioni della partecipazione dei teen-ager delle superiori può essere individuata proprio qui: tutti si stanno accorgendo che la giustizia sociale, uno dei pilastri della società francese, è sottoposto a un'erosione lenta ma progressiva. 'Les vieux dans la misère, les jeunes dans la galère' (per i vecchi la miseria, per i giovani la galera) recitava uno slogan di questi giorni. Ecco, anche questo è il senso della protesta.

Luca Galassi

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