20/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, annuncia un taglio del 45 percento alle spese italiane per la cooperazione internazionale allo sviluppo. PeaceReporter ha intervistato Cecilia Strada, presidente di Emergency.

"Un record negativo nella storia italiana". È il laconico commento di un coordinamento di 10 Organizzazioni non governative italiane alle anticipazioni, date del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sui tagli sostanziali ai fondi destinati all'Aiuto pubblico allo sviluppo (Asp) nella prossima manovra Finanziaria. Una decisione in controtendenza con il resto dell'Europa, in cui perfino il governo conservatore di Gran Bretagna si è distino per aver lasciato intatte le cifre destinate alla guerra contro la povertà. Dei 179 milioni di euro destinati all'Asp dal governo di Roma per il 2011, le Ong italiane, ne avranno, di fatto solo 90 milioni. Il resto sarà impegnato per affrontare i costi di gestione per l'attuazione dei nuovi progetti di solidarietà. Le politiche del governo Berlusconi rimangono fedeli alla logica della guerra necessaria da favorire alla pace auspicabile. In questa linea sono perfettamente coordinate le politiche di due ministri del Cavaliere: Ignazio La Russa, Difesa, che una settimana fa ha annunciato l'intenzione di armare i caccia dell'Aeronautica militare, e Giulio Tremonti che per superare la crisi e permettere di armare quei caccia, spezza le gambe, di fatto, ai principali attori della cooperazione internazionale allo sviluppo. PeaceReporter ha chiesto un parere a Cecilia Strada, presidente di Emergency, organizzazione impegnata, dal 1994, a salvare vite umane nei più crudi teatri di guerra del mondo.

Come interpreti l'ennesimo taglio del governo ai fondi per la cooperazione?

C'è poco da interpretare. È una scelta molto brutta che, però, va nella stessa direzione dei tagli alle pensioni, dei tagli alla scuola, dei tagli alla sanità. La cooperazione italiana, che è sempre stata un po' il vanto del governo per le cose che le Ong di questo Paese sono riuscite a fare per il mondo, è veramente tagliata all'osso. E questo è tanto più difficile da accettare quando si pensa che si riducono i fondi per la cooperazione, ma 19,8 milioni di euro per la mini-naja si trovano sempre.

Sottraendo le spese di gestione rimangono 90 milioni di euro in tutto. Cosa si può fare con questa cifra?

Se li gestisse tutti una sola organizzazione, si potrebbe fare tantissimo. Se, invece, come realmente accade, questa cifra si deve dividere nella galassia di interventi programmati dalle varie Ong in Italia, allora ci si può fare davvero poco o nulla.

L'Italia segue una corrente diversa dall'Europa, che salva la cooperazione. Perchè?

È evidentemente una scelta politica volta ad aumentare le spese militari a scapito di altre. Come accade quando si sceglie di stanziare quei famosi 19,8 milioni di euro per addestrare i giovani in caserma, mentre le scuole non hanno gli insegnanti di sostegno o, addirittura, la carta igienica nei bagni. Per me questa è una scelta incomprensibile, ma evidentemente c'è una presa di posizione politica per cui la cooperazione diventa sacrificabile e le spese militari no.

Come vive Emergency, impegnata in prima linea contro la guerra, questo sbilanciamento a favore delle spese per la Difesa e a scapito della cooperazione?

È una cosa politicamente molto stupida. Le spese militari le finanziano raccontandoci che serve ad andare a far la guerra per mantenere la pace. Nessuno ci dirà mai che investiamo in quella direzione perché ci si guadagna tanto nella produzione e nel commercio degli armamenti. Se l'idea dichiarata da loro è quella secondo cui tali spese sono necessario al mantenimento della pace, allora noi siamo più che convinti che investire nella cooperazione, nello sviluppo, nella cura dei feriti, nell'assistenza alle vittime, ai più poveri e a coloro che stanno peggio in giro per il mondo, dia risultati molto più sani, efficaci e duraturi per andare verso la pace, la giustizia, l'ordine e la sicurezza mondiale. È un'idiozia scegliere di comprare bombe piuttosto che puntare sulla cooperazione, se l'obiettivo è quello di aiutare la gente.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Italia
Categoria: Diritti, Guerra, Migranti, Pace, Politica, Popoli
Luogo: Italia