14/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Niente soldi per le tasse scolastiche, ex combattenti scatenano il caos nel nord
Combattenti liberianiGli organizzatori di un programma finanziato dalle Nazioni Unite avevano promesso di pagare loro le tasse scolastiche, se avessero accettato di gettare i fucili e armarsi di libri e penna per studiare e cominciare una nuova vita.
Ma i fondi previsti non sono arrivati, e centinaia di ex bambini-soldato e combattenti liberiani si sono ritrovati nuovamente per strada, dove lo scorso mercoledì hanno sfogato la loro rabbia scatenando una vera e propria guerriglia urbana che ha gettato nel panico la cittadina di Ganta, vicino al confine con la Costa d’Avorio e la Guinea Conakry. Gli ex-soldati hanno preso di mira un edificio adibito alla registrazione dei voti in vista delle prossime elezioni presidenziali.
A riportare la calma sono stati i caschi blu bengalesi della missione Unmil, che hanno sparato in aria disperdendo la folla. Secondo le ultime notizie gli ex-combattenti, molti dei quali militavano nell’esercito dell’ex presidente Charles Taylor,  sarebbero rientrati a scuola, ma il problema del reintegro nella società di migliaia di loro rimane.
 
Un programma che non funziona. Poco dopo la fine della lunga guerra civile, conclusasi nel 2003 dopo 14 anni che hanno devastato il Paese, uno dei principali programmi di riassetto della società civile liberiana era ed è tuttora la National Commission on Disarmament, Demobilization, Rehabilitation and Reintegration (Ncddrr), ovvero la commissione sul disarmo, la smobilitazione, la riabilitazione e il reintegro di tutti gli ex combattenti. Finanziato in parte dalle Nazioni Unite, il programma mirava a convincere i circa 100mila tra miliziani e paramilitari, tra cui numerosi bambini, a procedere con il disarmo, restituendo le proprie armi e ricevendo in cambio la possibilità di andare a scuola o di frequentare corsi di apprendimento professionale. E a ottobre dell’anno scorso, l’annuncio del completato disarmo era stato accolto come un segnale positivo. Da allora ben 11mila ex combattenti di ogni età si sono iscritti alle scuole elementari e medie. Ma molti altri ancora rischiano di rimanere tagliati fuori a causa della mancanza di fondi. Lo ha ammesso alle agenzie di stampa lo stesso Paul Risley, portavoce della Unmil, che aveva detto: “C’è ancora bisogno di molti soldi per pagare le tasse scolastiche a tutti gli ex-combattenti”.
 
Tensione latente. Nonostante la fine della guerra e il lento processo di pacificazione, la tensione nell’ex colonia fondata dagli schiavi americani liberi rimane alta. La capitale Monrovia era stata teatro di scontri violenti a sfondo razziale alla fine del 2004, e un recente rapporto di Human Rights Watch ha reso noto che molti ex combattenti continuano ad essere reclutati come mercenari in guerre oltreconfine. L’economia ristagna e dipende fortemente dagli aiuti umanitari, il tasso di disoccupazione è altissimo e mancano le infrastrutture più basilari. A questo si somma il problema dei profughi che ancora attendono di tornare dal Ghana e dalla Guinea e le migliaia di sfollati che aspettano una casa e un sussidio nelle tendopoli attorno alle principali città.
Il prossimo ottobre i liberiani voteranno un nuovo presidente, che avrà l’incarico di sostituire l’attuale governo ad interim e portare il paese il più lontano possibile dal rischio di una nuova guerra civile. Anche se l’ondata di violenza che si è abbattuta su Ganta nel giro di poche ore sembra indicare che c’ ancora molto lavoro da fare.

Pablo Trincia

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