14/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Marco Garatti, responsabile di Emergency
Non si ferma la violenta protesta in Afghanistan. Gli scontri si estendono alle province meridionali, dove l'esercito apre il fuoco uccidendo almeno quattro persone. Le Nazioni Unite chiudono gli uffici di Jalalabad. Abbiamo sentito Marco Garatti, chirurgo, responsabile dell'ospedale di Emergency a Kabul.
 
Verso le 18.30 - racconta Garatti - abbiamo ricevuto il primo paziente da Ghazni. Era stato ferito almeno quattro ore prima.

Dov'è Ghazni? Che cosa è successo?
Sembra che a Ghazni, centocinquanta chilometri a sud di Kabul, ci siano state proteste per i fatti di Guantanamo simili a quanto già successo a Jalalabad, dove per lunghe ore la citta è stata sotto il controllo dei manifestanti, che hanno dato fuoco a edifici governativi e di alcune organizzazioni non governative.
La Nazioni Unite hanno evacuato tutto lo staff internazionale da Jalalabad e hanno chiuso temporaneamente gli uffici.
A Ghazni, per quanto ne sappiamo, i dimostranti hanno raggiunto il palazzo governativo e iniziato a tirare alcune pietre. Secondo la BBC invece sembra abbiano aperto il fuoco sul governatore, che sarebbe stato evacuato in un ospedale militare americano. L'esercito avrebbe quindi iniziato a sparare sulla folla uccidendo 4 persone e ferendone almeno una ventina.

Quanti feriti sono arrivati al centro chirurgico di Emergency?

Noi dalle 18.30 fino alle 23 abbiamo ricevuto nove pazienti con lesioni prevalentemente da arma da fuoco. Solo due, tra quelli arrivati da Ghazni, avevano lesioni da percosse. Uno dei due era già stato operato nel pomeriggio nell'ospedale locale ed è stato rioperato da noi nella notte perché ancora critico.

Che voi sappiate, ci sono problemi anche in altre zone?
La stessa cosa sembra sia successa a Gardez, da dove abbiamo ricevuto due feriti. Ma non so essere più preciso perché dei due pazienti ricevuti uno non aveva lesioni significative e dopo essere stato in osservazione la notte è stato dimesso in mattinata, e l'altro è ancora in sala operatoria. Di certo so che una manifestazione di protesta che era stata organizzata per oggi in Panjsher è stata cancellata, sembra su invito dei Mullah locali.
L'ospedale di Emergency comunque è pieno, e abbiamo preparato letti in più nei locali dell'attuale moschea, per essere pronti ad accogliere altri feriti in caso di nuove violenze.
 
A pochi minuti dalla fine dell'intervista, riceviamo da Marco una e-mail: ecco il testo. 
 
Maso,
la foto del paziente che ti dovevo mandare resterà un fatto sospeso per sempre. Mentre ti scrivevo il paziente è morto.
Si chiamava Hashmatul e aveva 13 anni.
Non c'entrava niente con la dimostrazione ma era per strada quando hanno iniziato a sparare.
Follia.

Maso Notarianni

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità