
Gli organizzatori di un programma finanziato dalle Nazioni Unite avevano promesso
di pagare loro le tasse scolastiche, se avessero accettato di gettare i fucili
e armarsi di libri e penna per studiare e cominciare una nuova vita.
Ma i fondi previsti non sono arrivati, e centinaia di ex bambini-soldato e combattenti
liberiani si sono ritrovati nuovamente per strada, dove lo scorso mercoledì hanno
sfogato la loro rabbia scatenando una vera e propria guerriglia urbana che ha
gettato nel panico la cittadina di Ganta, vicino al confine con la Costa d’Avorio
e la Guinea Conakry. Gli ex-soldati hanno preso di mira un edificio adibito alla
registrazione dei voti in vista delle prossime elezioni presidenziali.
A riportare la calma sono stati i caschi blu bengalesi della missione Unmil,
che hanno sparato in aria disperdendo la folla. Secondo le ultime notizie gli
ex-combattenti, molti dei quali militavano nell’esercito dell’ex presidente Charles
Taylor, sarebbero rientrati a scuola, ma il problema del reintegro nella società
di migliaia di loro rimane.
Un programma che non funziona. Poco dopo la fine della lunga guerra civile, conclusasi nel 2003 dopo 14 anni
che hanno devastato il Paese, uno dei principali programmi di riassetto della
società civile liberiana era ed è tuttora la National Commission on Disarmament,
Demobilization, Rehabilitation and Reintegration (Ncddrr), ovvero la commissione
sul disarmo, la smobilitazione, la riabilitazione e il reintegro di tutti gli
ex combattenti. Finanziato in parte dalle Nazioni Unite, il programma mirava a
convincere i circa 100mila tra miliziani e paramilitari, tra cui numerosi bambini,
a procedere con il disarmo, restituendo le proprie armi e ricevendo in cambio
la possibilità di andare a scuola o di frequentare corsi di apprendimento professionale.
E a ottobre dell’anno scorso, l’annuncio del completato disarmo era stato accolto
come un segnale positivo. Da allora ben 11mila ex combattenti di ogni età si sono
iscritti alle scuole elementari e medie. Ma molti altri ancora rischiano di rimanere
tagliati fuori a causa della mancanza di fondi. Lo ha ammesso alle agenzie di
stampa lo stesso Paul Risley, portavoce della Unmil, che aveva detto: “C’è ancora
bisogno di molti soldi per pagare le tasse scolastiche a tutti gli ex-combattenti”.
Tensione latente. Nonostante la fine della guerra e il lento processo di pacificazione, la tensione
nell’ex colonia fondata dagli schiavi americani liberi rimane alta. La capitale
Monrovia era stata teatro di scontri violenti a sfondo razziale alla fine del
2004, e un recente rapporto di Human Rights Watch ha reso noto che molti ex combattenti
continuano ad essere reclutati come mercenari in guerre oltreconfine. L’economia
ristagna e dipende fortemente dagli aiuti umanitari, il tasso di disoccupazione
è altissimo e mancano le infrastrutture più basilari. A questo si somma il problema
dei profughi che ancora attendono di tornare dal Ghana e dalla Guinea e le migliaia
di sfollati che aspettano una casa e un sussidio nelle tendopoli attorno alle
principali città.
Il prossimo ottobre i liberiani voteranno un nuovo presidente, che avrà l’incarico
di sostituire l’attuale governo ad interim e portare il paese il più lontano possibile
dal rischio di una nuova guerra civile. Anche se l’ondata di violenza che si è
abbattuta su Ganta nel giro di poche ore sembra indicare che c’ ancora molto lavoro
da fare.