18/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le videolettere, la nuova frontiera della riconciliazione nei Balcani
colonne di profughi in fuga dalla guerra nei balcaniLa macelleria dei Balcani. Una delle caratteristiche delle guerre moderne è che non finiscono mai. Un tempo, come ci ricordano i libri di storia, dopo che gli eserciti avevano finito di massacrarsi in zone per lo più disabitate o comunque lontane dai centri abitati, si firmava un accordo di pace e la vita continuava.
Poi vennero l'arma rivoluzionaria, l'aviazione, e le teorie del fronte interno che si sposarono in un attimo. Fu un matrimonio di morte: le città divennero il bersaglio privilegiato dei bombardamenti e i civili le vittime dei conflitti. Questo, anche una volta finita la guerra, lascia delle ferite terribili tra le popolazioni coinvolte e i segni della guerra restano scolpiti per sempre nella memoria collettiva di una comunità. A questa logica non si sono sottratti i conflitti che hanno insanguinato i Balcani negli anni Novanta. La Yugoslavia, tenuta unita dal regime del maresciallo Tito, deflagra in un conflitto atroce che mette le une contro le altre persone che fino al giorno prima avevano vissuto fianco a fianco. Il conflitto yugoslavo, in particolare, si è caratterizzato per una brutalità medievale, con combattimenti casa per casa, eccidi, stupri etnici e crimini di guerra di ogni tipo. Dopo 45 anni i lager tornavano a offendere la 'civiltà' europea. La crudeltà del conflitto ha lasciato dei segni indelebili e migliaia di persone non sono riuscite a rientrare nelle proprie case o a ritrovare persone smarrite durante la ferocia dei combattimenti. Almeno fino a oggi.

uno dei video messaggi sul sito dell'iniziativaLettere d'amore. L'idea è venuta cinque anni fa a due registi olandesi, Katarina Rejger e Eric Van der Broek. Se non riesci a trovare qualcuno che cerchi, non puoi che rivolgerti al grande comunicatore dei nostri tempi: la televisione. I due registi si sono allora messi a girare tutte le ex repubbliche yugoslave fino alle contrade più sperdute. Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Serbia-Montenegro, Croazia, Macedonia e anche il Kosovo, tutte le strade della memoria sono state percorse dal furgoncino dei due olandesi. Alla ricerca di storie da registrare in forma di appello. C'è chi cerca qualcuno per chiedergli il perchè di un comportamento durante la guerra, altri che cercano il familiare o l'amico scomparso, o chi vuole sfruttare l'occasione solo per chiedere scusa. Alla fine i due avevano raccolto una ventina di 'videolettere', ognuna di 25 minuti. Così, il 12 maggio scorso, per la prima volta dopo la disgregazione della Yugoslavia, tutte le reti dei Balcani trasmettevano lo stesso programma.

una donna anziana registra un videomessaggioRicominciare. Così è successo che il musulmano Emil ha finalmente potuto chiedere a Sasa, un serbo che prima della guerra era il suo migliore amico, come abbia potuto entrare nelle milizie armate. E Sasa ha potuto spiegargli che non ha fatto nulla, che lui proprio non ha nulla a che fare con gli assassini. Marija, profuga serbo-kosovara, ha potuto lanciare un appello per riitrovare Jelena, la sua migliore amica persa durante i bombardamenti del 1999. Haifa, bosniaca che aveva affidato il suo bimbo disabile all'amica serba Ivana, ha lanciato assieme a lei un appello per ritrovare il piccolo rapito durante la guerra. Un concentrato di emozioni forti, dolore e voglia di ricominciare a vivere. Lasciandosi finalmente alle spalle le tragedie del passato. Il programma ha avuto un grande successo e andrà avanti, grazie anche all'aiuto di testimonial importanti che si sono offerti volontari: sportivi, artisti e politici di tutte le ex repubbliche yugoslave. Inoltre sul sito dell'iniziativa, Videoletters.net, è possibile vedere i videomessaggi e lasciarne di nuovi. Anche perchè il furgoncino della riconciliazione non si ferma e continua a percorrere le strade di quella terra martoriata, a raccogliere storie e ad aiutare la gente a parlarsi.

Christian Elia

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