19/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 21 maggio è l'anniversario di un genocidio dimenticato: quello dei circassi
Sacrificio religioso circassoMikhail abita in un villaggio alle pendici settentrionali del Caucaso, nella repubblica russa della Karaciajevo-Cerkessia. Il 21 maggio di molti anni fa, quando questa era ancora Unione Sovietica, Mikhail prese un trattore e con esso trasportò fino in cima alla collina una grosso macigno su cui affisse una targa di metallo con incisa una frase: “In memoria di tutti i circassi morti nella guerra russo-caucasica”. Questo monumento artigianale divenne subito meta di pellegrinaggi clandestini da parte della minoranza circassa della repubblica e di quelle vicine. Le autorità sovietiche non gradirono e distrussero la lapide dopo pochi mesi. Ma il 21 maggio dell’anno dopo, Mikhail e i suoi amici ne fecero una nuova. Poi il la lapide fu divelta ancora. E ancora, il 21 maggio successivo, tornò al suo posto. E così avanti, fino al crollo dell’Urss. Le nuove autorità, non più sovietiche ma sempre russe, rimossero la targa di Mikhail e la sostituirono con una nuova di marmo, che però recava una nuova scritta, più neutrale: “In memoria delle vittime della guerra caucasica”.
 
Teste di circassi sulle lance delle truppe zaristeUn genocidio dimenticato. Da 141 anni, il 21 maggio è una data di lutto per l’antico popolo caucasico dei circassi. Sia per quei tanti che oggi vivono in Turchia e in altri Paesi occidentali, sia per qui pochi che ancora abitano le loro terre d’origine nelle repubbliche russo-caucasiche di Karaciajevo-Cerkessia, Cabardino-Balcaria e Adigezia. Quello è infatti il giorno in cui i circassi commemorano lo sterminio del loro popolo. Un genocidio dimenticato che nel 1864 provocò in pochi mesi la morte di un milione e mezzo di persone, uccise o morte di stenti durante la ‘pulizia etnica’ e la deportazione imposta dalle vittoriose armate dello Zar Alessandro II al termine della lunghissima e sanguinosa guerra coloniale russa di conquista del Caucaso, quella raccontata nelle opere di Puskin, Tolstoy e Lermontov. Guerra che fu combattuta su due fronti: quello del Caucaso orientale, contro i ceceni e i daghestani, e quello del Caucaso occidentale, appunto contro le popolazioni circasse (adigeti, cabardini e cerkessi). Il primo fronte venne travolto dalle truppe zariste nel 1859 con la resa del leggendario condottiero ceceno, l’imam Shamil. Ma il secondo resistette ancora, fino alla grande offensiva del 1862 e alla definitiva sconfitta della resistenza circassa. Il 21 maggio del 1864 le armate dello zar celebrarono la vittoria con una parata nella città di Krasnaya Polyana, sul Mar Nero. Quel giorno segnò l’inizio dello sterminio e dell’espulsione forzata della popolazione circassa dal Caucaso. Nel giro di pochi mesi un milione e mezzo di persone furono uccise dai soldati russi o costrette ad abbandonare le loro case e le loro terre e ad emigrare all’estero, soprattutto in Turchia.
 
Circassi in abiti tipiciAdigezia, la patria dei circassi. Poche centinaia di migliaia di circassi sopravvissero ai massacri e alle deportazioni zariste rimanendo nel Caucaso. Oggi ne sono rimasti circa mezzo milione, divisi in tre diverse repubbliche autonome della Federazione Russa. La maggior parte, 400 mila, convivono in Cabardino-Balcaria con altrettanti balcari (popolazione altaica). Altri 50 mila costituiscono il dieci per cento della popolazione della Karaciajevo-Cerkessia, composta in gran maggioranza da karaciaj (anch’essi di origine altaica). E 100 mila vivono nella piccola repubblica dell’Adigezia, che per i circassi è quello che Israele è per gli ebrei di tutto il mondo: il loro Stato. A differenza delle altre due repubbliche, che sono formalmente ‘binazionali’, l’Adigezia è ‘la patria dei cricassi’. Infatti, pur costituendo anche qui una minoranza (il 22 per cento della popolazione, in maggioranza slava russa), dal 1991 i circassi sono i ‘padroni’ di questa piccola e pittoresca repubblica, rinomata per le sue montagne e le sue cascate (v. fotogallery). La minoranza circassa controlla la politica, l’economia e la cultura, preservando con cura la sopravvivenza delle tradizioni circasse, altrimenti condannate all’estinzione. Un monopolio che, secondo la maggioranza russa, sta sfociando sempre più nella discriminazione razziale dei non-circassi, ovvero dei russi. Secondo Nina Konavalova, presidente dell’Unione Slava, “i professionisti russi sono stati gradualmente cacciati da tutti gli impieghi pubblici, riservati ai soli circassi. Basta guardare nelle scuole e nelle università: nessun insegnante è russo. E nel governo ci sono solo due ministri russi”.
 
MappaNuove tensioni tra russi e circassi. Per queste ragioni la locale lobby russa ha fatto pressioni sul Cremlino per ottenere l’abolizione dello status di repubblica autonoma dell’Adigezia, facendola tornare una provincia della grande regione russa che la circonda completamente, l’oblast di Krasnodar. Una proposta che a Putin è piaciuta e che nelle scorse settimane sembrava sul punto di diventare realtà. A Maikop, capitale dell’Adigezia, appena si è diffusa questa voce la gente è scesa in piazza a protestare: i circassi contro l’unificazione, i russi a favore. Il presidente circasso, Hazret Sovmen, ricco magnate dell’oro, ha invitato tutti coloro che sono favorevoli all’abolizione della repubblica a “fare le valige e trasferirsi direttamente al di là del Kuban”, il fiume che separa l’Adigezia da Krasnodar. Per la potente minoranza circassa la cancellazione della “loro” repubblica rappresenterebbe l’ennesimo attacco russo alla sopravvivenza del loro popolo. L’ultima tappa del genocidio di 141 anni fa. Forse questa è un’esagerazione. E forse, per la popolazione locale, nulla cambierebbe con la modificazione dello status. Il rischio è un altro, come sottolinea Talij Beratar, ministro circasso del governo: “Il Caucaso del nord è la patria di decine di popolo diversi e la tensione inter-etnica è già alta. Questa mossa non farebbe che esacerbare la situazione”. Aslan Shazo, del movimento Congresso Circasso, va ancora oltre: “Abolire l’Adigezia farebbe infuriare i circassi di qui e soprattutto quelli espatriati, che potrebbero decidere di tornare e di prendere le armi contro i russi”. Come in Cecenia.

 

Enrico Piovesana

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