09/06/2004
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La lettera del fratello di un soldato statunitense ucciso in Iraq
Quando il suo cellulare squillò durante la
lezione di storia alla Fremont High School di Los Angeles, in una
giornata di fine aprile, Dante Zappala vide che chi chiamava era la
moglie del suo fratello adottivo Sherwood e capì che era successo
qualcosa di brutto. Il suo presentimento, purtroppo, era fondato: il
sergente Sherwood Baker era stato ucciso da un'esplosione a Baghdad.
Nel tentativo di spiegare a più gente possibile come un soldato morto
non sia solo un numero, Zappala scrisse una lettera e la spedì al Los
Angeles Times. Il suo obiettivo era anche quello di rendere consapevoli
i giovani del fatto che entrare nell'esercito, come viene insistemente
proposto dai reclutatori del Pentagono, significa anche rischiare di
morire.
LA LETTERA Non tanto tempo fa, 250mila dollari bastavano per comprarsi
una casa, aprire un conto per il college e concedersi una cena in un
ristorante di lusso. Oggi, 250mila dollari bastano solo per un soldato
morto.
Mio fratello, il sergente Sherwood Baker, è stato ucciso in servizio a
Baghdad il mese scorso. Prima di partire, aveva sottoscritto la più
alta assicurazione sulla vita del Servicemember’s Group: 250mila
dollari. Sua moglie ha ricevuto quei soldi e una bandiera ripiegata.
Dovrebbe arrivare con un bigliettino: “Grazie per aver fatto affari con
lo zio Sam. Le medaglie le teniamo noi”. Quello che mi rimane è un
fratello morto, un nipote orfano del padre e un vuoto gigantesco dove
una volta c’era quest’uomo gigantesco.
Per un ragazzo che non aveva mai fatto tanti soldi nella sua vita – era
un soldato di prima linea con uno stipendio di 2.500 dollari al mese –
Sherwood ha pagato il prezzo più alto in guerra, mentre le società e
gli uomini d’affari nel business bellico stanno facendo profitti
enormi. Bush ha scaricato 149 miliardi di dollari in questo conflitto.
Dove confluisce tutto questo denaro? Certamente non nei conti bancari
delle vedove! Chi è veramente ricompensato per il loro sacrificio? Che
ne dite di questo: dall’inizio della guerra la Halliburton ha tirato su
miliardi in contratti con il governo.
E poi c’è Ahmed Chalabi e la INC. La sua società ha ricevuto 39 milioni
di dollari in “aiuti”, assieme a un lauto stipendio di 340mila dollari
al mese negli ultimi due anni.
Sherwood ha sbagliato tutto. Forse, se avesse aiutato a inventare le
prove per cominciare una guerra, le persone intorno a Bush gli
avrebbero garantito una maggiore quantità di denaro. Sarebbe
sicuramente lanciato verso una carriera maggiormente retribuita.
Quanto valgono esattamente per lo zio Sam le false informazioni? Purché
non si diventi una spia iraniana, sembra, queste ti tengono comunque
nel salotto buono del Pentagono. Ma quel mestiere non era adatto a
Sherwood. Lui ha fatto quello che fa la maggior parte degli americani
patriottici – lavorava per vivere. Sapeva che non sarebbe diventato
ricco con il suo lavoro, ma voleva aiutare la gente. Era un assistente
sociale per i ragazzi mentalmente disabili. Per arrotondare, faceva il
dj nei bar e nelle discoteche. Sherwood non era abbastanza imprenditore
per riuscire ad entrare nella Harvard Business School. Così, quando
George Bush gli disse di andare a lavorare con la sua Unità di Guardia
in Iraq, lui ci andò volentieri.
Sherwood non ha mai posseduto una Hummer (un’enorme fuoristrada per uso
civile, nda); girava armato su una Humvee (le jeep dell’esercito, nda).
Oggi, non è disteso sul divano nel suo soggiorno con una tv a grande
schermo e l’audio surround, a giocare ai videogame con suo figlio. E’
disteso da solo nella sua tomba.
Sherwood ha lavorato fino alla fine – è morto tracciando il perimetro
di sicurezza per l’Iraqi Survey Group. Questo gruppo si è assunto la
responsabilità di trovare quelle introvabili armi di distruzione di
massa – di qualunque tipo – con la speranza di fare del Presidente un
uomo onesto.
La morte di Sherwood presenta una stupefacente ironia. Hai trovato armi
di distruzione di massa, Sherwood? No, fratello, se avessi voluto far
soldi e continuare a vivere, avresti dovuto dire a tutti che le armi
esistevano e che tu sapevi dove trovarle.
Poco prima di morire, Sherwood ha mostrato dove ti porta una vita di
duro lavoro e sacrificio – affamato e assetato nel deserto. Nella sua
ultima e-mail, ci ha chiesto di spedire a lui e ai suoi commilitoni del
cibo e dell’acqua. Sembra che la più potente macchina militare al mondo
tenga i suoi soldati a stecchetto.
Com’è che succede questo? Sono andato sul sito della Halliburton a
cercare degli indizi. Dopo una disputa col governo riguardante qualche
milione di dollari in ricarichi troppo alti, la Halliburton ha
testardamente dichiarato: “Potremmo trattenere tutti o una parte dei
pagamenti ai nostri subappaltatori” che forniscono servizi di
ristorazione. Il che praticamente significa che i soldati Usa in Iraq
non mangiano. Nonostante i suoi profitti miliardari, la Halliburton non
è riuscita a portare a termine il suo compito fondamentale – nutrire le
nostre truppe. I nostri soldati, d’altra parte, devono fare il loro
lavoro, indifferentemente da quanto siano affamati, oppure finiscono
davanti alla corte marziale e a Leavenworth (una prigione di massima
sicurezza nel Kansas, nda). Chiedete a Camilo Mejia, l’obiettore di
coscienza che è stato condannato a un anno di reclusione.
Ora credo che Sherwood è morto per tutti gli altri. Innumerevoli
persone mi hanno detto che mio fratello è un eroe ed è morto per
difendere la nostra libertà. Potrebbe essere così. In un Paese che
promuove le virtù del Libero Mercato, lui è morto per il bene dei
profittatori di guerra e molto poco per il bene suo.
Dante Zappala