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"Il 15 settembre a San Pedro Sula, la seconda città in ordine di importanza dell'Honduras, durante una manifestazione del Frente nacional de resistenza popular (Fnrp) , la gente è stata selvaggiamente repressa. Tantissimi i feriti, molti i detenuti e, purtroppo, una persona è morta. Quella giornata era nata per ribadire il nostro no al golpe, per ribadire la nostra voglia di democrazia, per ricordare al mondo che noi continuiamo a resistere". A raccontarci quanto sta continuando ad accadere a una anno dalle elezioni farsa che hanno decretato presidente Porfirio Lobo, figlio di un golpe ed espressione dei golpisti, è una cooperante italiana che da anni vive nel paese centro-americano. Per questioni di sicurezza, visto quanto continua ad accadere quotidianamente a chi osa manifestare il proprio dissenso politico, abbiamo deciso di proteggerne le identità.
"Per quel giorno avevamo anche organizzato un grande concerto a conclusione della marcia, un momento di unione e svago con i Café Guancasco, un gruppo molto amato in Honduras, che da sempre appoggia il Fronte - continua - Ma non c'è stato il tempo. La brutale repressione con gas lacrimogeni e getti di liquido urticante è scattata quasi subito. Anche il palco non è stato risparmiato: tutti gli strumenti sono andati distrutti e alcuni artisti sono rimasti feriti. Per questo, giovedì 21 ottobre, abbiamo deciso di riprovarci". Il 21 ottobre non è una data scelta a caso: si tratta della giornata dedicata alle forze armate, braccio di ogni repressione, e dunque quel concerto verrà letta come una sorta di provocazione che sicuramente non resterà inascoltata. Assieme ad altri numerosissimi artisti honduregni in resistenza, torneranno quindi a esibirsi i Café Guancasco, che insistono nel ribadire "Non potranno mai azzittirci. Con l'arte continueremo a combattere la dittature di Pepe Lobo"
"Ricordiamo ancora le centinaia di volti di bambini che si accalcavano intorno al palco per stringerci le mani e scattare fotografie in mezzo alla folla ed è frustrante che quel momento così suggestivo sia stato distrutto da una nube di fumo tossico che ha coperto tutta l'area nel giro di un attimo - raccontano gli esponenti del gruppo in una petizione che hanno lanciato alla comunità nazionale e internazionale - Forse il dittatore Porfirio Lobo Sosa e la cupola militare che lo governa non pensano al tipo di pubblico che affluisce a un concerto di musica popolare. Forse dimenticano che sono i giovani e giovanissimi i più propensi a far sue le proposte artistiche che riflettono il momento storico. Sebbene comprendiamo che sono soltanto burattini di una borghesia ambiziosa e di un imperialismo statunitense assassino, li riteniamo colpevoli d'ogni lacrima e d'ogni goccia di sangue versato".
I danni materiali subiti dalla band ammontano a circa 30mila dollari, ma corrono a precisare: "Sono le vite umane maltrattate e la memoria di Efraín López a farci ritorcere dall'indignazione". Quindi ancora: "Non smetteremo di denunciare gli innumerevoli atti d'intimidazione e minaccia che stiamo subendo. E come noi, sono perseguitati anche tanti altri artisti liberi d'Honduras. Fin d'ora, dunque, riteniamo responsabili la polizia e lo stato per qualsiasi danno alla nostra integrità fisica possa accaderci in futuroo". Infine l'appello: "A nome del gruppo Cafè Guancasco ci rivolgiamo ai lavoratori e alle lavoratrici dell'arte di tutto il mondo, affinché si pronuncino in ripudio di questa dittatura, che ha attentato direttamente all'arte e alla libera espressione del nostro popolo. Sono già decine le lettere ricevute in appoggio solidale, ma dobbiamo creare un ciclone di voci, affinché mai più tornino a macchiare i nostri sogni.
Stella Spinelli