22/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche nella capitale russa c'è chi vuole impedire la costruzione di nuove moschee. Il gruppo Moi Dvor come il comitato 'No mosques at Ground Zero'

Un filo rosso unisce New York a Mosca attraversando Parigi e Berlino: il dibattito sull'Islam, sulla interculturalità e l'integrazione della popolazione musulmana. Dopo le proteste dei newyorkesi che si oppongono alla costruzione di un centro islamico a pochi isolati da Ground Zero, la messa al bando di burqa e niqab in Francia e la resa di Angela Merkel di fronte al fallito tentativo (in via presuntiva) del processo di integrazione musulmana in Germania, anche a Mosca si alzano le barricate ideologiche per fermare la costruzione di una nuova moschea nella capitale russa. Il "Ground Zero" moscovita - come subito è stato battezzato dai media russi - si trova nel distretto sudorientale di Tekstilshchiki, dove il parco incastonato tra i palazzoni dell'era sovietica dovrebbe ospitare la quinta moschea della città.
A Mosca ci sono un milione e mezzo di musulmani, il dieci per cento della popolazione, e solo quattro moschee. In molti, per la chiusura dell'ultimo Ramadan, hanno dovuto pregare per strada: dopo lunghe e interminabili code per accedere al luogo di culto in Prospekt Mira ulitsa, tutti i fedeli rimasti fuori hanno srotolato i loro tappeti lungo strada provocando il tilt del traffico automobilistico. È da tempo che il Consiglio dei muftì chiede la costruzione di nuove moschee (almeno quaranta si ritiene debba essere il numero adeguato) e nel giugno scorso il sindaco Luzkhov (successivamente ‘defenestrato' dal presidente Medvedev per cattiva amministrazione) aveva individuato proprio nella zona periferica sud orientale il luogo dove edificare il nuovo sito religioso per accogliere fino a cinquemila fedeli.

I residenti di Tekstilshchiki hanno dato via a una battaglia per bloccare il progetto e in poco tempo hanno raccolto più di milleottocento firme da inviare al Cremlino. Il comitato guidato da Mikhail Butrimov si chiama Moi Dvor, "il mio cortile". Lo spirito nazionalistico e islamofobo che spinge il movimento di Butrimov e quello di altri personaggi legati al mondo neonazista viene celato, in malo modo, dietro una goffa ispirazione ambientalista. Butrimov e i suoi sostenitori ci tengono a precisare che non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una resistenza per salvaguardare l'unica zona verde del distretto dove portare i bambini a giocare o i cani a passeggio. E per farlo indossano delle magliette con su scritto: "Non siamo contro la moschea, siamo per il parco".
La realtà dei fatti, però, è un'altra: nonostante il governo e la magistratura abbiano dichiarato guerra ai gruppi neonazisti, il sentimento di coloro che vorrebbero vedere Mosca ripulita dai musulmani e dagli stranieri (gli immigrati centrasiatici su tutti) è vivo e ben radicato nella società moscovita.

In Russia ci sono venti milioni di musulmani, su una popolazione totale di centoquaranta milioni e dato il rilievo sociale che la comunità musulmana ricopre, Mosca ha chiesto e ottenuto lo status di osservatore permanente alla Conferenza Islamica. Gli ultimi attentati nella metropolitana del 29 marzo scorso e la duratura questione cecena (e più estensivamente quella delle repubbliche del nord Caucaso), mantengono aspro il dibattito interculturale in Russia sull'estremismo islamico. Da parte di ragionanti attivisti per i diritti umani, arriva l'invito alla tolleranza e all'apertura di nuove moschee "ufficiali" per evitare che giovani musulmani cadano nelle mani di "cattivi maestri".

La situazione in Italia. Come precisato prima, a Mosca ci sono quattro moschee (si intende, architetturalmente tali con spazi adeguati e minareti) per un milione e mezzo di musulmani censiti. A Berlino, sei moschee sono aperte al culto per circa 250 mila fedeli. Essere musulmani in Italia non è facile: il sentimento anti-islamico cresce inesorabilmente alimentato da posizioni radicali che trovano sponda soprattutto nella Lega Nord e in certe fette del Popolo della Libertà: come non ricordare le passeggiate del ministro Roberto Calderoli con un maiale al guinzaglio per bloccare la costruzione della moschea di Bologna o le ripetute provocazioni di Daniela Santanché? Giusto per dare qualche dato, in Italia ci sono circa un milione e trecentomila musulmani e tre sole moschee che architettonicamente possano definirsi tali: una a Roma, una a Milano Segrate e una Palermo. Altre due moschee sono in costruzione a Colle di Val D'Elsa, in provincia di Siena, e a Ravenna.     

 

 

Nicola Sessa

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