21/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo Mahia Mohammed Salem sono almeno 800 le persone scomparse per mano del movimento indipendentista sahrawi

"Sono 800 le persone finite nelle mani degli uomini del Fronte polisario dei quali non si è saputo mai più niente perché ancora imprigionate o uccise", ha denunciato al-Dahi al-Kay, attivista sahrawi in un'intervista rilasciata alla tv satellitare al-Arabiya.

Al-Kahy ha vissuto per anni nel campo di Tinduf, in Algeria, dove si è addestrato e ha combattuto per l'indipendenza del Sahara Occidentale, occupato dal Marcocco. Nel 1994 l'attivista ha lasciato il Paese rifugiandosi a Rabat dove ha consegnato ad Amnesty International quaranta dossier contenenti i nomi di centinaia di persone del Fronte polisario scomparse. Secondo Al-Kahy ci sarebbero migliaia di casi di palese violazione dei diritti umani.

"Le violazioni dei diritti umani nelle loro carceri sono iniziate dal 1973. Accusano il Marocco di essere un nemico dei sahrawi eppure Rabat si è scusata per i propri errori del passato, mentre loro continuano a torturare i detenuti impunemente cercando di coprire quanto fatto in questi anni".

Denuncia di aver subito torture anche Mahia Mohammed Salem, capo di una tribù sahrawi, ritornato in Marocco nel 1995. "Sono stato nelle loro carceri dal 1976 al 1988. Ho subito pesanti torture nel carcere del campo di Tinduf. Mi hanno picchiato in ogni modo ma sono ancora vivo".

Un altro scomparso potrebbe essere Mustapha Selma Ould Sidi Mouloud, ex capo della polizia del Polisario, arrestato il 21 settembre dal gruppo separatista perché accusato di collaborazionismo con Rabt. "Le notizie che ci arrivano dai nostri fratelli sahrawi ci portano a pensare al peggio e siamo ogni giorno più preoccupati per lui", ha affermato Lahsan Marawi, leader delle associazioni delle tribù dei sahrawi emigrati in Europa. "Se davvero come dicono lo hanno liberato perché non si fa vivo?"